Secondo i risultati di un’intervista condotta da DARE2 e Bloch&Østergaard, il 32% degli americani preferisce che il proprio posto di lavoro venga gestito da un programma per computer. Proprio così: un terzo degli americani intervistati vorrebbe avere un’intelligenza artificiale (IA) e non una persona come dirigente dell’azienda in cui lavorano.

Ma ci sono altri dati interessanti da osservare. Diamo un’occhiata.

 

Percezioni

Lo studio in questione è stato condotto negli USA, nel regno Unito e in Danimarca. Attraverso l’intervista sono state raccolte opinioni sulla possibilità di lavorare con e per intelligenze artificiali. È un vantaggio o un limite? Che impatto avrebbe un dirigente digitale sul posto di lavoro?

Il programma dirigente presentato nelle domande è un programma imparziale. Significa cioè che il software prende decisioni e fa proposte in base ai dati provenienti dalle risorse umane e dalle informazioni finanziarie e di mercato. Non è influenzato da giudizi personali, sociali o culturali.

I risultati del sondaggio sono sorprendenti e mostrano notevoli differenze geografiche.

Pensi sia probabile che il tuo attuale lavoro verrà sostituito da una nuova tecnologia?
Questa è una delle prime domande del sondaggio. Il 30% degli americani intervistati ha risposto positivamente, mentre il 43% non pensa succederà. Risposte molto diverse rispetto a quelle degli intervistati danesi: solo il 18% è d’accordo; il 63% ha risposto negativamente. Ciò significa che in Danimarca la “minaccia” di una perdita del posto di lavoro non è granché avvertita, nonostante il progresso costante dell’automazione e della digitalizzazione.

Non bisogna dimenticare un fattore importante. Esistono tanti tipi di lavoro: alcuni possono essere svolti facilmente dalle macchine e dalle IA, altri un po’ meno. Alcune attività lavorative potranno essere affidate alle macchine forse solo in futuro. Il contesto in cui si lavora, le proprie esperienze e le informazioni in possesso hanno un certo peso sulla scelta delle risposte.

Percentuali delle risposte alla domanda: "Pensi che il tuo attuale lavoro verrà sostituito da una nuova tecnologia?"

 

Il peso dell’etica

Ma cos’è che ha spinto agli intervistati a esprimere una preferenza nell’avere un’IA come capo? Il 37% degli americani crede che un programma sarebbe più affidabile e si comporterebbe eticamente meglio rispetto agli attuali propri dirigenti e manager umani. Il 32% non la pensa allo stesso modo. Anche le risposte dei britannici sono state più o meno equilibrate (30% d’accordo, 33% non d’accordo). I danesi, invece, non credono che delle macchine attualmente farebbero meglio dei propri dirigenti in termini di affidabilità ed etica (63% non è d’accordo).

Percentuale di risposte sulla domanda riguardo se un'IA sarebbe più affidabile e si comporterebbe in modo più etico rispetto ai propri attuali dirigenti.

Le domande successive erano più dirette. Il 32% degli americani preferisce che il proprio luogo di lavoro venga gestito da un programma imparziale invece che da un manager umano (contro il 44%). I britannici d’accordo sono il 22% (contro il 44%), mentre i danesi solo il 5% (contro l’81%).

La situazione cambia leggermente quando agli intervistati è stato chiesto se avrebbero preferito che il proprio luogo di lavoro venisse gestito da un programma imparziale insieme a un manager umano, piuttosto che solo da un manager umano. Il 45% degli americani si è espresso in modo favorevole; non la pensa così il 26%. Le risposte britanniche sono state abbastanza equilibrate con 38% a favore e 30% contro. I danesi hanno mostrato un pizzico di apertura nei confronti di questa collaborazione uomo-macchina: 17% a favore e 54% contro.

 

Il peso della felicità

La differenza che salta subito all’occhio è quella tra americani e danesi. Forse c’è una correlazione tra la felicità sul posto di lavoro e la disponibilità a lavorare con un’IA. Uno studio recente della Commissione Europea mostra che il 94% dei lavoratori danesi è soddisfatto delle proprie condizioni di lavoro. Inoltre, secondo il World Happiness Report, i danesi sono il popolo più felice al mondo.

I dati del sondaggio ci suggeriscono che negli USA è più probabile che i cambiamenti nel lavoro prodotti dall’evoluzione digitale verranno accettati. Si tratta di un contesto più maturo e pronto ad affrontare un cambiamento culturale di questo tipo. In Danimarca, invece, dove gran parte delle persone è soddisfatta del proprio lavoro, traspare un minor bisogno di cambiamento.

Il Chief Innovation Officer di DARE2, Kris Oestergaard, ha dichiarato: “L’insoddisfazione degli americani con i loro lavori sembra renderli più aperti alla digitalizzazione, insieme all’introduzione di software sul luogo di lavoro. Ciò crea un caso interessante per come potrebbe sembrare il futuro del lavoro in America con più posti di lavoro, ad esempio con l’adozione di programmi imparziali per valutare le prestazioni dei dipendenti.“.

La situazione danese diventerà uno svantaggio nel lungo termine considerando questo freno al digitale nel lavoro? L’ambiente di lavoro americano non proprio florido si trasformerà invece in un vantaggio competitivo? Sarebbe davvero grandioso se riuscissimo a combinare le due cose: un alto livello di applicazioni digitali insieme a un alto livello di felicità sul lavoro.

Non vi è alcun dubbio che vedremo un aumento del numero di posti di lavoro digitalizzati nei prossimi anni“, ha detto Oestergaard. “Se gli americani sono già aperti nell’adottare dei software come dirigenti, è probabile che saranno più veloci nel digitalizzare i lavori rispetto ad altre nazioni come la Danimarca i cui impiegati sono più felici al lavoro, ma più chiusi nei confronti della digitalizzazione. Se si potessero unire le due – digitalizzazione e soddisfazione sul lavoro – si potrebbe diventare i favoriti.

Il futuro del lavoro non è chiaro. Ma è evidente che la percezione nei confronti del binomio macchine-lavoro non è la stessa ovunque.

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