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Esoscheletro

L'esoscheletro Robo-Mate

Robo-Mate: un esoscheletro per l’industria

Quest’anno c’è stato un aumento dell’interesse verso gli esoscheletri. Abbiamo visto come questi potranno essere adottati nel settore militare, in quello medico e in quello industriale. Proprio riguardo al settore industriale, dove lo spostamento di materiali pesanti è all’ordine del giorno, c’è una novità proveniente da Stoccarda. Si tratta di un esoscheletro chiamato Robo-Mate. Consente a chi lo indossa di afferrare e spostare oggetti di 10 kg come se pesassero 1 kg.
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Una società giapponese ha sviluppato un drone che sarà in grado di ispezionare i reattori della centrale nucleare di Fukushima.

MAXFAS: l’esoscheletro per stabilizzare il braccio dei soldati

I ricercatori dell’US Research Lab (ARL) stanno lavorando su un esoscheletro in fibra di carbonio da applicare al braccio. Ma non è uno esoscheletro diverso dai soliti. È stato progettato per aiutare i soldati che hanno avuto un ictus a stabilizzare le armi da fuoco e a tenerle meglio. Per ora, il Mobile Arm eXoskeleton for Firearm Aime Stabilization (MAXFAS) è stato usato solo durante delle prove statiche con l’ausilio di hardware esterni. Ma gli esperimenti hanno provato che la tecnologia può aiutare i soldati nella riabilitazione anche dopo che hanno smesso di indossarlo.
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Tra 5 anni vedremo esoscheletri nei cantieri e non solo

Le persone correranno più velocemente, salteranno più avanti e le nonne mostreranno il loro nuovo esoscheletro alla moda“.

Queste sono state le parole di Nate Harding, co-fondatore della Ekso Bionics, una società californiana che progetta, sviluppa e vende esoscheletri. Secondo Harding, molto presto potremo assistere a un grande sviluppo dell’applicazione di queste strutture cibernetiche. Tra 5 anni le vedremo indossare anche da operai, oltre che da persone affette da particolari patologie.

Un uomo indossa un esoscheletro della Ekso Bionics
Foto: Flickr

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FORTIS: un esoscheletro per produrre 20 volte di più

La Lockheed Martin, compagnia americana che vende prodotti per la sicurezza globale, aerospaziale e specializzata nella information technology, ha creato il primo esoscheletro per uso industriale. L’idea è nata osservando l’ambiente della marina militare dove la manutenzione delle navi richiede operazioni molto faticose per gli operai.

Le capacità dell’esoscheletro

Per un paio d’anni Adam Miller, direttore per le nuove iniziative della Lockheed Martin, ha guidato una squadra di ingegneri per la creazione dell’esoscheletro chiamato FORTIS. L’esoscheletro FORTIS è in grado di reggere strumenti che pesano fino a 36 kg e di trasferire il carico dalle mani e dalle braccia verso il terreno. In questo modo gli operai sono più abili e il loro lavoro risulta più produttivo. FORTIS è costituito da fibra di carbonio e alluminio anodizzato, pesa 30 kg e la sua struttura segue quella del corpo umano. Gli strumenti di lavoro sono montati sulla parte anteriore dell’esoscheletro e il peso totale è ammortizzato dalle articolazioni dell’anca e diretto verso il basso, in modo da alleviare la fatica del corpo.


Aumento della produttività

I primi test dell’esoscheletro FORTIS hanno dimostrato un aumento della produttività da 2 a 27 volte in base al tipo di lavoro da effettuare. La squadra di ingegneri ha misurato il tempo in cui un lavoratore riesce a tenere sopra la testa una smerigliatrice di 7 kg senza dover riposare le braccia: gli operai più resistenti sono riusciti a usare lo strumento per tre minuti senza pausa. Invece, “Usando il FORTIS, gli operai potrebbero lavorare 30 minuti o più senza richiedere riposo“, ha dichiarato Miller.

In un episodio di Breakthrough, una rubrica scientifica di National Geographic, è stata fatta una dimostrazione dell’utilizzo dell’esoscheletro FORTIS. È stata una dimostrazione molto convincente, come ha confermato anche Paul Giamatti, famoso attore statunitense che ha assistito in prima persona all’esperimento: “Penso che creare un’interfaccia tra un uomo e una macchina abbia a che fare con i cyborg.“.


Altri esempi di esoscheletro

La Lockheed Martin ha lavorato anche su altri esoscheletri. L’ultimo è HULC, ad alimentazione idraulica, che può supportare un peso massimo di 90 kg. A differenza di FORTIS, HULC è stato progettato per essere utilizzato in campo militare. Esistono anche esoscheletri più complessi, come TALOS (Tactical Assault Suit Luce Operator): si tratta di un esoscheletro computerizzato che ha l’obiettivo di trasformare i soldati in tanti Iron Man. Insomma, gli esoscheletri non sono una novità ormai: se ne stanno costruendo diversi per scopi diversi. Il FORTIS ad esempio, come ha dichiarato lo stesso Miller, potrà essere adottato anche in altri ambienti che non siano quelli della marina militare: “…si può immaginare che potrebbe essere utile per altri settori come l’edilizia o l’attività mineraria – ovunque ci sia un ambiente complesso e irregolare“.

Fonti:
wired.com
lockheedmartin.com

TALOS: un’armatura per i militari americani

Iron Man

È stata commissionata lo scorso ottobre e potrebbe essere pronta entro l’agosto 2018: alcuni sono più propensi a definirla tuta, altri invece sono convinti che sia una vera e propria armatura, come quella che indossa l’eroe dell’omonimo fumetto Iron Man. Certo è, invece, che i primi prototipi di questa armatura militare saranno testati quest’estate. Lo conferma il capo del Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti, William McRaven, il quale ha affermato che tre prototipi attualmente sono in fase di montaggio e saranno pronti per giugno.

Il nome di questa armatura, o meglio, di questo esoscheletro è TALOS (Tactical Assault Light Operator Suit). In una conferenza speciale avvenuta a Washington DC, McRaven ha evidenziato la potenzialità della tuta riguardo al salvataggio di vite umane: “Questa tutta, se fatta correttamente, produrrà un miglioramento rivoluzionario nella sopravvivenza e nelle capacità degli operatori speciali“. Quando l’esoscheletro sarà completamente sviluppato, potrà essere equipaggiato con computer interno, sistemi di monitoraggio della salute e altri accessori tecnologici che permetteranno al soldato che la indossa di affrontare senza pericolo una raffica di proiettili.

Sembra proprio che l’idea di base sia quella di imitare il funzionamento dell’armatura di Iron Man. Ma una struttura come quella dell’eroe della Marvel, nello stato tecnologico attuale, limiterebbe la mobilità dei soldati. Per questo motivo i tecnici hanno adottato un materiale molto particolare: si tratta di un liquido che in pochi millisecondi si solidifica quando su di esso vengono applicati un campo magnetico o la corrente elettrica. Questa tecnologia è stata sviluppata dagli scienziati del MIT (Massachusetts Institute of Technology): rimarrà morbida e malleabile durante le operazioni militari di routine, mentre si solidificherà a contatto con i colpi dei nemici e con le schegge delle bombe esplose durante una battaglia.


E l’intenzione è seria, basta dare un’occhiata a questi numeri: 56 corporation, 16 agenzie governative, 13 università e 10 laboratori nazionali stanno collaborando per la buona riuscita del progetto. Inoltre, il nome della tuta è volontariamente ambivalente: Talos è il nome greco del gigante di bronzo creato da Efesto e donato a Zeus, divenuto poi guardiano dell’isola di Creta. Esistono diverse versioni di questa mitologia, accerchiate da un certo alone di mistero; tutte però si concludono con la morte del gigante, e quindi sottolineano che in fondo il colosso era vulnerabile.

Secondo i calcoli di McRaven, potremmo vedere indossare queste armature ai militari americani nel 2018. Chi di noi non ha mai immaginato di vestire i panni di un supereroe dei fumetti che possa utilizzare apparecchi tecnologici per sconfiggere i nemici? Peccato che però qui ci sia la vera guerra in ballo. Sviluppiamo tecnologie che possono migliorare la vita, ma anche tecnologie che possono strapparla via.

Questo è solo uno stralcio di quelli che potrebbero essere i supersoldati del futuro. Anche le loro armi saranno ancora più potenti e devastanti. L’intelligenza artificiale in guerra, inoltre, renderà i loro colpi ancora più letali. Ci stiamo davvero avviando verso la costruzione di simili tecnologie? Ne avremo davvero bisogno? Le guerre non finiranno mai?

Fonti:
The Verge
Next Big Future