I robot sostituiranno attività lavorative, ma non così in fretta

Le macchine possono sbrigare sempre più mansioni al posto nostro ogni anno che passa. Ma il ritmo dell’automazione trasformerà il mondo del lavoro in modo graduale. Lo conferma anche un nuovo studio di McKinesy intitolato “A Future That Works: Automation, Employment, and Productivity“.

Lo studio di McKinsey si è concentrato sull’analisi di come un insieme di tecnologie potrebbe potenzialmente automatizzare le attuali attività lavorative. L’automazione procurerà diversi benefici alle imprese e alle economie di tutto il mondo. Scopriamo quali sono i potenziali effetti di questa progressiva automazione del lavoro.

 

Quanti e quali lavori verranno automatizzati?

Lo studio di McKinsey si è basato sulle suddivisione di lavori in base alle attività (più di 2000 attività per un totale di 800 lavori) che vanno dal magazziniere al capo di azienda. Ogni attività richiede specifiche capacità. Gli analisti di McKinsey ne hanno individuate 18 raggruppate in diverse categorie: percezione sensoriali, capacità cognitive, elaborazione del linguaggio naturale, capacità sociali ed emozionali e capacità fisiche.

La struttura dell'analisi delle attività lavorative ideata da McKinsey
La struttura dell’analisi delle attività lavorative ideata da McKinsey

La ricerca evidenzia che molte attività possono essere automatizzate e che la maggior parte dei lavori possono essere eseguiti dalle macchine. Ma l’impatto a breve termine non sarà quello di eliminare i posti di lavoro, bensì quello di trasformare il lavoro stesso.

Secondo i dati di McKinsey, il 49% del tempo speso per le attività lavorative potrebbe essere automatizzato attraverso la tecnologia esistente o che è in via di sviluppo nei laboratori. A livello globale, le attività che possono essere automatizzate riguardano 1,1 miliardi di lavoratori e una cifra salariale di 15,8 bilioni di dollari. Ma solo il 5% dei lavori può essere completamente automatizzato.

I tipi di lavoro più minacciati dall’automazione sono quelli fisici in ambienti prevedibili e strutturati. Negli Stati Uniti queste attività coprono il 51% dell’economia, pari a circa 2,7 miliardi di dollari in salari. Sono quelle attività lavorative più comuni nei settori del manifatturiero, in quello dei servizi ricettivi, di ristorazione e quello di commercio al dettaglio. Altre informazioni su questi dati li trovi in una ricerca precedente di McKinsey che si è basata nello specifico sul potenziale di automazione delle attività lavorative.

Ma il rischio di automazione non riguarda solo i lavori che richiedono scarse abilità o che sono meno pagati. Riguardano anche lavori che richiedono abilità medio-alte e che sono ben pagati. Quale sarà allora la tendenza? Considerando che i processi vengono sempre più trasformati dall’automazione delle singole attività, le persone svolgeranno compiti che completeranno il lavoro delle macchine e viceversa.

Alcuni grafici sull'automazione globale

 

Il ritmo dell’automazione è graduale

I robot che ruberanno il nostro lavoro è un’immagine che ormai da tempo genera ansia in molte persone. Da questo punto di vista, il rapporto di McKinsey ci rassicura: non perderemo il lavoro da un momento all’altro. Ci vorranno decenni prima di notare a pieno la trasformazione.

Il ritmo dell’automazione e il suo impatto sui lavoratori cambierà in base alle diverse attività e competenze. In particolare, sono 5 i fattori che influenzeranno il ritmo e l’estensione dell’automazione delle attività lavorative.

  1. Fattibilità tecnica. La tecnologia deve essere inventata, integrata e adattata a diverse soluzioni per automatizzare specifiche attività. Alcune delle 18 capacità considerate dallo studio di McKinsey possono essere già eseguite dalle macchine, anche meglio degli umani. Altre richiedono maggiore sviluppo tecnologico. In particolare, un progresso nell’ambito della comprensione del linguaggio naturale potrebbe sbloccare maggior potenziale di automazione.
  2. Costo dello sviluppo e della distribuzione delle soluzioni. Il costo delle tecnologie di automazione influenza molto la scelta dell’uso di macchine. Più i computer e i sensori sono sofisticati, più i robot avranno un prezzo alto. Il discorso tende leggermente a cambiare se parliamo di sfotware, i quali hanno dei costi marginali minimi che di solito li rendono meno costosi. Ma col tempo, i costi dell’hardware e del software diminuiranno rendendo più appetibili le soluzioni robotiche e di intelligenza artificiale (IA).
  3. Dinamiche del mercato del lavoro. La qualità, quantità, richiesta e i costi del lavoro umano come alternativa hanno un’influenza sul tipo di attività che verrà automatizzata. Ad esempio, il ristorante ha un potenziale enorme di automazione (più del 75%), ma la decisione di affidarsi alle macchine dovrà tener conto sia degli stipendi dei cuochi che in media negli USA guadagnano 11$ all’ora sia dell’abbondanza di persone disposte a fare quel lavoro per quel salario. Il mercato del lavoro cambia anche in base ai paesi e all’offerta del mondo del lavoro. Ad esempio, se i lavoratori a reddito medio come impiegati e operai venissero sostituiti dalle macchine, potrebbero pensare a un lavoro meno pagato aumentando l’offerta e diminuendo la pressione sui salari. Oppure, potrebbero investire del tempo per migliorare le proprie competenze professionali ritardando il loro rientro nel mondo del lavoro e riducendo temporaneamente l’offerta.
  4. Benefici economici. L’automazione potrebbe portare risparmi sui costi del lavoro, miglioramenti delle prestazioni, profitto, aumento della produttività, maggiore sicurezza e qualità. Ad esempio, i veicoli autonomi non solo potrebbero ridurre i costi del lavoro associati agli autisti, ma potrebbero migliorare anche la sicurezza e ridurre i consumi.
  5. Accettazione governativa e sociale. L’adozione delle macchine dipende anche dalle regolamentazioni e dalle reazioni degli utenti. Lo spostamento degli investimenti in queste nuove tecnologie richiede tempo, così come la modifica dei processi organizzativi per l’adattamento ai nuovi strumenti. Riconfigurare il processo di produzione e gli ecosistemi di lavoro può essere faticoso e spesso sono necessari dei cambiamenti alle regole. Le politiche possono rallentare l’uso delle macchine e le aziende adottano nuove tecnologie a ritmi diversi. Gli ostacoli all’automazione sono più evidenti nei casi in cui le macchine sostituiscono le interazioni umane nei contesti più intimi, come negli ospedali, creando disagi negli individui.

Gli scenari delineati da McKinsey ci dicono che la metà delle attività lavorative di oggi potrebbero essere automatizzate entro il 2055. Ma ciò potrebbe accadere anche 20 anni prima o più tardi in base all’influenza dei fattori citati prima e alle condizioni economiche dei vari paesi.

Quindi sì, in futuro i robot sbrigheranno alcune attività lavorative al posto nostro, ma non succederà in tempi brevi. Inoltre ci sarebbero altri aspetti che stanno emergendo in diverse ricerche, non solo in quella di McKinsey. E cioè che in alcuni casi possiamo parlare di sostituzione, ma è facile che assisteremo soprattutto a una progressiva collaborazione tra macchine e umani.

 

I prossimi passi

Continueremo a discutere sulla disoccupazione tecnologica di massa ancora per un po’, ma allo stesso tempo dovremo continuare a lavorare insieme alle macchine per produrre una crescita economica. Le stime sulla produttività calcolate da McKinsey suggeriscono che le persone che verranno sostituite dalle macchine troveranno un’altra occupazione. Molti lavoratori dovranno cambiare attività e i processi delle imprese verranno trasformati quasi del tutto.

Tuttavia, questo cambiamento nella forza lavoro prodotto dalle tecnologie non è una storia nuova. È una storia simile a quella del XX secolo che aveva visto i lavoratori spostarsi dai campi alle industrie. Quello spostamento non provocò una disoccupazione di massa a lungo termine perché fu accompagnato dalla creazione di nuovi tipi di lavoro.

I ricercatori di McKinsey non possono dirci se la trasformazione che affronteremo nei prossimi anni avrà le stesse conseguenze. Ma la loro analisi mostra che l‘intervento umano sarà ancora necessario nel mondo del lavoro. I guadagni relativi alla produttività da loro stimata si otterranno solo se le persone collaboreranno con le macchine. Ciò comporterà delle modifiche sul posto di lavoro e richiederà un nuovo livello di cooperazione tra i lavoratori e la tecnologia digitale.

Cosa dovremmo fare per affrontare al meglio questa transizione?

Innanzitutto, i sistemi educativi devono evolversi. Scuole, università, istituti di formazione professionale dovranno adattare le loro tecniche di insegnamento e condividere le conoscenze necessarie. I responsabili delle politiche del lavoro dovranno collaborare con gli istituti d’istruzione per migliorare le competenze di base degli studenti e dei lavoratori. In particolare, sarà importante educare sulla resilienza e la flessibilità proprio perché i lavori in futuro potrebbero cambiare a differenti livelli.

L’automazione sarà un’occasione per le persone di mostrare le loro capacità emozionali e sociali nel fornire competenze e nell’esercitare la creatività. Ingredienti importantissimi in un mondo del lavoro in costante cambiamento che necessita di continue innovazioni non solo nelle tecnologie, ma anche negli approcci.

Che questa progressiva automazione ci porterà ad esaltare maggiormente la nostra umanità, come sostiene anche Ray Kurzweil? Di una cosa siamo sicuri: l’automazione è già qui e gli avanzamenti tecnologici proseguono. Non è mai troppo presto per prepararsi.

Foto: Flickr


Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.