Glenn Cohen è professore presso la Harvard Law School dove insegna procedura civile. I suoi progetti si concentrano su big data, tecnologie mediche, politica sanitaria e medicina traslazionale. Al momento è uno dei migliori esperti al mondo sull’intersezione tra bioetica e legge, conosciuta anche come etica medica.

In questo intervento per Big Think Glenn Cohen spiega perché le intelligenze artificiali (IA) dovrebbero avere gli stessi nostri diritti. In breve, se queste possono essere considerate come persone. Assurdo? Non è così semplice.

L’IA diventa sempre più potente e già mostra alcune caratteristiche umane. Ma queste ultime bastano a concedere loro lo stato di persona? Di seguito trovi il video dell’intervento di Glenn Cohen con la traduzione.

 

Schiavizzare l’IA è la stessa cosa di schiavizzare umani?

“La questione su come pensare l’intelligenza artificiale con personalità e scrivere sull’intelligenza artificiale penso sia davvero interessante. Penso sia stata ripresa in due buoni film in particolare. ‘AI’, che mi piace molto, ma a molte persone no. Era un film di Stanley Kubrick, continuato poi da Steven Spielberg. E poi più di recente ‘Ex Machina’, che penso sia piaciuto a gran parte delle persone. Faccio riferimento a questi nei corsi e ci chiediamo: i robot in questi film sono persone, sì o no?

Una possibilità è che rispondi che la condizione necessaria per essere una persona è essere un umano. Tante persone attratte dall’argomento dicono che solo gli umani possono essere persone. Tutte le persone sono umani. Forse non tutti gli umani sono persone, ma tutte le persone sono umani.

Beh, c’è un problema con ciò. Ed è stato sollevato enfaticamente dal filosofo Peter Singer, il bioeticista Peter Singer. Dice che rifiutare una specie, la possibilità delle specie di avere diritti di non essere pazienti per la considerazione morale, che hanno considerazione morale sulla base del semplice fatto che non sono membri della tua specie, lui dice, è l’equivalente morale di rifiutare di dare diritti o considerazione morale a qualcuno in base alla sua razza. Quindi dice che lo specismo è uguale al razzismo.

L’argomento è immaginare che hai incontrato qualcuno che è come te sotto ogni aspetto, ma hai scoperto che non era un membro della specie umana. Ad esempio, era un marziano o un robot davvero identico a te. Perché dovresti essere giustificato nel dargli meno considerazione morale? Le persone che credono in una capacità X, devono almeno essere aperti alla possibilità che le IA possano avere capacità rilevanti. Anche se non sono umane e quindi si qualificano come persone.

Dall’altra parte del continuum, una delle implicazioni è che potresti avere membri della specie umana che non sono persone. I bambini anencefali, i bambini nati con poco altro rispetto al tronco cerebrale in termini di struttura del loro cervello, vengono spesso indicati come esempio. Sono chiaramente membri della specie umana. Ma le loro capacità che gran parte delle persone pensano siano importanti sono relativamente poche.

Quindi sei in questa posizione scomoda dove potresti essere forzato a riconoscere che alcuni umani sono non-persone e alcuni non-umani sono persone. Se ingoi il rospo e dici di essere disposto a diventare uno specista, che essere un membro della specie umana o è necessario o sufficiente per essere una persona, eviti del tutto il problema. Altrimenti devi essere almeno aperto alla possibilità che l’IA in particolare possa ad un certo punto diventare come una persona e avere i diritti delle persone.

Penso che ciò spaventi molte persone. Ma in realtà, per me, quando si guarda al corso della storia umana e a come, volenti o nolenti, abbiamo dichiarato le persone non-persone come una sorta di perdita, ad esempio gli schiavi in questo paese, mi sembra che un po’ di umiltà e di apertura per quest’idea non possa essere la cosa peggiore nel mondo.”


 

Perché pensare ai diritti per le macchine?

La potenza di calcolo dei programmi che imitano l’intelligenza umana è già superiore alla nostra. I futuri sviluppi nel linguaggio naturale nel rilevamento delle emozioni suggeriscono che l’IA sarà sempre più presente nelle nostre vite. Sarà quindi importante capire gli aspetti etici e morali che caratterizzeranno questa convivenza.

Di recente sentiamo parlare più spesso di etica legata all’uso, sviluppo e interazione delle macchine. Un argomento che può sembrare astratto e inutile, ma che secondo Glenn Cohen è essenziale. Il nocciolo della questione è la distinzione tra essere umani e persone. Gli esempi dell’esperto sono molto chiari.

Da questo punto di vista, quando le macchine avranno un’intelligenza sempre più simile alla nostra, come le considereremo? Come delle persone? Come delle non-persone? Dovranno avere dei diritti come noi?

Glenn Cohen dice che preferiamo riconoscere maggiori diritti per paura di ritrovarci dal lato sbagliato della storia. Varrà lo stesso discorso per l’intelligenza artificiale?

Anche il biochimico inglese Aubrey de Grey suggerisce di iniziare a pensare ai diritti delle macchine pensanti. Crede che farlo ora quando le macchine non sono ancora intelligenti quanto noi potrebbe essere un ottimo test etico.

Intanto altri esperti si concentrano anche su un’altra distinzione altrettanto importante. Il filosofo Luis de Miranda, ad esempio, si chiede quale possa essere il confine tra umano e macchina.

La continua crescita dei veicoli autonomi, invece, spinge gli scienziati a chiedersi altre domande. Domande del tipo se è possibile programmare la morale per l’intelligenza artificiale. Se possiamo costruire robot eticamente corretti oppure no.

La questione sollevata da Glenn Cohen e da altri esperti non è poi così banale come sembrava. Più le macchine diventeranno complesse e simili a noi, più problemi dovremo affrontare. Per risolverli dovremo considerare tutte queste distinzioni: persona e non-persona, umano e non-umano, umano e macchina. Differenze che solo in apparenza ci sembrano scontate, ma che quando vengono discusse eticamente comportano seri grattacapi.

Allora le macchine dovranno avere diritti come noi? Scommetto che la maggior parte di noi risponderebbe di no. Ma vale la pena osservare l’evoluzione di questa discussione.

Fonte immagine: talksonlaw

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