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Ray Kurzweil: nanobot connetteranno il cervello al Cloud Computing

Informatico, scrittore, inventore, direttore del settore ingegneristico di Google e anticipatore delle tendenze tecnologiche sul riconoscimento del parlato e tastiere elettroniche, Ray Kurzweil possiede quella che solitamente si definisce un’intelligenza fuori dal comune. Un’intelligenza che molto spesso fa di lui un genio visionario, una persona in grado di analizzare le dinamiche dell’innovazione tecnologica in corso, elaborarle e quindi di offrire ai comuni mortali un possibile spaccato futuristico della società: in sintesi, è un transumanista, uno di quelli più affiatati.

Recentemente Kurzweil ha accennato al progetto Human Body Version 2.0, il cui nucleo è riassumibile nell’introduzione: “Nei prossimi decenni, un miglioramento radicale dei sistemi fisici e mentali del nostro corpo, già in corso, ci permetterà di usare nanobot per aumentare e, infine, sostituire i nostri organi. Sappiamo già come prevenire le malattie più degenerative attraverso la nutrizione e la supplementazione, questo sarà un ponte verso la rivoluzione biotecnologica emergente, che a sua volta sarà un ponte verso la rivoluzione delle nanotecnologie. Entro il 2030, il reverse-engineering del cervello umano sarà stato completato e l’intelligenza non-biologica si fonderà con il nostro cervello biologico“.

I nanobot, forse più conosciuti come nanorobot, sono dei robot o dispositivi la cui grandezza solitamente varia, da 0,1 a 10 micrometri e sono in grado di applicare modifiche all’ambiente in cui sono inseriti. In un’intervista del Wall Street Journal Kurzweil ha specificato che la nostra estensione in contesti biologici includerà proprio i nanobot che verranno inseriti nel nostro cervello in modo tale da connetterlo al Cloud Computing, la nuvola informatica, l’insieme delle tecnologie che permettono l’archiviazione, memorizzazione ed elaborazione di dati grazie alla distribuzione in rete di hardware e/o software.

Inoltre, ha aggiunto che stesso Google negli ultimi tempi sta mostrando un particolare interesse per la nanotecnologia: infatti, nel momento in cui il Cloud verrà caricato nella neocorteccia, i servizi del colosso di Mountain View saranno in grado di connettersi direttamente con i nostri pensieri e offrirci le risposte che cerchiamo in tempo reale. Ormai ci stiamo sempre più avvicinando a quella che Kurzweil definisce “The Singularity“, ovvero la totale fusione tra uomo e macchina.

Ed ora iniziano gli interrogativi. Ci si chiede: quelle di Kurzweil sono delle previsioni? O sono solo delle profezie di una persona che ama la fantascienza? Qualcuno considera quest’uomo un tipo un po’ fuori di testa, soprattutto quando parla del futuro della tecnologia. Ma non dimentichiamoci che quest’uomo all’età di 15 anni ha creato il suo primo programma per computer, il primo di una lunga serie; e che considera la religione come ostacolo all’immortalità.

È sufficiente leggere la pagina di Wikipedia a lui dedicata per farsi un’idea generale sul suo conto. Ora, non possiamo sapere se ciò che dice Kurzweil si realizzerà o meno; piuttosto, le sue idee ci potrebbero aiutare a comprendere le potenzialità della tecnologia e le diverse opportunità che potrà offrirci. Allo stesso tempo, ci permetterebbe di avviare anticipatamente una riflessione etica: sarà positivo questo livello di invasività delle tecnologie? Qui le risposte saranno inevitabilmente sia negative sia positive. Io sposterei la questione su un altro punto, a mio parere, fondamentale: se ciò dovesse effettivamente accadere, saremmo noi gli unici controllori di questo tipo di tecnologia? 

Fonte: activistpost

Uno sguardo al futuro dei cyborg con Google

La tecnologia può aiutare a migliorare le nostre condizioni di vita e, allo stesso tempo, può incutere anche un po’ di inquietudine nel momento in cui si prova a pensare alla sua applicazione per fini relativi alla sostituzione di parti del corpo o addirittura di interi organi vitali. Ma qualcuno vede tutto ciò solo ed esclusivamente in maniera positiva. La figura del cyborg, una delle più potenti dell’immaginario fantascientifico, nel corso del tempo potrà rappresentare un obiettivo sempre più facilmente raggiungibile. In merito a ciò, si è espresso Ray Kurzweil, il direttore del settore ingegneristico di Google, nonché un entusiasta della tecnologia il cui sguardo è proiettato verso un futuro ricco di nuove possibilità.

Kurzweil sostiene che le parti biologiche del nostro corpo verranno sostituite con parti meccaniche e che questo potrà accadere presumibilmente più o meno verso il 2100. Inoltre, egli è dell’opinione che la tecnologia permetterà l’aumento delle nostre capacità intellettuali, fornendoci, a quel punto, abilità sovrumane: “Sulla base delle stime conservative della quantità di calcolo  necessaria per simulare funzionalmente un cervello umano, saremo in grado di ampliare la portata della nostra intelligenza di un miliardo di volte“. Il direttore ritiene che la legge di Moore, secondo la quale la potenza di calcolo raddoppia in media ogni 2 anni, sarà fondamentale insieme agli sviluppi del sequenziamento genetico e della stampa 3D. 
Proprio una delle ultime novità di Google, ovvero delle lenti a contatto che monitorano la salute del corpo dei diabetici, rappresenta una delle possibilità che una protesi tecnologica potrebbe offrire. Ma ci sono numerosi esempi di simili tecnologie, come gli esoscheletri in grado di aumentare la forza di anziani e disabili, impianti cocleari e retinici per ripristinare parzialmente rispettivamente udito e vista, arti protesici controllati da smartphone o particolari computer e altro ancora. Insomma, la fantasia di certo non manca; se poi si riesce a trasformare queste idee in tecnologie funzionali e utili ai bisogni delle persone, soprattutto di quelle più sfortunate che non possono godersi pienamente la vita, allora ben venga.
Ray Kurzweil non nasconde le sue tendenze avveniristiche affermando che tra il 2040 e il 2050 saremo in grado di trasferire i contenuti della nostra coscienza all’interno della memoria dei computer. Sarà davvero possibile una simile operazione? Si arriverà a un livello elevato di tecnologia tale da permetterci di diventare o creare dei veri e propri cyborg? Certamente non esiste ancora una risposta definitiva per queste domande, ma nel frattempo possiamo divertirci a immaginarne le conseguenze che ciò potrà avere in campo scientifico, sociale, culturale, politico, medico, etico e bioetico nel caso in cui questa tecnologia si realizzerà. In questi casi si dice “chi vivrà, vedrà”, e per ora dobbiamo accontentarci di quello che possediamo, che non è poco.
Fonte:dailymail

Google ha acquistato la startup DeepMind

Ci risiamo. L’azienda di Mountain View spende altri 400 milioni di dollari per acquistare una startup inglese chiamata DeepMind, il cui scopo è riassumibile nell’espressione: “Fare in modo che i computer pensino come gli umani”. E così, le ipotesi riguardo un approfondimento dell’interesse da parte di Google nella dimensione robotica si fanno sempre più riconoscibili. Si tratta di una delle acquisizioni più grandi in ambito europeo: solo questo deve far pensare che tipo di interessi possano esserci dietro una mossa del genere. Ma per adesso ci si può limitare solo a fare delle supposizioni.
DeepMind è stata fondata dal neuroscienziato Demis Hassabis, affiancato da Shane Legg e Mustafa Suleyman: sviluppa tecnologie per l’e-commerce e per giochi, implementando sistemi informatici molto sofisticati che producono un’intelligenza artificiale davvero notevole. Secondo alcune indiscrezioni, c’è stata una gara tra Facebook e Google per l’acquisizione dell’impresa inglese, vinta poi dalla seconda grazie a una spesa forse anche superiore ai 400 milioni di dollari. Inoltre, pare sia stato istituito un comitato etico interno per allontanare la minaccia di qualsiasi abuso si faccia di tale tecnologia.
In attesa di ulteriori approfondimenti, si può già provare a fare il quadro della situazione: Google vuole confermare la sua posizione di gigante tecnologico e con questa acquisizione, probabilmente, non fa altro che aggiungere un ulteriore tassello significativo al suo puzzle della robotica e dell’intelligenza artificiale in generale.
Fonte: theguardian

La NSA si è servita anche di applicazioni e giochi mobile

Il Guardian, il New York Times e ProPublica hanno pubblicato altri documenti interessanti per quanto riguarda la vicenda Datagate. La NSA (National Security Agency) e il GCHQ (General Communication Headquarters) avrebbero raccolto dati personali degli utenti tramite applicazioni e giochi per dispositivi mobile. Edward Snowden ha ancora contribuito a fare luce sulla questione dell’operazione di sorveglianza di massa eseguita dall’agenzia americana.

Le applicazioni suddette sarebbero state in grado di raccogliere informazioni sugli utenti, anche quelle più sensibili: indirizzo email, lista degli amici, numeri di cellulari e una serie di altri dati come ad esempio le registrazioni delle posizioni, attraverso la geolocalizzazione; e anche codici postali, stato civile, etnia, orientamenti politici e orientamenti sessuali. Molto utile per le missioni di spionaggio è stato l’utilizzo da parte degli utenti del servizio Google Maps, insieme a tutti quelle applicazioni che permettono il caricamento e la condivisione di foto suoi più famosi social network, come Facebook, Twitter, LinkedIn, Flickr. Anche alcuni giochi hanno rappresentato un buon mezzo per raccogliere informazioni di diverso tipo, tra i quali, spicca il conosciutissimo Angry Birds. Ma non finisce qui. Secondo i documenti di Snowden, le spie inglesi avrebbero effettuato un’operazione denominata “Squeaky Dolphin” (delfino stridulo) con la quale le attività degli utenti di Facebook, YouTube e Blogspot sono state monitorate anche in tempo reale, ai fini della creazione di una mappa relativa ai comportamenti adottati online. In tutto ciò, la NSA continua a sostenere che i cellulari tenuti sotto controllo fossero stati esclusivamente quelli appartenenti a sospetti. Intanto, la mole di dati raccolti cresce a dismisura.
Gli attivisti europei della rete (e non solo) hanno denunciato diverse volte tutto ciò e sembra che i loro sforzi saranno presto ripagati. Infatti, la Corte europea dei Diritti Umani ha avviato un procedimento nei confronti del GCHQ. L’accusa è quella di aver violato la privacy di numerosissimi cittadini europei. Ciò può essere considerato un buon passo avanti.

La riforma della NSA non basta

Stavolta a a prendere parola per quanto riguarda la vicenda Datagate è stato il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, il quale ha annunciato una serie di cambiamenti in merito alle operazioni di sorveglianza della National Security Agency (NSA). Obama ha infatti parlato di una riforma che però non sembra aver convinto tutti: “limitazioni nell’utilizzo dei dati dei cittadini ottenuti” è l’espressione che ha prodotto diversi dubbi in merito alle intercettazioni che, molto probabilmente, continueranno ad essere effettuate sulla stragrande maggioranza della popolazione.

La proposta del presidente americano ha trovato riscontri positivi soprattutto da segretario della difesa Chic Hagel e dal Direttore dell’Intelligence James Clapper; maggiori perplessità, invece, sono giunte da parte di Cindy Cohn, Direttrice Legale dell’Electronic Frontier Foundation (EFF), ovvero l’organizzazione internazionale non profit di avvocati che si interessano dei diritti digitali: “Il Presidente ha fatto molti passi per riformare la NSA, ma c’è ancora molto da fare“. Più in particolare, l’EFF ha evidenziato la necessità di una legge più trasparente e di una modalità operativa che richiede un mandato per ogni tipo di intercettazione. 
Anche Julian Assange, fondatore di Wikileaks, è intervenuto in risposta al discorso di Obama in modo molto diretto e allo stesso tenpo ironico: “Deve essere pesante per un capo di Stato andare avanti per 40 minuti senza dire praticamente nulla“. Assange si riferiva alla mancata modifica della normativa sui segreti di Stato e del trattamento degli informatori, la cui vita è ormai stravolta: affermando ciò, non intendeva la soltanto la presa in considerazione della sua condizione, ma anche quella di Edward Snowden. Di fatti, senza l’ex tecnico della CIA, lo scandalo Datagate non sarebbe mai esploso. 
Infine, nemmeno le aziende ICT sembrano essere entusiaste di questa sorta di riforma: con un comunicato collettivo Google, Yahoo, Microsoft, AOL, LinkedIn, Facebook, Apple e Twitter hanno espresso la soddisfazione su “i progressi fatti su punti fondamentali“, ma anche la proposta secondo la quale “occorre continuare a lavorare” per risolvere alcune questioni che ancora non sono state toccate, e soprattutto per evitare che un futuro si arrivi a situazioni simile a questa.

Qualcosa pare si stia muovendo, ma non basta. Sembra che il governo americano voglia concedere poco ai cittadini che invece hanno subito tanto a causa delle operazioni di sorveglianza di massa della NSA. Quindi, nel caso in cui si voglia fare ricorso a una riforma, è giusto che si vada in contro alle esigenze dei cittadini e la si faccia come si deve, senza indugiare più di tanto. Dopo lo scandalo la fiducia nel governo è sprofondata, e se lo stato fa poco o nulla per rimediare, allora non ci saranno nemmeno le basi per poter stabilire una riconciliazione, sempre se potesse interessare a qualcuno. Ma credo di si.

Fonte:punto-informatico