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Ambiente

Brasile: bloccato mais OGM

La decisione della Commissione Tecnica per la Sicurezza Nazionale per quanto riguarda l’utilizzo del mais OGM Liberty Link, prodotto dalla Bayer, è stata annullata dalla Corte Federale d’Appello brasiliana. Il Giudice Federale  Candido Silva Alfredo Leal Junior, relatore della causa, ha voluto sottolineare la necessità di uno studio approfondito sulle conseguenze negative che possono esserci nel consumo di prodotti geneticamente modificati nei confronti dei diversi ambienti naturali.

Grazie a questo annullamento, il mais OGM prodotto dalla Bayer non potrà essere commercializzato nelle regioni del nord e del nord-est del Brasile, proprio perché mancano gli approfonditi studi tecnici relativi ai rischi che possono correre i vari ambienti naturali e la salute umana una volta entrati a diretto contatto con gli organismi geneticamente modificati. Ciò è molto importante se si considera che tutte le aziende di OGM in Brasile non hanno mai presentato studi che potessero confermare la non pericolosità di questi prodotti per il territorio: quindi, si potranno ridiscutere tutte le autorizzazioni commerciali finora concesse. L’avvocato di Terra de Direitos Fernando Prioste ha dichiarato: “Dopo dieci anni di commercio libero delle colture OGM in Brasile, recentemente il dibattito si è intensificato ed ha preso una forma più complessa, esponendo le deficienze dell’agricoltura basata sugli OGM e sui pesticidi agricoli. Questa decisione dei giudici è un elemento importante che si aggiunge alla lotta del popolo per un modello di agricoltura basato sulla agro-ecologia, che garantisce i diritti degli agricoltori e cibo sano privo di pesticidi per la popolazione“.

La decisione della Corte Federale d’Appello è di grande impatto: ora tutte le aziende di biotecnologie, se vogliono continuare a lavorare in Brasile, dovranno presentare studi validi che dimostrino l’assenza di rischi legata alla produzione di OGM. Agiranno in questo modo o preferiranno levare le tende dal territorio carioca? Qualsiasi opzione sceglieranno, ci troveremo direttamente di fronte ai problemi fondamentali legati agli OGM: fanno male? Sono pericolosi o no? Gli studi sono attendibili? Come si fa a sapere cosa è stato fatto per bene e cosa invece è stato fatto superficialmente? Intanto, vediamo come si evolverà la situazione brasiliana che è davvero significativa nell’ambito degli organismi geneticamente modificati.

Fonte: www.tlaxcala-int.org

Sri Lanka: malattia renale collegabile al Roundup

Contadine dello Sri Lanka al lavoro nei campi

Un nuovo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health sugli effetti del Roundup, un erbicida a base di glifosato prodotto dalla multinazionale americana Monsanto. Secondo i ricercatori di questo studio, la malattia renale che sta colpendo le regioni del nord dello Sri Lanka, e non solo, è collegabile agli effetti prodotti dal Roundup.

Gli scienziati hanno evidenziato che il glifosato diventa molto tossico per il rene nel momento in cui questo viene mescolato con acqua ad alto contenuto di sali, calcio, magnesio, stronzio e ferro, o con metalli come l’arsenico e il cadmio che molto spesso sono già presenti in natura nel suolo oppure vengono aggiunti attraverso i fertilizzanti. Questi elementi, che interagiscono con il glifosato, causerebbero quella che è stata definita la Chronic Kidney Disease of Unknown etiology (CKDu), cioè una malattia renale cronica di eziologia sconosciuta che negli ultimi tempi nelle regioni del nord dello Sri Lanka, ma anche in altri paesi come ad esempio a El Salvador, NicaraguaCosta Rica e in India, è la seconda causa di morti tra i maschi.

La CKDu è stata scoperta circa venti anni fa. La malattia si è diffusa rapidamente da allora e ora colpisce il 15% delle persone in età lavorativa della regione, per un totale di 400.000 pazienti. Almeno 20.000 persone hanno perso la vita solo a causa della CKDu. I ricercatori, inoltre, hanno sottolineato che i cambiamenti politici in Sri Lanka alla fine del 1970 hanno portato all’introduzione di prodotti agrochimici, soprattutto nella coltivazione del riso. Negli anni ’90 si è poi assistito a un aumento della malattia a causa del maggiore utilizzo del Roundup e alla maggiore esposizione da parte dei raccoglitori di riso. Questi ultimi, infatti, sono tuttora i più esposti al rischio di contrarre la malattia attraverso l’assorbimento della pelle, l’inalazione oppure bevendo l’acqua contaminata.

Un altro studio si aggiunge, quindi, a sostegno della pericolosità e della dannosità del Roundup, un erbicida che più che interagire con l’ambiente, lo modifica e lo avvelena. E in un paese che si basa essenzialmente sull’agricoltura come lo Sri Lanka, questo rappresenta un problema molto grave che bisognerebbe risolvere quanto prima. Sono state troppe le vittime dell’erbicida della Monsanto negli ultimi 40 anni.

Fonte: infowars

Patrick Moore sostiene che il riscaldamento globale non è causato dall’uomo

Patrick Moore, ecologista ed ex co-fondatore di Greenpeace

L’ecologista canaedese ed ex co-fondatore di Greenpeace, Patrick Moore, sostiene che non esistono prove scientifiche in merito al fatto che il riscaldamento globale sia causato dall’uomo. Rivolgendosi al Senate Environment and Public Works Committee ha affermato: “Non vi è alcuna prova scientifica che le emissioni umane di anidride carbonica siano la causa dominante del minore riscaldamento dell’atmosfera terrestre negli ultimi cento anni. Se ci fosse una tale prova, sarebbe stata documentata per mostrarla a tutti. Nessuna prova vera e propria, così come è intesa dalla scienza, esiste“. Moore abbandonò Greenpeace perché, a sua detta, l’associazione aveva preso una brusca virata verso la politica di sinistra.

Moore ha voluto sottolineare che 450 milioni di anni fa, ovvero nell’era glaciale, la presenza di anidride carbonica era 10 volte superiore rispetto a quella attuale: “C’è qualche correlazione, ma poche prove, a sostegno di una relazione causale diretta tra CO2 e la temperatura globale durante i millenni. Il fatto che abbiamo avuto sia le temperature più elevate, sia un’era glaciale in un momento in cui le emissioni di CO2 erano 10 volte superiori a quelle che ci sono oggi, contraddice fondamentalmente la certezza che le emissioni di CO2 prodotte dall’uomo siano la principale causa del riscaldamento globale“. Moore ha poi sostenuto nel caso un un riscaldamento ci sarebbe un vantaggio per la specie umana, dato che “gli umani sono specie tropicale“.
Dall’altra parte, invece, ci sono le dichiarazioni al MailOnline del dottor Doug Parr, capo scienziato di Greenpeace del Regno Unito: “Il cambiamento climatico sta accadendo, è causato principalmente dall’attività umana, ed è altamente pericoloso per il benessere futuro delle persone su questo pianeta“. L’Accademia Nazionale delle Scienze degli USA e la Royal Society, che è l’accademia scientifica nazionale del Regno Unito, hanno rilasciato un rapporto nel quale vengono affrontate nuove tematiche come il recente rallentamento della crescita delle temperature mondiali e il collegamento dell’azione dei gas che intrappolano il calore con le situazioni meteorologiche estreme (in primis lo scioglimento dei ghiacciai e l’aumento del livello dei mari che sono più acidi).

Dov’è la verità? In generale, non conviene mai fare di tutta l’erba un fascio. La comunità scientifica ha molto spesso contribuito a migliorare le condizioni della vita umana, ma non sono rari i casi in cui la politica ha giocato un ruolo influente nel mondo della scienza. Temo che tutta la verità non si saprà mai in questi casi, soprattutto per gli interessi che circolano intorno alla vendita delle risorse energetiche. Perciò, la comunità scientifica indipendente potrebbe a questo punto rappresentare un miglior punto di riferimento.

Fonte: http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2569215/Humans-not-blame-global-warming-says-Greenpeace-founder-Patrick-Moore.html

Uno studio espone le conseguenze negative di alcune tecniche di geoingegneria

Un altro studio mette in guardia sulla pericolosità degli effetti della geoingegneria, ovvero la manipolazione dei processi ambientali attraverso diverse tecniche: riflessione della luce solare dallo spazio, aggiunta di calce negli oceani, rilascio di sostanze chimiche nell’atmosfera e vaste irrigazioni nei deserti per consentire la crescita di alberi. Tutte queste strategie hanno come scopo quello di controllare l’emissione di carbonio continuando a produrre energia a basso costo.

Immagine da www.washingtonpost.com

Alcuni ricercatori del GEOMAR Helmholtz Centre for Ocean Research hanno utilizzato dei software per testare i potenziali vantaggi e svantaggi di ben cinque diverse tecniche di geoingegneria. Il loro studio suggerisce che anche attraverso la combinazione di diverse tecniche, la geoingegneria non sarebbe in grado, entro il 2100, di prevenire l’aumento delle temperature medie oltre i 2° C rispetto alle temperature attuali. Il dottor David Keller della GEOMAR Helmholtz Centre for Ocean Research ha dichiarato: “Le conseguenze a lungo termine e gli effetti collaterali di questi metodi non sono stati adeguatamente studiati“. Ecco alcune tecniche di geoingegneria con le relative conseguenze negative:

  • Rimboschimento: consiste nell’irrigare deserti per poi piantare milioni di alberi che possano assorbire l’anidride carbonica. Tuttavia, tale tecnica potrebbe permettere alle piante di assorbire la luce solare che attualmente i deserti riflettono nello spazio, contribuendo quindi al riscaldamento globale.
  • Risalita artificiale delle acque oceaniche: ingegneri hanno adottato lunghi tubi per pompare acqua fredda ricca di nutrienti per raffreddare le acque superficiali. Se questo processo non venisse mai fermato, il calore delle acque oceaniche potrebbero essere riequilibrato cambiando rapidamente il clima.
  • Alcalinizzazione dell’oceano: ammucchiare la calce in mare per aumentare chimicamente l’assorbimento di anidride carbonica. Lo studio suggerisce che questa tecnica avrebbe poca utilità nel ridurre le temperature globali.
  • Fertilizzazione dell’oceano con ferro: il metodo prevede il versamento di ferro nell’oceano per aumentare la produzione di organismi fotosintetici in grado di assorbire anidride carbonica. Anche questa tecnica, secondo lo studio, sarebbe poco utile.
  • Gestione della radiazione solare: ridurre la quantità di luce solare che la Terra riceve, creando nell’atmosfera delle nuvole composte da solfato aventi capacità riflettenti. Ma in questo modo l’anidride carbonica si accumulerebbe lo stesso nell’atmosfera.
I dati più preoccupanti riguardano gli effetti collaterali che potrebbero causare tali tecniche. Ad esempio, la fertilizzazione dell’oceano permetterebbe al plancton di rimuovere l’anidride carbonica, ma anche di cambiare le misure delle zone minime di ossigeno, importantissimo per l’intero ecosistema.
Insomma, questo studio ci dice che bisogna fare molta attenzione e di non essere superficiali quando si interagisce a questi livelli con l’ambiente: ogni passo falso si ritorcerebbe contro di noi e quindi, invece di risolvere un problema, ne creiamo molti altri ancora.

Monsanto: nuove prove sulla pericolosità del RoundUp

L’erbicida RoundUp, prodotto dalla società americana Monsanto, viene da sempre pubblicizzato come la pietra angolare delle colture alimentari degli organismi geneticamente modificati (OGM). In realtà, questo prodotto provoca seri problemi alle colture e quindi, di conseguenza, anche alle persone che consumano cibi che sono entrati in contatto con questo erbicida. Un nuovo studio infatti, che verrà pubblicato questo mese, mostrerà ulteriori prove della dannosità del RoundUp sulla base degli effetti degli ingredienti coadiuvanti.

I test di sicurezza su insetticidi ed erbicidi tengono conto solo dei suoi principi attivi, tossici anche loro, ma gli effetti dei coadiuvanti consentono un aumento della loro velenosità: il RoundUp conterrebbe dei coadiuvanti molto potenti. Per comprenderne meglio le conseguenze, è utile riportare alcune citazioni dell’articolo “Approvazioni antiparassitari ingannevoli – e Roundup è il più tossico di 9 pesticidi testati“, pubblicato dall’organizzazione anti-OGM, indipendente e non-profit GM Watch:

“… le formulazioni complete dei pesticidi tanto venduti quanto utilizzati, contengono anche additivi (adiuvanti), che aumentano l’attività dei parassiti o di diserbo del pesticida. Queste formulazioni complete non devono essere testate nelle prove a medio e lungo termine – anche se sono le sostanze a cui gli agricoltori e i cittadini sono esposti.”

“Questo è un grave difetto del processo di regolamentazione, secondo uno studio recentemente pubblicato dal team del professor Séralini (Mesnage et al. 2014, Biomedical Research International). Lo studio ha rilevato che per otto pesticidi importanti (su un totale di nove analizzati), la formulazione commerciale è fino a 1000 volte più tossica del principio attivo valutato per la sicurezza dalle autorità di regolamentazione.”

“Lo studio è stato condotto in vitro su tre tipi di cellule umane.”

“Lo studio ha prodotto un altro risultato a sorpresa. Roundup è spesso propagandato come un erbicida benigno che è ampiamente utilizzato in spazi pubblici e da giardinieri domestici, così come da parte degli agricoltori. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che era di gran lunga il più tossico di tutti gli erbicidi e insetticidi che hanno provato.”

La nuova ricerca che espone la pericolosità di un prodotto come RoundUp è stata condotta dallo scienziato francese Gilles Eric Seralini, il quale tempo fa ha pubblicato uno studio che mostra ratti che, alimentati con OGM, hanno contratto dei tumori. Sembrerebbe quindi che le prove dei rischi legati a questi erbicidi ci siano tutte, solo che il potere della multinazionale Monsanto, insieme a quello dei media soggiogati, rendono poco accessibili tali informazioni.