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Droni

La DARPA e i droni del futuro

La DARPA (Defense Advanced Research Project Agency) sta lavorando sulle tecnologie avanzate che in futuro, forse, rimpiazzeranno i soldati. Tra queste ci saranno dei particolari droni di nuova generazione che saranno in grado di colpire con molta precisione obiettivi aerei e terrestri anche grazie a una sofisticata intelligenza artificiale.

Diamo uno sguardo ai droni del futuro con gli occhi della DARPA.

Droni del futuro secondo la DARPA
Droni del futuro secondo la DARPA

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Droni sottomarini della DARPA

La DARPA testerà i droni sottomarini

Quest’anno il Pentagono sperimenterà l’utilizzo di droni sottomarini che potrebbero rimanere sul fondo marino per anni prima di essere lanciati nel cielo. Tali droni sottomarini sono stati progettati dalla DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) per migliorare le tecnologie di difesa a disposizione degli Stati Uniti.
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WASP: il drone spia che può violare reti Wi-Fi e GSM

Il drone spia WASP esposto all'International Spy Museum
Il drone WASP all’International Spy Museum
Fonte: WUSA9

Google e Amazon sperimentano i droni per nuove forme di spedizione; l’esercito USA usa i droni per scopi militari; i filmaker per riprendere scene dall’alto; e tante altre persone anche per registrare video, scattare foto, quindi per semplice svago. In questi esempi c’è un po’ di tutto: lavoro, divertimento e guerra. Il drone inventato da Mike Tassey e Rich Perkins, amici di lunga data ed ex colleghii alla Air Force, si colloca nel mezzo. Nel senso che il loro velivolo a pilotaggio remoto possiede tecnologie che possono essere considerate utili e pericolose allo stesso tempo. Dipende dai punti di vista,

Il drone spia
Il drone in questione si chiama WASP (Wireless Aerial Surveillance Platform) ed è in grado di violare le reti Wi-Fi, craccare password, intercettare chiamate e messaggi di testo di cellulari. WASP può essere pre-impostato con coordinate GPS per farlo volare in determinate aree, può raccogliere circa 32 GB di dati e magari girare qualche video in HD con la videocamera incorporata. Questa è una brevissima sintesi di quello che può fare questo drone che è open source ed è dotato di diverse tecnologie molto desiderate dagli hacker. Tassey e Perkins hanno sperimentato il drone in zone isolate evitando di registrare conversazioni di altre persone e quindi di violare le leggi.


Perché spiare con un drone?
La risposta alla domanda ce l’hanno fornita gli stessi Tassey e Perkins: “La ragione numero uno per la quale l’abbiamo fatto è perché ci è stato detto che non sarebbe stato possibile.”. In fondo, sono due ragazzi che si divertono a costruire droni nel loro tempo libero. Ma con WASP hanno voluto lanciare un messaggio chiaro: nelle reti Wi-Fi e GSM esiste una vulnerabilità che può essere facilmente sfruttata. Tassey ha affermato: “Abbiamo intercettato telefonate, violato le reti, craccato la crittografia dei punti di accesso Wi-Fi, tutto questo genere di cattiveria è possibile“. Perkins ha poi aggiunto: “Se due ragazzi possono costruire ciò con 6.000 dollari in un garage, che cosa può fare l’Iran? Che cosa possono fare gli stati?“. Belle domande. 

Occhio…
Ho provato a rispondere alle domande di Perkins e le prime idee che mi sono balenate in mente hanno a che fare con il cyber-spionaggio militare, politico e industriale e il monitoraggio delle conversazioni dei cittadini su vasta scala, tipo quello perpetrato dalla NSA negli Stati Uniti. 

Questi due ragazzi e il loro drone WASP sono un’altra dimostrazione di come la tecnologia non possa essere vista unicamente attraverso le lenti del catastrofismo. Hanno costruito un drone grazie a un progetto open source, quindi accessibile potenzialmente a tutti, che nelle mani sbagliate potrebbe causare parecchi problemi. Dovremmo prendercela con loro? No, perché Tassey e Perkins costruendo WASP hanno voluto evidenziare che le reti Wi-Fi e GSM non sono poi così impenetrabili e sicure. Per cui dovremmo ringraziarli e chiederci cosa possiamo fare noi e cosa possono fare i governi per tutelare la nostra privacy.

Se un giorno dovessero volare droni come WASP sopra le nostre teste allora capiremmo immediatamente di essere sotto controllo. Ma soprattutto vorrà dire che, fino a quel momento, non ci siamo preoccupati più di tanto delle conseguenze di questo tipo di tecnologie. Alcune possono essere considerate “malvagie” perché c’è chi non fa nulla per comprenderle o per cambiarle, anche se ne avrebbe la possibilità. E c’è chi le usa illegalmente o per fini discutibili. Siamo sempre noi i primi responsabili di una tecnologia “malvagia”.

Fonti:
wusa9.com
geek.com
forbes.com

Testato il primo drone biologico

Un drone biologico

La squadra del NASA’s Ames Research Center, guidata da Lynn Rothschild, ha costruito e testato il primo drone biologico.

I materiali

Il composto principale è il micelio, cioè l’apparato vegetativo dei funghi. Questo è stato coltivato dalla società newyorkése Ecovative Design attraverso dei pannelli che hanno la forma del drone. Il micelio è poi ricoperto da strati di cellulosa cresciuti da batteri in laboratorio. Gli strati sono composti da proteine clonate dalla saliva delle vespe. I circuiti, invece, sono stati costruiti con un inchiostro a nanoparticelle di argento con lo scopo di rendere il drone il più biodegradabile possibile. Infatti, il drone biologico non è ancora del tutto “biologico”: alcune componenti, come l’elica e la batteria, sono pezzi presi in prestito da un comune quadricottero.

Prossimo obiettivo: completa biodegradabilità 

Il team di scienziati ha intenzione di rendere il drone biodegradabile al 100%. Per raggiungere questo scopo, sta studiando i batteri E. coli. Sono dei batteri presenti nella parte inferiore dell’intestino di animali a sangue caldo (mammiferi, uccelli e anche l’uomo) che hanno il compito di assicurare una corretta digestione. Ma la biodegradabilità potrebbe causare anche dei danni se non approntata bene. L’ingegnere aerospaziale dell’Università del Michigan Ella Atkins esprime tutto il suo entusiasmo per i droni biologici, ma allo stesso tempo solleva una preoccupazione: “Non vogliamo droni biodegradabili che piovono dal cielo e noi non vogliamo inquinare le terre e i mari con droni distrutti, anche se alla fine saranno biodegradabili“. Come darle torto?

Perché costruirli

Ma allora la domanda è: a cosa potranno mai servire i droni biologici? Probabilmente a non lasciare tracce. Con un drone è possibile monitorare, ottenere video e foto di luoghi difficilmente accessibili, ma anche di strade cittadine e quindi di persone. Qualche volta possono esserci incidenti ed è facile risalire alla causa grazie ai pezzi del drone e degli eventuali strumenti annessi andati distrutti. Con molta probabilità, se ci trovassimo davanti ai resti di un drone penseremmo che qualcuno era in zona a pilotarlo. Per quale motivo? Magari per il semplice gusto di farlo volare, per riprendere il panorama o girare un cortometraggio. Ma se i resti si trovassero vicino una proprietà privata, allora il discorso sarebbe diverso. Chiunque si preoccuperebbe della propria privacy.

Oppure immagina dei droni biologici utilizzati per missioni di spionaggio militare. Una volta raccolto i dati necessari e averli mandati alla quartier generale, un drone tradizionale dovrà rientrare alla base con il pericolo di farsi beccare proprio al termine della missione. Un drone biologico, invece, dopo la missione potrà andare a decomporsi in qualche angolo paludoso, umido, o comunque in un luogo adatto al deperimento biologico, lontano da occhi indiscreti. In questo caso, i tempi di biodegradazione faranno la differenza. E quindi questa potrebbe essere forse un’efficace alternativa all’autodistruzione che invece lascerebbe sicuramente delle tracce: fumo, detriti, rumori e puzza di bruciato.

Ipotesi azzardate? Fammi sapere la tua!

Fonti:
newscientist.com
webnews.it