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Edward Snowden

La NSA ha sfruttato i cookie di Google

Le rilevazioni di Snowden continuano a scuotere l’opinione pubblica: gli ultimi documenti pubblicati dall’ex tecnico della CIA contengono informazioni relative ad altre tecniche di sorveglianza. Questa volta c’è anche una famosa azienda all’interno dell’accesa discussione internazionale: si tratta di Google. Lasciamo perdere se ci siano stati accordi o meno; risulta più evidente che la NSA abbia approfittato di alcuni funzionamenti del motore di ricerca di Mountain View.
Gli ultimi documenti rilasciati da Edward Snowden contengono informazioni riguardo una tecnica utilizzata dall’agenzia di sicurezza nazionale americana per rintracciare i propri bersagli: si tratta dello sfruttamento dei cookie raccolti da Google e dai servizi di pubblicità online geolocalizzata. Cioè: ogni qualvolta che un browser si collega ad un servizio di Google, il motore di ricerca assegna un codice identificativo chiamato cookie PREF. La NSA ha tenuto d’occhio questi particolari codici riuscendo quindi a risalire a quelli che loro chiamano soggetti già ritenuti sospetti. Nei documenti l’agenzia non spiega come è riuscita ad ottenere questi codici, ma come al solito tenta di giustificarsi affermando che “è nella nostra missione legale raccogliere dati di intelligence per proteggere gli Stati Uniti“.
Protezione della nazione e lotta al terrorismo sono le scuse adottate dalla NSA per coprire tutte le sue losche operazioni. Tra l’altro, reggono ancora meno se si considera che Snowden, in un altro documento, spiegò che diverse volte l’agenzia americana si è nascosta dietro i canali di comunicazione canadesi, ovvero quelli della Communications Security Establishment Canada, per agire nei paesi in cui gli USA non sono ben visti. Da un po’ di tempo a questa parte probabilmente il numero di questi paesi è aumentato.

Un’intervista a Scott Huffman, direttore tecnico di Google

Il quotidiano britannico The Indipendent ha pubblicato un’intervista a Scott Huffman, direttore tecnico di Google. Secondo l’ingegnere, tra circa cinque anni le persone si ritroveranno con i microfoni attaccati ai soffitti delle loro case e dei microchip integrati nel loro cervello, il tutto per eseguire ricerche su Internet molto più velocemente. L’intento, quindi, sarebbe quello di prevedere automaticamente le esigenze degli utenti per presentare loro, in maniera rapida ed efficace, tutti i dati di cui hanno bisogno per le loro ricerche.
Il computing sta diventando così poco costoso che sarà inevitabile l’ubiquità di dispositivi collegati intorno a noi […]” dichiara Huffman. Poi aggiunge: “Come un grande assistente personale, ti interromperà e diràDevi andare, ora -. Inoltre egli ritiene che l’atto della digitazione, col passare degli anni, tenderà a scomparire a favore di dispositivi indossabili (in questo Google Glass rappresenta già una buona anteprima). L’obiettivo è quello rendere disponibili queste tecnologie sia per il lavoro sia per il tempo libero; a proposito di ciò Huffman dice: “Immaginate che possa dire al microfono del soffitto di una stanza – Puoi estrarre un video delle azioni salienti della partita di ieri dei Pittsburgh Steelers e riprodurlo su una tv nel soggiorno? – e ciò funziona perché Cloud significa che tutto è connesso“. E ancora: “Potrei chiedere al mio assistente Google – In quale luogo potremmo pranzare per essere serviti con cibo francese e che non sia troppo costoso?E Google risponderàOk, andremo in quel postoe quando salirò nella mia auto questa sarà già pronta a guidarmi verso quel ristorante. Siamo molto eccitati all’idea di dispositivi multipli in grado di comunicare tra loro“. Tutto questo, naturalmente, sta assumendo maggiore rilevanza in concomitanza con lo scandalo che ha scosso il mondo intero, ovvero Datagate. In merito a ciò, il direttore tecnico dichiara: “Consideriamo la privacy e la sicurezza molto seriamente. Il nostro obiettivo è quello di tenere privata l’informazione degli utenti ed usarla in un modo che possa aiutare quell’utente stesso“. Inoltre, l’azienda Google crede che potrà soddisfare le esigenze dei consumatori anche in un altro modo: inviando informazioni direttamente a microchip impiantati nel cervello degli utenti. “Se pensate intensamente a certe parole, queste potranno essere rilevate dai sensori molto facilmente. Sarà interessante vedere come ciò si svilupperà“.

Sicuramente tutto ciò sarà intrigante. In questi casi, la trasparenza è fondamentale: un altro scandalo come quello dell’NSA denunciato da Edward Snowden e non si potrà più fare totale affidamento a queste tecnologie. Google ormai è il leader dei motori di ricerca per Internet e offre numerosissimi servizi di vario genere molto utili: speriamo che continui a meravigliarci positivamente e che in futuro non ci faccia qualche brutta sorpresa.

NROL-39: un satellite-spia nello spazio

Il National Reconnaissance Office (NRO) degli Stati Uniti è uno dei 16 uffici federali ed è responsabile della costruzione e del funzionamento dei satelliti-spia ai fini della raccolta dati in tutto il mondo. Lo scorso giovedì sera, l’NRO ha lanciato nello spazio un satellite di sorveglianza. Miliardi di dollari vengono spesi ogni anno dal governo americano per missioni di intelligence con lo scopo di intercettare e tracciare email, telefonate e spostamenti; ma in questo caso l’attenzione è anche rivolta verso il tipo di operazione e il logo utilizzato per contrassegnare la missione.
Un polpo dallo sguardo ostile che avvolge con i suoi tentacoli il pianeta terra è racchiuso all’interno di uno spazio circolare dove, nella parte superiore, è riportato il nome della missione: NROL-39; mentre nella parte inferiore è presente una sorta di slogan che recita: “Nothing is beyond our reach“, ovvero “Niente è oltre la nostra portata“. La popolazione mondiale nella morsa del cefalopode che, a quanto pare, simbolizza proprio il governo americano. Inoltre, il lancio è avvenuto esattamente in corrispondenza del giorno in cui il Washington Post e il The Guardian pubblicarono, 6 mesi fa, il primo documento di sicurezza nazionale che mostrava come la NSA avesse monitorato persone provenienti da tutto il mondo. Chris Soghoian, capo tecnico dell’American Civil Liberties Union, ha twittato la sera del lancio: “Si consiglia di minimizzare la questione diffusa della trappola di spionaggio in questo momento” e “Il logo non aiuta“. Secondo Snowden, l’NRO negli ultimi anni si è concentrato soprattutto in ciò che concerne la modernizzazione dei segnali di intelligence, geospaziali e del sistema di comunicazione.
Osservando il logo emblematico si può ben capire che ci troviamo di fronte a una comunicazione di potere molto efficace. Tra l’altro, non è la prima volta che l’NRO utilizza simboli del genere per determinati tipi di missione. In questo link, che rappresenta anche la fonte di questo articolo, sono raccolte altre immagini adottate dall’ufficio di ricognizione americano: ci sono riferimenti massonici, di supereroi e altri di difficile interpretazione.

La NSA traccia i cellulari

Edward Snowden ha reso pubblico, attraverso il Washington Post, un altro documento in cui svela altre operazioni della National Security Agency (NSA). Stavolta la denuncia è rivolta alla geolocalizzazione di centinaia di milioni di persone attraverso i loro cellulari. La NSA ha raccolto circa 5 milioni di registrazioni di posizioni geografiche per poi creare un enorme database su cui gli operatori avrebbero lavorato per la ricostruzione di spostamenti, comportamenti e connessioni delle persone tracciate.
La stessa agenzia ha confermato solo una parte della notizia: ha inoltre dichiarato che questo tipo di operazione è del tutto legale e utile esclusivamente per la lotta al terrorismo. Sta di fatto che, se non fosse stato per Snowden, l’operazione sarebbe rimasta nascosta agli occhi di tutti ancora oggi. In merito a ciò, l’associazione American Civil Liberties Union ha dichiarato di essere sorpresa di un simile livello di sorveglianza: un’operazione del genere richiedeva una precisa discussione con  la popolazione americana per ovvie ragioni di privacy. Le rivelazioni di Snowden, con il trascorrere del tempo, destano sempre più preoccupazioni per i cittadini che non sanno più a chi rivolgersi per la difesa dei propri diritti. Lo stesso presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha affermato che anche lui deve fare attenzione nell’utilizzo di determinati strumenti per la comunicazione ai fini di una maggiore sicurezza: non può usare l’Iphone, ma solo un BlackBerry appositamente modificato per ogni evenienza.
Una situazione paradossale, della quale però i cittadini americani vogliono e dovrebbero saperne di più. I motivi legati al terrorismo assumono sempre più le sembianze di una giustificazione infondata. D’altronde, si sa, ci piace considerare che la NSA abbia tracciato o stia tracciando solo gli stessi americani; ma la realtà, forse, è ben diversa. Il potere di controllo di questa agenzia si sta dimostrando enorme e non è detto che nel resto del mondo sia stato solo di passaggio.

La NSA ha spiato 50.000 PC attraverso dei malware

Edward Snowden, l’ex tecnico della CIA ormai divenuto famoso per ciò che in Italia è stato definito  scandalo Datagate, attraverso il quotidiano olandese NRC, ha rilasciato dei documenti che riguardano altre operazioni della NSA (National Security Agency). L’agenzia statunitense, infatti, avrebbe usato dei malware (software ostili) per spiare circa 50.000 PC in tutto il mondo. Il numero dei PC in questione è relativamente basso se si pensa al numero totale delle connessioni che ci sono nel mondo; però Snowden, in un altro documento, precisò che i computer spiati spesso rientrano nella rete delle principali aziende di telecomunicazioni, come ad esempio la Belgacom Network, in cui avvengono numerosi scambi comunicativi.
Snowden ha spiegato diverse volte i metodi utilizzati dall’NSA per spiare i propri bersagli e in questo caso ha descritto come l’agenzia ha infettato dei computer grazie a dei trojan (un tipo di malware) trasmessi attraverso delle false email di conferma dei dati. Tali malware sono anche definiti “cellule dormienti“, cioè possono anche essere trasferiti nei PC assumendo uno stato passivo, non pienamente funzionante, per poi essere attivati con un comando remoto e quindi per controllare il computer infettato nei momenti ritenuti più opportuni. Inoltre, nel documento si fa riferimento ad altre agenzie di sicurezza considerate privilegiate per quanto riguarda la condivisione delle informazioni recuperate: sono quelle degli Stati Uniti, dell’Australia, del Canada, della Nuova Zelanda e del Regno Unito. Si tratta di una vera e propria rete denominata “i cinque occhi“.
Intanto, le proteste aumentano non solo da parte dei cittadini, ma anche da parte di alcune aziende molto famose, come Google ed Apple; anche Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, ha condannato l’operato della NSA ed ha chiesto maggiore trasparenza; Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web, ha dichiarato che simili livelli di sorveglianza possono uccidere la democrazia. Insomma, lo scandalo Datagate continua a sorprendere e a far riflettere: non possiamo fare altro che aspettare qualche altra notizia dal buon Snowden.
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