In un’intervista del New York Times, il neo eletto presidente americano Donald Trump ha parlato anche dell’attuale situazione delle fabbriche. Fabbriche che in diverse parti del mondo vengono sempre più dotate di robot che aumentano la produttività.

Ad un certo punto un giornalista gli chiede: “Sei preoccupato di quelle aziende che terranno le loro fabbriche qui, ma che i lavori verranno sostituiti dai robot?

 

La risposta di Trump

Posti di lavoro persi e creati, fabbriche che chiudono o che vengono trasferite in altri paesi. Donald Trump ha risposto alla domanda del giornalista facendo intendere che la robotica è un’opportunità.

«Loro lo faranno e anche noi creeremo robot. È una grande cosa, anche noi creeremo dei robot. Oggi non creiamo robot. Non facciamo nulla. Ma lo faremo. Voglio dire, guarda, la robotica sta crescendo molto e faremo così. Avremo più fabbriche. Non possiamo perdere 70.000 fabbriche. Non possiamo. Inizieremo a fare cose.

Ho avuto l’onore ieri, ho ricevuto una chiamata da Bill Gates, una grande chiamata, abbiamo avuto una grande conversazione. Ho ricevuto una chiamata da Tim Cook di Apple e ho detto: “Tim, sai che una delle cose che sarà un vero risultato per me è che Apple costruisca un grande stabilimento negli Stati Uniti, o tanti stabilimenti negli Stati Uniti, invece di andare in Cina, in Vietnam o in altri luoghi dove tu vai. Creerai il tuo prodotto proprio qui.”

Lui ha detto: “Lo capisco”. Io ho detto: “Credo che creeremo degli incentivi per te e penso che lo farai. Faremo un grande taglio alle tasse per le aziende, di cui sarai felice.”

Faremo grandi tagli alle tasse, dobbiamo sbarazzarci delle normative, normative che lo rendono impossibile. Che tu sia liberale o conservatore… Voglio dire, potrei sedermi e mostrarti che le normative con cui chiunque sarebbe d’accordo sono ridicole. È diventato un tutti contro tutti. E le aziende non possono nemmeno iniziare, non possono espandersi, stanno soffocando.

Una cosa che vorrei dire è che farò un grande taglio alle tasse e ai regolamenti. Ho visto tutti i proprietari delle piccole imprese negli Stati Uniti e tutti i proprietari delle grandi imprese, ho incontrato così tante persone. Sono più entusiasti del taglio ai regolamenti che del taglio delle tasse. E non direi mai che è possibile perché il taglio delle tasse sarà sostanziale.

Sai, abbiamo aziende che lasciano il nostro paese perché la tasse sono troppo alte. Ma se ne vanno anche a causa delle normative. Direi che delle due cose, e non lo avrei mai pensato, i tagli alle normative, i tagli sostanziali alle normative sono più importanti e più entusiasticamente sostenuti anche dei tagli fiscali.»

 

Alcuni dati sull’industria robotica nel mondo

Alcuni dati danno ragione a Trump. I 2/3 dell’industria robotica e il 100% dei robot industriali sono prodotti al di fuori degli Stati Uniti da aziende non americane. Eppure l’adozione di robot industriali è partita proprio negli USA. Ma le aziende che creavano quei robot sono state vendute e trasferite all’estero. Queste aziende non sono mai rientrate se non sotto forma di uffici di vendita e di assistenza o centri di ricerca.

Ma adesso diamo un’occhiata veloce al resto del mondo. In Cina, Giappone, Corea ed Europa i governi stanno fornendo incentivi per fare in modo che l’industria robotica si sviluppi o rimanga nel proprio paese. Gli investimenti sono di diversi miliardi di dollari e stanno avendo un impatto positivo un po’ ovunque. Ad esempio, in Cina il tasso di produzione di robot sta crescendo in modo esponenziale rispetto a tutti gli altri paesi.

Possiamo farci un’idea della situazione attuale dell’industria robotica nel mondo osservando il grafico qui sotto. I dati ci mostrano le spedizioni di robot industriali dal 2010 al 2015 e quale potrebbe essere il trend dal oggi fino al 2019.

Grafico spedizione robot industriali nel mondo

È evidente che gli USA fanno più fatica dell’Europa e dell’Asia in questo settore e che quest’ultima supera tutti alla grande. È anche vero che nel grafico sono raggruppati i dati di Asia e Australia insieme, ma sappiamo benissimo che Cina, Giappone e Corea fanno di questo settore un pilastro della loro economia.

Il governo giapponese, ad esempio, sta pensando a un’iniziativa per avvicinare i giovani al ruolo di genitori attraverso dei bimbi robot.

In Europa, invece, si sta parlando di robotica anche da un altro punto di vista. L’europarlamentare Mady Delvaux ha proposto di conferire ai robot una personalità elettronica e di aggiungere una tassa sui robot per rinforzare il sistema previdenziale.

Che piaccia o no vedremo sempre più robot, industriali e non, in tutto il mondo.

 

Il futuro della robotica made in USA

Non so se Donald Trump sarà un buon presidente. E non ho intenzione di discutere di ciò che ha detto e fatto in passato. Qui mi interessa discutere di robotica e il fatto è che Trump ha fatto una promessa a riguardo: taglio delle tasse e dei regolamenti per incentivare la produzione di robot industriali nel proprio paese.

Ma sarà questa la mossa giusta? Saranno solo le aziende a trarne benefici o si assisterebbe a una crescita generale? Ma soprattutto, Donald Trump manterrà questa promessa?

Negli Stati Uniti, nonostante progetti come l’American Manufacturing Initiative, di recente per la robotica sono stati stanziati meno di 100 milioni di dollari. Per la produzione di robot nel paese, invece, sono stati stanziati meno di 50 milioni di dollari.

Forse sono cifre troppo basse per un paese come gli USA. E forse gli americani dovrebbero davvero sperare che Trump faccia seguire i fatti alle parole. O la fatidica paura di essere sostituiti da un robot nelle attività manuali e ripetitive avrà comunque la meglio?

Il problema è che avere paura sugli effetti della robotica industriale nel breve termine non ha molto senso. Ma bisognerebbe comunque progettare soluzioni per le conseguenze a lungo termine perché una crescita costante nel tempo porterà sicuramente dei cambiamenti. Cambiamenti che trasformeranno non solo l’economia, ma anche lo stesso tessuto sociale.

Fonte: The Robot Report
Foto: Flickr

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