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Edward Snowden

Assange: la NSA ha spiato Wikileaks

Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, ha chiesto alla Casa Bianca che venga nominato un procuratore speciale per indagare sullo spionaggio effettuato dalla NSA (Nationl Security Agency) ai danni dell’organizzazione internazionale basata sulla pubblicazione di informazioni protette in modo anonimo. In particolar modo, ha accusato l’agenzia americana di aver spiato i suoi seguaci e i membri dell’organizzazione. Attraverso un comunicato pubblicato sul sito di Wikileaks, Assange ha dichiarato: “La notizia che la NSA ha pianificato tali operazioni a livello del suo Ufficio Legale è particolarmente preoccupante. Oggi, chiediamo alla Casa Bianca di nominare un procuratore speciale per indagare la portata dell’attività criminale della NSA contro i media, tra cui WikiLeaks, il suo personale, i suoi collaboratori e i suoi sostenitori“.

I documenti a testimonianza di ciò sono stati pubblicati da Edward Snowden: l’agenzia di spionaggio del Regno Unito, il GCHQ (Government Communications Headquarters), ha svolto un ruolo importante per ciò che riguarda il monitoraggio dei visitatori del sito di Wikileaks. Queste nuove rivelazioni hanno provocato una repentina reazione di Assange, il quale ha denigrato sia la NSA sia il GCHQ per aver agito senza prendere in considerazione i limiti imposti dalla legge, ancora una volta: “La NSA e i suoi complici britannici non mostrano alcun rispetto per lo Stato di diritto. Ma c’è un costo per condurre azioni illecite nei confronti di un’organizzazione di comunicazione di massa“. L’avvocato di WikiLeaks, Baltasar Garzon, sta preparando una risposta adeguata alle nuove informazioni e, nel frattempo, l’organizzazione ha promesso che i responsabili saranno assicurati alla giustizia.

Sarà una battaglia legale interessante perché, come è ben noto, lo scandalo Datagate, ovvero la la rivelazione delle operazioni di sorveglianza di massa eseguite dalla NSA, riguarda tutti i cittadini; inoltre, ora che tra le vittime è presente anche l’organizzazione Wikileaks, la questione si fa ancora più scottante. Staremo a vedere come si evolverà la vicenda nei prossimi giorni.

Fonti: http://www.infowars.com/reckless-unlawful-assange-calls-for-probe-into-nsa-manhunt-on-wikileaks/
https://firstlook.org/theintercept/article/2014/02/18/snowden-docs-reveal-covert-surveillance-and-pressure-tactics-aimed-at-wikileaks-and-its-supporters/

Snowden è stato nominato per il Premio Nobel per la Pace

Due parlamentari norvegesi hanno nominato l’ex tecnico americano della CIA Edward Snowden per il Premio Nobel per la Pace attraverso una lettera indirizzata al Norwegian Nobel CommitteeBaard Vegard Solhjell, ex ministro dell’Ambiente, e il politico Snorre Valen, nel giorno del dibattito sul cambiamento delle politiche pubbliche, hanno dichiarato che Snowden ha contribuito ad un ordine più stabile e pacifico del mondo. Infatti, i documenti segreti della NSA (National Security Agency) divulgati da Snowden nel 2013 hanno rivelato la sorveglianza di massa a discapito di numerosi cittadini e istituzioni non solo americani, ma anche di altri paesi. È così che è iniziato quello che è stato definito scandalo Datagate.

Una moltitudine di persone in tutto il mondo ha diritto di nominare qualcuno per il premio, incluso qualsiasi membro di qualsiasi assemblea nazionale. Il Norwegian Nobel Committe raccoglierà le candidature per il Premio Nobel per la Pace del 2014 dal primo febbraio; il 4 marzo il Comitato terrà una riunione per presentare le proprie candidature; il vincitore verrà scelto il 10 ottobre. Il premio è stato proposto dal 1901 e viene assegnato ogni anno ad Oslo. Nel 2009 lo vinse proprio il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e forse non sarà felicissimo di un’eventuale premiazione a favore di colui che ha divulgato informazioni top secret dell’agenzia della sicurezza nazionale americana. Ma probabilmente sarebbe più giusto che lo vincesse uno come Snowden, e non uno come il presidente americano che circa cinque anni fa è stato dipinto come amante della pace e della libertà: i droni non sono affatto utili per la pace.

Fonti: http://news.yahoo.com/snowden-nominated-nobel-peace-prize-004737209.html
http://www.independent.co.uk/news/world/americas/nsa-whistleblower-edward-snowden-nominated-for-nobel-peace-prize-9093215.html

La NSA si è servita anche di applicazioni e giochi mobile

Il Guardian, il New York Times e ProPublica hanno pubblicato altri documenti interessanti per quanto riguarda la vicenda Datagate. La NSA (National Security Agency) e il GCHQ (General Communication Headquarters) avrebbero raccolto dati personali degli utenti tramite applicazioni e giochi per dispositivi mobile. Edward Snowden ha ancora contribuito a fare luce sulla questione dell’operazione di sorveglianza di massa eseguita dall’agenzia americana.

Le applicazioni suddette sarebbero state in grado di raccogliere informazioni sugli utenti, anche quelle più sensibili: indirizzo email, lista degli amici, numeri di cellulari e una serie di altri dati come ad esempio le registrazioni delle posizioni, attraverso la geolocalizzazione; e anche codici postali, stato civile, etnia, orientamenti politici e orientamenti sessuali. Molto utile per le missioni di spionaggio è stato l’utilizzo da parte degli utenti del servizio Google Maps, insieme a tutti quelle applicazioni che permettono il caricamento e la condivisione di foto suoi più famosi social network, come Facebook, Twitter, LinkedIn, Flickr. Anche alcuni giochi hanno rappresentato un buon mezzo per raccogliere informazioni di diverso tipo, tra i quali, spicca il conosciutissimo Angry Birds. Ma non finisce qui. Secondo i documenti di Snowden, le spie inglesi avrebbero effettuato un’operazione denominata “Squeaky Dolphin” (delfino stridulo) con la quale le attività degli utenti di Facebook, YouTube e Blogspot sono state monitorate anche in tempo reale, ai fini della creazione di una mappa relativa ai comportamenti adottati online. In tutto ciò, la NSA continua a sostenere che i cellulari tenuti sotto controllo fossero stati esclusivamente quelli appartenenti a sospetti. Intanto, la mole di dati raccolti cresce a dismisura.
Gli attivisti europei della rete (e non solo) hanno denunciato diverse volte tutto ciò e sembra che i loro sforzi saranno presto ripagati. Infatti, la Corte europea dei Diritti Umani ha avviato un procedimento nei confronti del GCHQ. L’accusa è quella di aver violato la privacy di numerosissimi cittadini europei. Ciò può essere considerato un buon passo avanti.

Snowden precisa: “Ho agito da solo”

Ultimamente girano voci riguardo l’operato di Edward Snowden sulla diffusione di materiale segreto del governo americano. L’ex tecnico della CIA, infatti, è stato accusato da alcuni politici degli Stati Uniti d’America di essere una spia della Russia e di aver operato per conto del governo sovietico.
Snowden ha ritenuto assurde queste accuse e in un’intervista del New Yorker ha dichiarato: “In modo chiaro e inequivocabile ho agito da solo, senza l’aiuto di nessuno, tanto meno di un governo.” Domenica scorsa, il capo della US House of Representatives Intelligence Committee Mike Rogers ha detto che stava indagando proprio sul caso Snowden, in particolare sull’eventualità di un aiuto della Russia. Ma Rogers non ha prove specifiche per confermare la sua teoria, sebbene sostenga che i suoi possono essere considerati tranquillamente indizi. È ormai chiaro che molti sostenitori e funzionari del governo americano desiderano che Snowden torni negli USA per affrontare un processo penale. Invece, in un’intervista del Times il rivelatore di documenti segreti ha dichiarato “C’è una possibilità del zero per cento che i russi o i cinesi abbiano ricevuto i documenti“.
Snowden fuggì dagli Stati Uniti circa un anno fa, fermandosi per poco ad Hong Kong, e poi raggiunse la Russia, la quale gli offrì asilo politico almeno per un anno. Attraverso interviste televisive, radiofoniche e giornalistiche, molti potenti funzionari americani cercano di servire alla popolazione un’immagine del tutto negativa di Snowden, facendo leva su vecchi e mai del tutto assopiti contrasti politici tra mondo occidentale e mondo orientale. Ma Edward Snowden ha fiducia nei suoi concittadini e questo lo si può evincere proprio da una citazione riportata dal New Yorker: “Il popolo americano è più furbo di quanto i politici pensano di essere“.

La riforma della NSA non basta

Stavolta a a prendere parola per quanto riguarda la vicenda Datagate è stato il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, il quale ha annunciato una serie di cambiamenti in merito alle operazioni di sorveglianza della National Security Agency (NSA). Obama ha infatti parlato di una riforma che però non sembra aver convinto tutti: “limitazioni nell’utilizzo dei dati dei cittadini ottenuti” è l’espressione che ha prodotto diversi dubbi in merito alle intercettazioni che, molto probabilmente, continueranno ad essere effettuate sulla stragrande maggioranza della popolazione.

La proposta del presidente americano ha trovato riscontri positivi soprattutto da segretario della difesa Chic Hagel e dal Direttore dell’Intelligence James Clapper; maggiori perplessità, invece, sono giunte da parte di Cindy Cohn, Direttrice Legale dell’Electronic Frontier Foundation (EFF), ovvero l’organizzazione internazionale non profit di avvocati che si interessano dei diritti digitali: “Il Presidente ha fatto molti passi per riformare la NSA, ma c’è ancora molto da fare“. Più in particolare, l’EFF ha evidenziato la necessità di una legge più trasparente e di una modalità operativa che richiede un mandato per ogni tipo di intercettazione. 
Anche Julian Assange, fondatore di Wikileaks, è intervenuto in risposta al discorso di Obama in modo molto diretto e allo stesso tenpo ironico: “Deve essere pesante per un capo di Stato andare avanti per 40 minuti senza dire praticamente nulla“. Assange si riferiva alla mancata modifica della normativa sui segreti di Stato e del trattamento degli informatori, la cui vita è ormai stravolta: affermando ciò, non intendeva la soltanto la presa in considerazione della sua condizione, ma anche quella di Edward Snowden. Di fatti, senza l’ex tecnico della CIA, lo scandalo Datagate non sarebbe mai esploso. 
Infine, nemmeno le aziende ICT sembrano essere entusiaste di questa sorta di riforma: con un comunicato collettivo Google, Yahoo, Microsoft, AOL, LinkedIn, Facebook, Apple e Twitter hanno espresso la soddisfazione su “i progressi fatti su punti fondamentali“, ma anche la proposta secondo la quale “occorre continuare a lavorare” per risolvere alcune questioni che ancora non sono state toccate, e soprattutto per evitare che un futuro si arrivi a situazioni simile a questa.

Qualcosa pare si stia muovendo, ma non basta. Sembra che il governo americano voglia concedere poco ai cittadini che invece hanno subito tanto a causa delle operazioni di sorveglianza di massa della NSA. Quindi, nel caso in cui si voglia fare ricorso a una riforma, è giusto che si vada in contro alle esigenze dei cittadini e la si faccia come si deve, senza indugiare più di tanto. Dopo lo scandalo la fiducia nel governo è sprofondata, e se lo stato fa poco o nulla per rimediare, allora non ci saranno nemmeno le basi per poter stabilire una riconciliazione, sempre se potesse interessare a qualcuno. Ma credo di si.

Fonte:punto-informatico