Anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è espresso sul futuro dell’intelligenza artificiale (IA). Lo ha fatto in occasione di un’intervista condotta da Scott Daditch, caporedattore di WIRED. C’era anche Joi Ito, direttore del MIT Media Lab.

Quale è stato il nocciolo della questione? Obama ha descritto quelli che sono i rischi e i benefici che deriveranno dallo sviluppo di IA. Non è uno scienziato, non è un esperto di IA, ma è pur sempre il presidente degli USA. È nella Casa Bianca da 7 anni, dove si discute anche di questi temi.

Vediamo cosa ha detto Obama sul futuro dell’intelligenza artificiale.

 

Obama sull’intelligenza artificiale

Secondo il presidente americano, l’IA “si è infiltrata nelle nostre vite” anche in modi quasi impercettibili. Questa tecnologia può portarci grandi vantaggi. Ma al tempo stesso porta con sé alcuni rischi.

La nascita di un'”IA specializzata” potrebbe “aumentare le disuguaglianze“. Potrebbe complicare la vita ai dipendenti poco qualificati sopprimendo i loro salari. Gli algoritmi di autoapprendimento potrebbero essere una minaccia per la borsa e la sicurezza nazionale.

Insomma, sulla parte dei rischi, Obama ci è andato un po’ pesante.

 

I rischi temuti

Il presidente americano fa una distinzione tra “IA generalizzata” e “IA specializzata”. La prima è quella che vediamo nei film e leggiamo sui libri di fantascienza. La seconda è già presente in alcune applicazioni per la medicina e il trasporto. Obama ha detto che l’IA specializzata attualmente procura dei problemi, ma sono risolvibili.

Se hai un computer che può giocare a GO, un gioco abbastanza complicato con molte varianti, lo sviluppo di un algoritmo che ti permette di massimizzare i profitti sulla borsa di New York è probabilmente vicino.

Quindi, cosa potrebbe succedere?

Se una persona o un’organizzazione ci arrivassero per prime, potrebbero abbattere il mercato azionario abbastanza rapidamente. O potrebbero almeno sollevare questioni sull’integrità dei mercati finanziari.

Altro esempio: un algoritmo potrebbe apprendere come lanciare missili. La tecnologia che diventa autonoma e incontrollabile. Qualcosa tipo “Colossus: The Forbin Project“, per intenderci.

Ma il pericolo principale, secondo Obama, non risiederà nella IA di per sé. Dipenderà invece dalla “capacità di soggetti non statali o soggetti ostili di penetrare i sistemi“.

Poi è intervenuto Joi Ito e ha provato a rassicurarci. Secondo Ito ci vorranno ancora un bel po’ di innovazioni prima di sviluppare un’IA generalizzata. Quindi nei prossimi anni possiamo controllare l’intero processo.

Il presidente gli ha risposto con ironia: “E bisogna avere qualcuno vicino al cavo dell’alimentazione. Quando vedi che sta per accadere, devi strappare i cavi elettrici dal muro.“.

 

Quali misure preventive dobbiamo adottare?

Per affrontare le minacce dell’IA, Barack Obama sostiene che dobbiamo ripensare il modo in cui gestiamo la sicurezza.

Credo non c’è alcun dubbio che lo sviluppo di norme internazionali, protocolli e meccanismi di verifica sulla cybersicurezza in generale, e sull’IA in particolare, sia nella sua fase iniziale.

Di recente, la Casa Bianca ha pubblicato un report intitolato “Preparing for the future of artificial intelligence“. La relazione descrive lo stato attuale dell’intelligenza artificiale, le sue applicazioni attuali e future. Infine delinea una serie di raccomandazioni per usare in modo sicuro le IA.

Oggi gli scienziati provano a dotare le macchine del senso di “significato” e “comprensione”. Per evitare spiacevoli conseguenze, i ricercatori dovranno garantire alcuni aspetti.

  • Sistemi aperti, trasparenti e comprensibili.
  • Sistemi che possano lavorare efficacemente con le persone.
  • Sistemi le cui operazioni saranno coerenti con le aspirazioni e i valori umani.

Il rapporto indica che la tecnologia del futuro ci aiuterà a gestire la crescita economica e il progresso sociale. Succederà se le industrie, la società civile e il governo collaboreranno per il suo sviluppo.

“Lo sviluppo e lo studio dell’intelligenza artificiale può aiutarci a comprendere meglio e ad apprezzare la nostra intelligenza umana.”

Il tema dell’intelligenza artificiale è sempre più discusso, anche pubblicamente. Ma non basta. Bisogna rendere queste discussioni più comprensibili anche per chi ne sa poco.

 

E allora parliamone…

Di recente Google, Amazon, Microsoft, IBM e Facebook hanno formato una partnership per l’intelligenza artificiale. Vogliono rendere il dibattito più aperto e chiaro. Questo è l’obiettivo dichiarato. Ma sarà davvero così o ci sono altre motivazioni che hanno spinto i colossi ad unirsi?

Il presidente Obama si è soffermato sui rischi dell’IA in due settori specifici: lavoro e sicurezza nazionale.

Per quanto riguarda il lavoro, ogni mese leggiamo conclusioni preoccupanti nei rapporti. Le macchine sostituiranno una bella fetta di lavoratori. Alcune società come McKinsey, invece, sostengono che nei prossimi anni verranno sostituite delle attività lavorative. Non i mestieri nel loro complesso: c’è differenza. In ogni caso, i robot avranno un ruolo sempre più consistente. Ma di quali dati possiamo fidarci?

La sicurezza nazionale, quando si parla di IA, è quella che preoccupa più di tutto. Qui l’immaginario fantascientifico irrompe con tutta la sua potenza. Ed ecco che ci ritroviamo a parlare di apocalisse robotica o di intelligenze artificiali cattive. Sono discussioni utili perché ci aiutano a capire i nostri limiti e le nostre potenzialità. L’importante è che le preoccupazioni non diventino un pretesto per fermare l’innovazione e che non vengano alimentate senza validi motivi.

Perché il potenziale per fare del bene con l’IA è enorme. Come si legge nella conclusione del rapporto citato prima:

“Se usata con attenzione, l’IA può aumentare la nostra intelligenza, aiutandoci a tracciare un percorso migliore e più saggio verso il progresso.”

Immagine originale: Flickr

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