Watson

Il computer Watson sta imparando a “chattare” con le persone

Come faranno i computer ad aiutare gli umani a risolvere in modo creativo i problemi provenienti dai settori più disparati? Un team di ricercatori del Georgia Institute of Technology sta proprio cercando di trovare una risposta a questa domanda. I ricercatori hanno deciso quindi di lavorare con uno dei sistemi di intelligenza artificiale (IA) più sofisticati al mondo. Si tratta del computer Watson di IBM.

 

“Chattare” con un’intelligenza artificiale

Qual è lo scopo della ricerca? Le parole del professor Ashok Goel della Georgia Tech’s School of Interactive Computing possono fornirci un’idea. “Immagina se tu potessi chiedere a Google una domanda complicata ed esso immediatamente ti dà la tua risposta – non semplicemente una lista di link da aprire manualmente. Questo è ciò che abbiamo fatto con Watson.“.

Più nello specifico, i ricercatori del Georgia Tech hanno allenato Watson attraverso 1.200 coppie di domande-risposte (200 per ognuna delle 6 squadre). Ciò ha permesso loro di “chattare” con Watson per trovare ispirazione per le grandi sfide di progettazione in diversi settori: ingegneria, architettura, informatica e così via. L’interazione tra i ricercatori e Watson ha prodotto delle soluzioni che potrebbero essere replicate dal mondo naturale. Merito dell’acquisizione da parte del computer di centinaia di articoli di Biologue, un archivio interattivo di biologia.

Le domande poste a Watson sono state diverse. Una era: “Come fai a creare un migliore processo di desalinizzazione per il consumo di acqua marina?”. Watson ha risposto fornendo alcuni esempi del mondo animale, come il gabbiano che filtra il sale dell’acqua di mare attraverso delle particolari ghiandole. Un’altra domanda era: “Come possono i produttori sviluppare nuove celle solari per i viaggi spaziali a lungo termine?”. Watson ha risposto citando la capacità di alcune piante che in climi più freddi utilizzano del materiale fibroso isolante ad alta temperatura per regolare le loro condizioni termiche.

Watson ha risposto in una frazione di secondo alle domande dei ricercatori basandosi sui dati acquisiti da Biologue. I ricercatori hanno chiamato la loro tecnica “GT-Watson Plus“, appellativo che indica le funzionalità avanzate del sistema.

 

Allenarsi con un’intelligenza artificiale

La capacità di Watson è molto utile per guidare gli studenti in un processo di ricerca e analisi che altrimenti sarebbe stato lungo e faticoso. In futuro Watson potrebbe aiutare gli scienziati nella ricerca di risposte nel più breve tempo possibile. E con molta probabilità sarà più comodo rispetto ai sistemi attuali. Perché l’interazione sarà molto più simile a una conversazione naturale.

Inoltre, i ricercatori del Georgia Tech hanno scoperto che la capacità di Watson di recuperare le informazioni con un linguaggio naturale potrà aiutare gli apprendisti ad allenarsi velocemente e con efficacia su argomenti complessi. In secondo luogo, potrà fornire tutte le informazioni necessarie che indicheranno loro se varrà la pena sviluppare un’idea, verificare un’ipotesi o seguire un determinato percorso logico.

Tale apprendimento verrà ulteriormente potenziato perché questa versione di Watson richiede che gli studenti pongano le loro domande in modi alternativi per ottenere le risposte migliori. Le risposte di Watson, tra l’altro, sono archiviate e visualizzate secondo uno schema ad albero. Ognuna di esse è rappresentata come una “foglia” la cui dimensione varia in base alla sua importanza. In questo modo, la navigazione all’interno delle risposte è resa più facile e intuitiva.

I ricercatori sono forniti di una mappa visuale rapidamente digeribile di concetti rilevanti per la domanda e per il grado al quale sono pertinenti“, ha detto Goel che ha insegnato al corso. “Siamo stati in grado di aggiungere significato più semantico e contestuale a Watson per dare qualche nozione di conversazione con l’IA.“.

 

Convivere con un’intelligenza artificiale?

È sorprendente come un computer possa acquisire così tante informazioni, elaborarle e fornire delle risposte pertinenti. Ogni anno che passa l’IA progredisce e ci porta verso nuove interessanti scoperte. Scoperte che a molti fanno illuminare gli occhi e ad altri fanno destare qualche preoccupazione. Quest’ultimi, infatti, di recente hanno firmato la seconda lettera aperta sui rischi dell’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale, dunque, è un argomento che divide.

Da una parte ci sono gli entusiasti. Come Frank Tippler o Ray Kurzweil, il quale prevede che entro il 2029 i computer saranno intelligenti quanto noi.

Dall’altra parte quelli che ci vanno con i piedi di piombo. Come Nick Bostrom che prevede uno scenario futuro non molto roseo con le macchine che pensano. Soprattutto quando i computer diventeranno più intelligenti di noi.

Le opinioni di questi esperti sono impregnati di idee e pensieri provenienti da rami scientifici diversi tra loro: ingegneria, fisica, filosofia, etica, eccetera. Impossibile stabilire chi ha torto o chi ha ragione perché entrambi le parti offrono degli spunti di riflessione validi.

È un bene che ci sia entusiasmo per l’avvento di IA che ci semplificano la vita. Ma è altrettanto un bene valutare alcuni rischi. Un costante dialogo tra questi due poli ci porterà sicuramente verso lo sviluppo di intelligenze artificiali affidabili e sicure.

Al momento la domanda che interessa gran parte delle persone, addette ai lavori e non, è: riuscirà l’IA a raggiungere l’intelligenza umana? Forse si, ma non molto presto. E mettiamo caso che succederà. A quel punto sarà possibile vivere fianco a fianco con un robot umanoide con un livello di intelligenza così alto che potremo conversare con esso in modo quasi del tutto naturale? Ancora un altro “forse”.

Fonte: news.gatech.edu
Immagine: Flickr


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