Figura umana digitale a mezzo busto in cui si vede il cervello in trasparenza

Susan Schneider: i pro e contro del potenziamento umano

Le tecnologie digitali dirompenti cambieranno i nostri corpi e le nostre menti, nel bene e nel male. Questo è il cuore dell’argomento affrontato dalla filosofa Susan Schneider in un’intervista di Scientific American. Di seguito trovi alcuni passaggi interessanti che offrono vari spunti di riflessione.

Cervelli potenziati per non perdere contro le macchine

Un giorno potremmo avere a disposizione degli impianti neurali per potenziare il nostro cervello, renderlo più veloce nei ragionamenti, più reattivo e più capace nell’immagazzinare informazioni.

Perché dovremmo farlo? Forse le macchine diventeranno così sofisticate che inizieremo a sentirci inferiori, inadeguati, e per stare al loro passo ci affideremo a una tecnologia di potenziamento neurale.

Sembra strepitoso, sarà come avere dei super poteri. Ma secondo Susan Schneider ci sarebbero anche degli aspetti negativi. I produttori di tali tecnologie che garanzie offriranno ai loro clienti? A quali dati avranno accesso? Come li gestiranno?

«Senza adeguate barriere legislative, i tuoi pensieri e i tuoi dati biometrici potrebbero essere venduti al miglior offerente e le dittature autoritarie avranno il dispositivo di controllo mentale definitivo. Quindi, la tutela della privacy è essenziale

Rincorrere le macchine, però, è già di per sé un campanello d’allarme. Significa che le preoccupazioni, lo stress e la pressione nel voler essere migliori all’università, al lavoro o nello sport possono spingerci a fare scelte sbagliate. Come quella appunto di affidarsi a tutti i costi a un impianto neurale, scelta che secondo Susan Schneider dovrebbe essere opzionale.

Ma prima ancora della possibilità di scegliere tra diverse alternative c’è il problema dell’accesso. Il divario digitale potrebbe trasformarsi in un divario intellettuale perché chi non potrà permettersi dispositivi neurali resterà indietro in questa corsa.

«Il divario digitale di oggi potrebbe trasformarsi in un divario digitale della mente.»

Susan Schneider

Fare a meno di mind uploading e immortalità

Susan Schneider si considera una transumanista, ma prende le distanze dal mind uploading, cioè la possibilità di caricare la mente su un supporto digitale per farla sopravvivere nel tempo. Per lei non si tratta di sopravvivenza, ma di produrre un’altra versione digitale della mente, non identica a quella biologica.

La filosofa fa l’esempio della serie tv “Upload” di Amazon Prime Video. Il protagonista Nathan muore a causa di un’incidente e la sua mente viene caricata in una simulazione, una sorta di paradiso digitale con inopportuni glitch che a volte lo portano a desiderare la “vera morte”.

«Anche se la tecnologia funzionasse, persone come Nathan non sopravviverebbero. Nella migliore delle ipotesi, il tentativo di scansione crea un doppelganger digitale. Forse questo essere sarà cosciente, forse no, ma non sarebbe lui in ogni caso. Purtroppo, il vero Nathan è morto sul tavolo di scansione, quando il suo cervello biologico è stato distrutto

Il trailer della serie tv “Upload”, su Amazon Prime Video

L’intelligenza artificiale generale presto tra noi?

Alcuni anni fa non si faceva altro che parlare di intelligenza artificiale (IA). Scenari alla Terminator erano descritti quasi ogni giorno su varie testate e su vari blog, sebbene fosse solo un aspetto di un discorso molto più complesso.

L’intelligenza artificiale generale, o AGI, è l’ipotetica capacità delle macchine di comprendere e apprendere le attività intellettuali al livello degli umani.

C’è chi crede che questo fenomeno resterà solo un argomento che ci diletterà durante la lettura o la visione di opere di fantascienza, ma c’è anche chi sostiene che questo passo è molto più vicino di quanto pensiamo.

Susan Schneider fa una precisazione: «Le IA odierne sono sistemi di dominio specifico, sistemi che eccellono in un singolo dominio, come gli scacchi o il riconoscimento facciale. Le intelligenze generali vanno oltre la mera elaborazione specifica del dominio. Gli esseri umani, così come gli animali non umani (topi, gatti, seppie, ecc.) sono intelligenze generali; integrano materiale attraverso i domini sensoriali e mostrano flessibilità cognitiva.»

Per Schneider occorre qualche decennio prima di vedere una AGI, anche se sospetta che «le prime generazioni di intelligenze generali sintetiche saranno carenti in modi in cui i normali esseri umani adulti non lo sono. Saranno sapienti, superandoci in certi modi che coinvolgono sofisticati database di memoria, riconoscimento di schemi, elaborazione matematica e così via. Chiamo queste ipotetiche intelligenze generali “sistemi savant” perché hanno tutti i tipi di deficit rispetto agli esseri umani normali.»

Il “problema del controllo”

La filosofa parla anche del “problema del controllo“, un problema che diversi esperti associano al livello successivo di sviluppo dell’IA, quello della superintelligenza artificiale.

«Una superintelligenza è, per definizione, un’ipotetica macchina che ci supera sotto ogni aspetto: ragionamento scientifico, abilità sociali e altro ancora. Nick Bostrom, Bill Gates, il defunto Stephen Hawking e molti altri hanno sottolineato che tali sistemi presentano dei pericoli perché sarebbero difficili da controllare. Se l’IA superintelligente ci supera, perché credere che aderirà ai nostri valori etici? Può formulare i propri obiettivi o interpretare i nostri obiettivi in ​​modi perversamente letterali che si rivelano dannosi per noi. Questo problema è chiamato “problema del controllo”.»

Il “problema del controllo”, secondo Schneider, si presenterà anche prima, proprio allo stadio delle AGI.

«Riflettendoci, anche i sistemi savant presentano un problema di controllo, anche se non sono superintelligenze, e il fatto stesso che presentino deficit in certe aree, forse – ad esempio il giudizio morale – potrebbe renderli molto più pericolosi dei sistemi superintelligenti.»

Perché questo problema dovrebbe preoccuparci sin da ora? Schneider ha parlato di appena qualche decennio per l’avvento dell’AGI e sostiene che non bisognerà aspettare la totale comprensione del cervello umano per creare algoritmi neurali di questo livello.

«Proprio come Alpha Go ha battuto il campione del mondo di Go attraverso tecniche algoritmiche che erano sorprendenti e non umane, così anche le intelligenze generali sintetiche del futuro raggiungeranno molti compiti cognitivi e percettivi in ​​modi in cui noi non possiamo.»

In discussioni come queste, la soluzione più facile da pensare è il metaforico pulsante rosso per il reset. Ma arriveremo davvero a sviluppare un simile livello di tecnologia?


Immagine di copertina creata da kjpargeter – it.freepik.com


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