Neil Jacobstein

Neil Jacobstein sull’intelligenza artificiale e il suo futuro

Dal 2016 i media hanno iniziato a dedicare particolare attenzione al settore dell’intelligenza artificiale (IA). Quest’anno continuano a trattare notizie su questo tema cercando di tracciare scenari futuri che spesso però sono influenzati da elementi fantascientifici.

Neil Jacobstein, professore di intelligenza artificiale e robotica presso la Singularity University, sostiene che i media ingigantiscono alcune questioni sulle IA. In un’intervista fattagli all’Exponential Manufacturing Summit, ha descritto i progressi nell’IA, quali applicazioni lo entusiasmano di più e come dovremmo prepararci per il futuro.

Di seguito trovi l’intervista.

 

L’intelligenza artificiale per Neil Jacobstein

Le persone dicono che il 2016 era l’anno della realtà virtuale e che il 2017 è l’anno dell’IA. Alcune persone stanno dicendo anche che l’IA è molto gonfiata. Cosa vedi in termini di IA reale e applicabile nel 2017? È al suo più alto livello di influenza?

Beh, è così interessante. Sono stato nel settore per un certo periodo di tempo ed è così interessante che i media decidono che questo è l’anno dell’IA. Questi sono tutti i titoli dei media e, infatti, il settore dell’IA sta facendo un lavoro considerevole da decenni. È migliorata molto nel tempo. L’hardware è migliorato. Gli algoritmi sono migliorati notevolmente. L’accesso ai dati è migliorato. E in generale i sistemi sono meno fragili e imparano da soli. Non devono avere un ingegnere che costruisca la base di conoscenza.

Ma questi sistemi sono stati davvero utili per un po’. Quello che è cambiato nel 2017 è che ora la tecnologia è così disponibile che non serve avere persone super qualificate per usarla. Richiede ancora certe capacità, e per problemi complessi, capacità considerevoli. Ma ora le persone applicano la tecnologia usando strumenti, strutture e prodotti per un’ampia varietà di problemi nell’industria, dal design al controllo qualità, alla manifattura, al servizio clienti. Intendo in generale. E ora si stanno vedendo risultati davvero buoni.

Per cosa sei più entusiasmato in questo momento nell’intelligenza artificiale?

Ci sono 3 cose di cui sono davvero entusiasta.

Una è la prossima rivoluzione sanitaria che sarà alimentata dalla disponibilità di nuove classi di dati. Dati genomici, dei dispositivi indossabili e in tempo reale sull’organismo umano in determinate condizioni come stress, esercizio fisico, eccetera. Saremo in grado di combinare ciò con un impareggiabile modello di riconoscimento e con i dati di altre persone. Quindi potremo separare una particolare mutazione e la sua espressione fenotipica, e come si presenta nella popolazione in ogni individuo che ha quella mutazione. Potremo cercare di capire cosa sta facendo quella mutazione e cosa non sta facendo. Questo, voglio dire, non in tutti i casi, ma potremo fare un lavoro migliore di quello che abbiamo fatto in passato e credo che l’IA porterà ad una sanità davvero migliorata.

Un’altra cosa che vedremo è l’avvento di veicoli autonomi molto resistenti. Li abbiamo già in uso in piccole prove pilota in tutto il mondo, ma credo che li vedremo entrare in vigore e ridurre drasticamente i tassi di mortalità sulle nostre autostrade. Attualmente uccidiamo 1,2 milioni di persone in tutto il mondo e fino a 40.000 persone solo negli Stati Uniti. Questo numero recentemente è aumentato a causa della guida distratta, come messaggiare durante la guida. Possiamo tagliare radicalmente questi numeri con i veicoli autonomi. E probabilmente i più giovani non avranno le patenti e sembreranno guidare come barbari. Perché mettere un primate alla guida?

E poi un’altra area è l’IA nella ricerca e sviluppo. C’è molto lavoro pesante nel riconoscimento degli schemi che può essere fatto dall’IA in laboratorio allo stesso modo di un assistente o un collega di uno scienziato o di un ricercatore. E sono molto entusiasmato per questo.

Credi che le società che stanno creando sistemi di IA o robotici che elimineranno posti di lavoro abbiano una responsabilità per i lavori che potrebbero essere svolti da umani? Cosa ne pensi?

Sono felice di condividere con te i miei pensieri su questo, ma questi sono i miei pensieri, non la linea di pensiero dell’Università [Singularity University, ndr]. Penso che dobbiamo essere proattivi nel pensare quale impatto di automazione potrebbe esserci sulla forza lavoro, e non solo sulla forza lavoro dei colletti blu. Potrebbe essere facilmente la forza lavoro dei colletti bianchi e, in molti casi, è la classe media che viene svuotata per prima.

Penso ci siano tecnologi che dicono che l’IA e la robotica creeranno nuovi lavori di tutti i tipi. E hanno ragione. Creeranno nuovi lavori per le persone che sono nell’IA e nella robotica, e anche un ecosistema di lavori intorno ad essi.

Ma la vera domanda è: quale è il rapporto tra i posti di lavoro distrutti ai posti di lavoro creati? Penso che alla fine possiamo avere un mondo non solo di abbondanza di beni materiali, ma di scelte di quale tipo di lavoro le persone vogliono perché avranno un sacco di beni materiali e potranno fare lavori che considereranno soddisfacenti. Ma per ora distribuiamo la ricchezza in questo modo e penso ci sarà molta disgregazione nel breve termine.

Quindi penso ci sia una responsabilità speciale delle aziende di IA, robotica e automazione nel pensare quei problemi e nell’aiutare i loro lavoratori a formarsi, educarsi, migliorarsi e forse anche nell’aiutare a creare programmi sperimentali sui redditi di base, e nel pensare quali impatti ci saranno. Perché se non lo facciamo, e tale rapporto risulterà sfavorevole, ci sarà molta disgregazione nella società.

Certo. Quindi, tornando indietro, hai citato il reddito di base universale: la vedi come un’opzione fattibile in un mondo dove molti lavori sono automatizzati?

Penso sia sempre preferibile che le persone possano formarsi e migliorarsi. È grandioso. Ma penso sia intelligente per la società sperimentare con schemi di base, schemi diversi, per attuare il reddito di base universale. Perché in questo modo siamo protetti contro alcuni rischi negativi se si scopre che sono davvero molte persone a perdere il lavoro simultaneamente. Infatti, penso che avremo un’occasione affinché le persone possano fare lavori molto più soddisfacenti se non devono preoccuparsi di cosa fare per vivere.

Ho alcuni amici che dicono: “Non dovremmo attuare i redditi minimi o i redditi universali perché priveranno i poveri della loro autostima”. E io rispondo: “Guardate, assicuriamoci che le persone con difficoltà economiche possano nutrire i loro bambini, che abbiano una buona assistenza sanitaria e che abbiano accesso a una buona educazione e a un riparo sulle loro teste, e poi preoccupiamoci della loro autostima”. E credo che l’autostima sia importante, che dovremmo consigliarli e fornire loro accesso a molta istruzione e formazione per permettere loro di imparare cose che sarebbero fantastiche per la loro autostima.

Decisamente. Quindi, allontanandoci un po, l’IA è abbastanza pervasiva in molti film e romanzi di fantascienza. Pensi che queste rappresentazioni dell’IA stiano aiutando o danneggiando il settore?

Beh, sta succedendo da molto tempo. IA e robot sono stati rappresentati per decenni dai media. Ma penso non sia d’aiuto quando i produttori di film realizzano che possono fregare il sistema nervoso delle persone e spaventarle per far generare loro adrenalina e qualche volta endorfina. Fregare i loro sistemi nervosi, in sostanza, per vendere biglietti perché in queste condizioni non devono essere del tutto responsabili di una visione sfumata dell’IA e della robotica. Di solito un’IA o un robot va fuori controllo e un eroe del film deve riparare. Quindi penso sia un genere di film molto semplicistico.

Ci sono poche eccezioni, ma penso sarebbe meglio avere una visione molto più sfumata del futuro, delle possibilità, delle possibilità positive del futuro, invece di infinite distopie. Credo che dovremmo avere dei film che ritraggano davvero un futuro desiderabile e Star Trek ne è un esempio.

 

Diversi futuri

Settore sanitario, automobilistico e di ricerca: è qui che secondo Neil Jacobstein assisteremo a delle vere e proprie rivoluzioni nell’ambito dell’IA. La raccolta, la classificazione e l’analisi di numerosi dati ci permetteranno di comprendere il processo di patologie e di scoprire nuove terapie. Il potenziamento dei software dei veicoli autonomi consentiranno una guida più comoda e sicura. I sistemi di IA, grazie anche all’auto-apprendimento, forniranno assistenza in diversi ambiti di ricerca per ottenere soluzioni e innovazioni.

Jacobstein sostiene anche che i progressi dell’IA oggi sono più evidenti proprio perché ricevono maggiori attenzioni dai media. Ma il lavoro nel settore dell’IA dura da decenni e oggi è più facile vederne i risultati grazie alle nuove piattaforme di comunicazione. Poi c’è la questione dell’immaginario collettivo, alimentato da film e racconti di fantascienza che spesso esaltano il lato minaccioso delle tecnologie. Questi due elementi influenzano notevolmente la nostra percezione generale del progresso tecnologico.

Ma la verità è che il futuro dell’IA presenta molte più sfumature. Per Ben Goertzel molto dipenderà dal fattore della sinergia cognitiva. Roman Yampolskiy sostiene che controllo e cybersicurezza saranno elementi fondamentali per un corretto sviluppo di sistemi di IA.

E se svilupperemo una superintelligenza artificiale? Grady Booch sostiene che non bisognerebbe temerla perché faremo in modo che sarà allineata ai nostri valori. In merito a ciò, anche Stuart Russell ha suggerito 3 princìpi per creare un’IA sicura e affidabile.

Ma c’è anche chi, come Kevin Kelly, considera la superintelligenza artificiale come un mito basato su alcune ipotesi scorrette. Altri dubbi, invece, derivano dallo stesso concetto di intelligenza. Secondo Kelly, è preferibile adottare i concetti di “acutezza” e “prontezza” invece di “intelligenza” nel caso di macchine che imitano il pensiero umano. Ecco perché parla di cognificazione artificiale.

Tralasciare per un attimo l’immaginario collettivo e osservare i diversi pareri sul progresso dell’IA, in effetti, restituisce una visione sfumata del suo futuro. Non sarà facile prevedere cosa succederà. Ma è possibile cogliere rischi e potenzialità confrontando le diverse opinioni. Così aziende, scienziati e autorità possono concentrare meglio i loro sforzi su applicazioni il cui fine è produrre benefici per gran parte delle società.

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