Rappresentazione del dispositivo Lenir per curare l'acufene.

La cura dell’acufene passa per la lingua?

L’acufene è una brutta bestia. Fruscii, sibili o ronzii continui nell’orecchio che rendono la tua vita un inferno. Nessun trattamento è risultato efficace, fino a quando un nuovo studio ha riacceso le speranze.

La soluzione, come già si pensava, si trova nel cervello, ma potrebbe passare attraverso la lingua. Chi l’avrebbe mai detto?

Maledetto acufene, cosa sei?

Alcune volte l’acufene si presenta con suoni reali nell’orecchio generati dai cambiamenti che avvengono nei vasi sanguigni. In questi casi si sente il sangue pompare nella testa e il problema si può risolvere chirurgicamente.

Altre volte le cause si trovano nel cervello. L’acufene può essere associato infatti alla perdita dell’udito: per compensare questa perdita, il cervello va in iperattività e si comporta in modo poco chiaro. Altre cause comuni possono essere la perforazione del timpano, un’infezione, un trauma acustico, alcuni farmaci, la malocclusione e lo stress.

Insomma, l’origine di questo male non è facile da riconoscere. Ecco perché trattamenti come la terapia del suono, farmaci per curare l’ansia e la depressione, gli impianti cocleari e le stimolazioni del nervo vago non sempre aiutano.

Ora però qualcosa potrebbe cambiare. Uno studio pubblicato su Science Translational Medicine mostra i risultati positivi di un test clinico durato un anno.

Lenire, un dispositivo per “spegnere” l’acufene

Hubert Lim, direttore scientifico di Neuromod e professore associato di ingegneria biomedica e otorinolaringoiatria presso l’Università del Minnesota, ha scoperto che la stimolazione delle regioni somatosensoriali del cervello, cioè le aree associate alla percezione del tatto, della pressione, della temperatura e del dolore, causa una diminuzione dell’acufene.

Lim ha iniziato a lavorarci su dal 2009 e nel corso degli anni ha portato avanti diverse sperimentazioni che gli hanno consentito di trarre una conclusione, supportata anche da altri studiosi: la combinazione di suoni e di lievi impulsi elettrici trasmessi alla guancia o al collo dei pazienti ha aiutato a placare i suoni fantasma dell’acufene.

Nel 2017 è entrato nel team di Neuromod per condurre studi più ampi con un dispositivo chiamato Lenire.

Questa tecnologia comprende un paio di cuffie Bluetooth che emettono toni che vanno da frequenze di circa 100 hertz (Hz), come una voce profonda, fino a frequenze di 8.000 Hz, come il cinguettio degli uccelli, accompagnate da un rumore di fondo generale.

I suoni sono accoppiati a delicati impulsi elettrici inviati alla lingua tramite una paletta, simile a un lecca-lecca, con 32 elettrodi che possono sincronizzarsi con il suono. Gli impulsi, ha affermato Lim, pizzicano la lingua come fa una bibita gassata.

Le cuffie e la paletta sono controllate da un dispositivo portatile con cui è possibile modificare i tempi, l’intensità e la sincronizzazione degli stimoli.

Una paziente sta usando il dispositivo Lenir.
Una paziente sta usando il dispositivo Lenir
Fonte: Neuromod Devices

L’esperimento e le prossime mosse

All’esperimento con Lenire hanno partecipato 326 persone con acufene cronico che hanno usato il dispositivo per due sessioni di 30 minuti ogni giorno per 12 settimane.

Dei partecipanti, l’84% ha utilizzato il dispositivo per la quantità di tempo minima prevista. Di questi, in tre gruppi di trattamento, il 75-89% ha avuto miglioramenti. In più di 120 di loro, i miglioramenti sono durati per un anno dopo l’interruzione del trattamento.

Nel 20% dei casi totali però, inclusi coloro che hanno interrotto il trattamento a metà, non ci sono stati miglioramenti o sono addirittura peggiorati.

Quello che siamo stati sicuramente in grado di dimostrare è che possiamo migliorare il carico della gravità dei sintomi dell’acufene con il nostro trattamento“, ha dichiarato Lim.

Ora Neuromod sta pianificando un altro studio per provare diverse variazioni di toni e di stimolazioni della lingua e scoprire quali caratteristiche stanno determinando gli effetti positivi.

Una volta identificate queste caratteristiche, dovremmo aspettarci altri test clinici per ottenere risposte definitive.

Eliminare l’acufene sarebbe un traguardo formidabile. Io l’ho beccato la scorsa estate, all’orecchio sinistro, all’improvviso e senza una causa precisa. E sono fortunato perché alcune persone se lo ritrovano in entrambe le orecchie, perdono parzialmente o completamente l’udito e non riescono a concentrarsi in alcun modo.

A me capita di percepirlo la notte prima di addormentarmi, quando le strade sono mezze vuote e quando non faccio conversazione. Un fischio infinito, impossibile da ignorare. La musica a volte mi aiuta, ma posso assicurarti che tornare ad “ascoltare” il silenzio potrebbe essere per me un’esperienza indimenticabile. Immagina cosa potrebbe significare per chi è messo peggio ed è costretto a conviverci ogni giorno al lavoro, all’università, sempre e ovunque.

Una liberazione totale.

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