La startup giapponese Orylab ha creato OriHime, un piccolo robot che può fare da avatar a un operatore umano. A detta dei suoi creatori, OriHime ti permette di percepire il tuo interlocutore che si trova in un luogo lontano proprio come se fosse vicino a te. Si tratta di una specie di robot per la telepresenza. A prima vista molto semplice, ma in realtà può essere utile soprattutto per chi vive con particolari disabilità fisiche.

 

Cosa possiamo fare con OriHime

Il tuo nuovo corpo che puoi controllare facilmente da remoto“. Così possiamo leggere sulla pagina web dedicata al robot OriHime in occasione del CES 2015. OriHime si connette al Wi-Fi, è alimentato a batterie, ha una videocamera integrata che funge da vista, delle pinne che fungono da braccia per riflettere lo stato d’animo dell’utente e un microfono per trasmettere la sua voce.

È controllabile con uno smartphone o con un tablet ed è stato progettato in modo che tutti possano utilizzarlo. Inclusi quelli che non hanno alcuna esperienza con internet e le applicazioni.

Il suo volto richiama la maschera di un tradizionale spettacolo teatrale giapponese chiamato “Noh”. Non presenta alcuna espressione facciale. Così può riflettere stati d’animo diversi, come gioia e tristezza, interagendo con l’immaginazione delle persone. Un volto senza espressioni che però è in grado di rilevare quelle di chi lo controlla e di chi gli è intorno.

L’obiettivo della startup giapponese è dare la possibilità di comunicare in modo più coinvolgente con i nostri cari e di risolvere i problemi di “solitudine” dovuti alla distanza. Possono essere diversi gli ambiti di applicazione.

  • Educazione – possiamo parlare con i nostri amici e colleghi, frequentare corsi e studiare anche quando ci troviamo in altri luoghi.
  • Famiglia – se studiamo fuori o lavoriamo all’estero, lontano dalla nostra famiglia, possiamo connetterci con i nostri cari per salutarli, per giocare o vedere la TV insieme a loro.
  • Salute – OriHime permette di comunicare nonostante disabilità più o meno gravi. Un paralizzato, ad esempio, può controllare il robot con il movimento degli occhi. Persone con la sclerosi laterale amiotrofica riescono ad esprimersi con più facilità.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che mi soffermo per riportare il caso di Yuuta Banda, un ragazzo che grazie a OriHime è riuscito a superare ostacoli enormi.

 

Un piccolo robot, un grande aiuto

All’età di 4 anni, Yuuta Banda fu vittima di un grave incidente automobilistico. Ciò gli causò una paralisi e lo costrinse ad essere collegato a una macchina respiratoria. Steso su un letto, per tutto il resto della sua vita. Ma dopo circa vent’anni alcune cose sono cambiate. Ha trovato un lavoro e ora riesce a esplorare nuovi luoghi. Tutto grazie al robot OriHime.

“All’inizio non riuscivo a capire cosa ci fosse di così grandioso in OriHime, ma poco a poco usandolo ho imparato che [il robot] offriva alle persone un senso di presenza. Ho sentito un gran senso di soddisfazione quando ho parlato alle persone in luoghi diversi dal mio attraverso il robot.”

Banda sta utilizzando il robot da ormai 2 anni. Attualmente svolge attività di segreteria a tempo pieno da casa sua proprio per OryLab. Controlla il suo OriHime parlando attraverso un microfono. Oppure seleziona dei comandi muovendo con il mento una penna collegata a un mousepad. “Mi piacerebbe che questo robot venisse usato dalle persone che non si possono muovere a causa di malattie incurabili, e per fornire a queste persone un obiettivo all’interno della società“. Banda ha fatto riferimento anche a quelle persone che sono nella sua stessa situazione. Con OriHime hanno una possibilità in più per comunicare meglio e trovare un lavoro.

Anche l’origine di OriHime ha una storia particolare. Il CEO di Orylab, Kentaro Yoshifuji, ha immaginato il robot quando per tre anni non ha potuto frequentare la scuola a causa di una malattia. Dopo diversi anni ha incontrato Yuki Akirahime, che poi diventerà cofondatrice di OryLab. Anche lei ha avuto un’esperienza simile a quella di Kentaro Yoshifuji. Fu confinata in un letto d’ospedale per 6 mesi nel periodo del liceo. Ciò la costrinse a rinunciare alla premiazione negli USA per la vittoria del premio al Japan Science and Engineering Challenge (JSEC) nel 2006.

Yoshifuji ed io abbiamo avuto un periodo in cui era difficile per noi uscire a causa dei nostri stati fisici e psicologici“, ha spiegato Akirahime. “Se avessi avuto un alter ego, allora potrei essere andata negli Stati Uniti per conto mio e avrei potuto fare la presentazione dall’ospedale del Giappone.“. Ecco perché il robot OriHime può essere davvero utile per alcune persone.

 

In futuro più accessibilità

Fino a questo momento il laboratorio di OryLab, che conta 9 dipendenti, ha creato circa 100 OriHime. 50 sono stati affittati, alcuni sono stati consegnati gratuitamente e altri venduti al prezzo di 300.000 yen al mese (circa 245 euro). I restanti OriHime sono in fase di test.

La startup giapponese spera di poter produrre almeno 300 robot entro la fine di quest’anno e di arrivare a quota 1.000 entro il 2017. Un altro obiettivo è quello di diminuire il prezzo dell’affitto mensile a 10.000 yen (circa 80 euro). Hakirahime ha detto che preferisce far noleggiare i suoi robot piuttosto che venderli perché il loro software viene costantemente migliorato in base al feedback degli utenti.

La telepresenza e la robotica di assistenza (ad esempio i robot Luna e Romeo) possono contribuire a migliorare la vita delle persone che possiedono determinate disabilità. OriHime lo sta dimostrando e potrà continuare a farlo. Banda è solo uno dei primi che possono testimoniarlo. Ha iniziato con uno stage nell’azienda per poi conquistarsi un posto fisso. OriHime lo ha aiutato e ha reso più democratica la possibilità di conquistarsi un posto di lavoro.

Partecipo a riunioni, frequento le lezioni con la squadra. Sto davvero per mettere insieme 20 anni validi di ospedalizzazione e facendo esperienza del mondo.“.

Speriamo che OriHime e altri robot simili possano diventare sempre più accessibili. Così potranno aiutare tutte le persone che ne hanno bisogno.

Fonte: motherboard

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