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Droni

Costruire droni imparando dagli insetti

L’uomo trova ispirazione anche dalla natura quando si tratta di sviluppare tecnologie. In riferimento ai droni, sopratutto quelli più piccoli, molti ingegneri dichiarano di prendere spunto dagli insetti. Non prendono in considerazione solo ed esclusivamente le loro forme e le loro dimensioni, ma in molti casi cercano di riprodurne anche il comportamento.

Sciami di droni
I pesci e gli uccelli si riuniscono in banchi e stormi per confondere i predatori; le formiche collaborano nella costruzione di colonie. Ci sarebbero altri esempi di lavoro di gruppo provenienti dal regno animale, ma questi bastano per capire dove vuole arrivare l’ingegnere Vijay Kumar, professore presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e di Meccanica Applicata dell’università di Pennsylvania. Kumar e alcuni suoi ricercatori stanno lavorando sulla possibilità di far volare dei droni in sciami e in modo coordinato. Non è facile, perché questi particolari velivoli devono calcolare tanti elementi: posizioni, distanze, altezze, velocità, eccetera.

Il volo degli insetti
Gli ingegneri e gli esperti di robotica si stanno concentrando sul miglioramento delle abilità di volo dei droni esaminando alcuni insetti. Ad esempio, Michel Maharbiz, professore di ingegneria e scienze informatiche presso l’università di Berkley (California), sta studiando il volo dei coleotteri. Maharbiz fa “indossare” a questi insetti una sorta di zainetto contenente un microcontroller, una batteria e una radio, e collega dei cavi al loro cervello e ai loro muscoli per il volo. Questo congegno permette al professore di studiare la risposta dei muscoli stimolati e quindi di capire le dinamiche di volo degli insetti.

Un coleottero con il congegno ideato da Maharbiz
Foto: Michel Maharbiz – Università di Berkley, California

Gli scopi
Le utilità di uno sciame di droni possono essere diverse. Nel campo militare, minerario, agricolo e biologico lo scopo principale potrà essere quello del monitoraggio. Il professore di biologia dei primati della Liverpool John Moores University, Serge Wich, sostiene che la sua ricerca ha ottenuto degli ottimi risultati grazie all’utilizzo di questi droni. Infatti, è riuscito a tracciare e a monitorare gli oranghi della foresta pluviale di Sumatra evitando escursioni lunghe e faticose.

Ma gli sciami di droni potranno essere adottati anche per altri scopi. Ad esempio, potranno essere utili per fornire informazioni su luoghi difficilmente accessibili, individuare bracconieri o trasportare determinati oggetti per situazioni di emergenza. Sarà proprio il lavoro di squadra a fare la differenza: un drone trasporterà una videocamera, un altro un GPS, un altro un faretto, un altro ancora un termometro e così via. E se le batterie stanno per scaricarsi? Nessun problema: il drone tornerà autonomamente al campo base e sarà sostituito da un altro.


Alcuni ostacoli
Esperimenti con questo tipo di tecnologie, per ora, si possono effettuare solo all’interno di laboratori. Questo perché, in tutto il mondo, ci sono delle limitazioni sul come e dove è consentito utilizzare droni, E poi ci sono questioni legate a costi e permessi che sono molto complicate. Quindi è giusto essere entusiasti, ma bisogna anche considerare che questa tecnologia non è stata ancora testata in ambienti esterni, dove tutto sarebbe più complesso. Però, con molta probabilità, questi ostacoli potranno essere sempre meno influenti nel corso degli anni grazie allo sviluppo della tecnologia e all’abbassamento dei costi.

Per  il futuro Kumar è ottimista. La tecnologia del mesh networking che permette ai droni di comunicare e i dispositivi di memorizzazione dei dati stanno crescendo notevolmente: “La capacità di costruire robot personalizzati in luoghi remoti… Le probabilità che questa diventi una realtà stanno aumentando ogni giorno“. E poi ha aggiunto: “Spesso la scienza è messa in discussione perché non abbiamo i dati“. Ma se e quando questi droni verranno perfezionati e le normative aggiornate, si potranno raccogliere migliaia e migliaia di dati ambientali. Per la gioia di Kumar e della scienza in generale.

Fonte:
psmag.com

Project Wing - Quelli di Google X sperimentano il drone in California

Project Wing: i droni di Google per le consegne

Fino a qualche anno fa, pensare di usare droni per le consegne suonava strano e forse a qualcuno ha fatto addirittura ridere. Ma di recente molte aziende stanno lavorando seriamente su quest’idea. Prima Amazon, ora anche Google con il suo Project Wing, nonostante la Federal Administration Aviation (FAA) abbia vietato l’uso di droni per fini commerciali in America. Considerate le ultime tendenze, però, è probabile che presto la FAA apporterà qualche modifica alla normativa.
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La BAE Systems progetta gli aerei del futuro

Gli ingegneri della BAE Systems, società inglese che opera nel settore aerospaziale, stanno lavorando su alcune tecnologie futuristiche che potranno essere applicate agli aerei entro il 2040. Si tratta della possibilità di stampare droni, di rigenerare componenti danneggiate, di un’arma ad energia diretta e di raggruppare più aerei insieme. Vediamo più nello specifico in cosa consistono.

Aerei che stampano droni

Nel 2040 le stampanti 3D saranno così tecnologicamente avanzate che potranno consentire a un aereo di stampare dei droni. Questi droni potranno essere utili per missioni di sorveglianza prolungata o di salvataggio. In base al tipo di situazione, i droni verranno stampati con in dotazione uno specifico set di strumenti.

The Survivor: rigenerare le ferite

Questa tecnologia permette gli aerei rigenerare le parti che hanno subìto danni. Consiste in un fluido adesivo contenuto in un campione di nanotubi di carbonio che agisce nel momento in cui si verifica un guasto. Il meccanismo è simile alla guarigione da una ferita: cellule danneggiate vengono sostituite da cellule dello stesso tipo. Solo che in questo caso il materiale è diverso e il processo di risanamento avviene molto più velocemente.



Arma ad energia diretta: neutralizzare l’attacco nemico

Quest’arma spara un fascio concentrato di energia alla velocità della luce. Potrà essere adottata per proteggere le truppe di terra dal fuoco nemico, ma non è escludibile l’ipotesi di un utilizzo più offensivo. Armi del genere non sono del tutto nuove per gli appassionati di giochi d’azione ambientati nel futuro. Ma se i calcoli degli ingegneri della BAE Systems sono esatti, questo futuro non è poi così lontano.
 


The Transformer: come i famosi robot, o quasi.

Si tratta di un sistema aereo flessibile che è composto da velivoli più piccoli. Grazie all’unione di questi velivoli verrà risparmiato tempo per le operazioni di coordinazione in volo e anche carburante. Durante il volo poi, i piccoli velivoli potranno sganciarsi e agire in maniera indipendente per svolgere ognuno un determinato compito. A missione ultimata potranno riagganciarsi e tornare alla base. Montaggio e smontaggio: è inevitabile pensare ai robot giocattoli giapponesi e alle saghe che ne sono derivate.


Le idee agli ingegneri della BAE Systems non mancano. Chissà se riusciranno a raggiungere l’obiettivo entro la data prestabilita. Tra trent’anni potrebbe succedere di tutto e magari potremo andare anche oltre ciò che hanno in mente oggi i nostri scienziati.

Fonti: baesystems.com
theguardian.com

Un ristorante russo usa i droni per spedire la pizza

Chiamate il ristorante, ordinate la pizza e in circa mezz’ora ve la ritroverete nei pressi di casa vostra grazie a una spedizione tramite drone. Sta accadendo in Russia e, sebbene sia ancora una fase sperimentale, l’idea sembra essere gradita da molte persone.

Il ristorante russo in questione si chiama Dodo Pizza e sabato scorso ha consegnato la prima pizza con un drone nella città di Syktyvkar. Il drone ha tutti gli strumenti necessari e il personale adatto affinché la spedizione venga effettuata senza intoppi: può raggiungere i 40 km/h, trasportare un peso fino a 5 Kg, è dotato di videocamere che trasmettono video monitorati dal responsabile del ristorante, il quale poi chiama il cliente al momento della consegna per assicurarsi che la pizza non approdi nelle mani sbagliate. Una volta che il responsabile, attraverso il collegamento video, vede il cliente uscire fuori casa per prendere la consegna, la pizza viene calata tramite un cavo. Unico problema: questi droni non sono ancora attrezzati per accettare contanti. Quindi, i pagamenti sono effettuati nel momento dell’ordine attraverso una carta di credito. Invece, sono equipaggiati di un sistema anti-furto: se un malintenzionato volesse appropriarsi del drone tirando pesantemente il cavo per la consegna, si attiverebbe un meccanismo di sicurezza che consentirebbe al velivolo a pilotaggio remoto di rilasciarlo immediatamente. Di seguito potete vedere il risultato della prima consegna del ristorante russo.


Negli ultimi anni, stiamo assistendo allo sviluppo di diverse tipologie di droni specializzati in spedizioni. Questa novità fu introdotta principalmente da Amazon, l’azienda americana di commercio elettronico guidata da Jeff Bezos. Ora la consegna tramite droni sembra essere stata presa seriamente in considerazione da diverse aziende, le quali investono sempre più denaro per potenziare i loro servizi. E voi ordinereste una pizza con consegna tramite drone?

Fonte: infowars.com

Arriva il drone che stampa in 3D

La fusione tra un drone e una stampante 3D è possibile. Lo ha dimostrato Mirko Kovac insieme al suo team dell’Imperial College London, costruendo il primo drone con tecnologia di stampa 3D. Siamo ancora agli inizi, ma i primi risultati promettono bene.

L’ispirazione è stata fornita dalla natura: così come i rondoni costruiscono i loro nidi utilizzando la propria saliva, i droni progettati da Kovac sono in grado di creare strutture mentre sono in volo. Infatti, il drone contiene due elementi chimici che, combinati, producono poliuretano, ossia delle schiume flessibili. Questa tecnologia ibrida può trasportare pesi fino a 2.5 Kg, ma secondo Kovac col tempo potrà arrivare anche a sostenere 40 Kg. Il drone con stampante 3D è alimentato con una batteria tradizionale, ma per il futuro è prevista una ricarica attraverso dei pannelli solari. Tutti i comandi sono controllati grazie a un computer che fornisce le istruzioni al drone tramite un sistema wireless. Le applicazioni di questa tecnologia potranno essere varie, dalla sostituzione di componenti di edifici, all’estrazione di scorie nucleari. Insomma, operazioni che per gli uomini risultano essere più rischiose potranno essere effettuate, in parte, da questi particolari droni, “al volo”.

Fonte: www.newscientist.com