I robot diventeranno mai più intelligenti di noi? E chi lo sa. Tra scetticismo e ottimismo, intanto, avvengono numerosi progressi nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Una delle recenti novità è il robot psichico che è in grado di prevedere le intenzioni di una persona. La ricerca è stata condotta dall’University of Illinois di Chicago (UIC). Nonostante possa sembrare un po’ inquietante, potrebbe aprire la strada verso nuove soluzioni nel settore dell’automazione.

 

Di cosa si tratta?

I ricercatori dell’Università dell’Illinois hanno messo a punto un algoritmo davvero particolare. Questo è in grado di prevedere le nostre azioni prima ancora che ci accingiamo a compierle. E se proviamo a cambiare idea durante un’azione, l’algoritmo lo capisce e si adegua a sua volta. Il ricercatore dell’UIC, Justin Horowitz, ha chiamato questo sistema robot psichico.

Per sviluppare l’algoritmo, Horowitz e i suoi colleghi hanno costruito una scrivania virtuale. Questa scrivania virtuale non è altro che uno specchio semitrasparente che crea delle illusioni ottiche dove gli oggetti, riflessi da un display posto al di sopra di esso, vengono riprodotti nello stesso spazio occupato dalla mano del soggetto, situata invece sotto lo specchio. Per raggiungere gli oggetti, la mano del soggetto deve afferrare una sorta di braccio robotico che è in grado di misurare i movimenti e di applicare una forza simile a un leggero colpetto.

Per quanto riguarda il processo di sviluppo del robot psichico, dopo la piccola spinta, il braccio robotico ha continuato a misurare il movimento della mano del soggetto, senza interferire. Facendo un paragone tra i percorsi disturbati dai colpetti e quelli puliti, i ricercatori sono riusciti a sviluppare il loro algoritmo. Così hanno progettato un modello computerizzato che può prevedere l’intenzione del soggetto nel momento in cui cerca di raggiungere questi oggetti virtuali.

 

Valutazioni e utilità

Il robot ha superato l’uomo, in questo caso. Lo dicono i dati. Una mano impiega un decimo di secondo per reagire a un colpo o a un disturbo. Mentre un computer è in grado di fare un calcolo molto più veloce. Lo ha confermato anche Horowitz: “Mettiamo caso che vuoi afferrare un pezzo di carta e la tua mano urta a metà percorso. I tuoi occhi prendono tempo per adeguarsi, i tuoi nervi prendono tempo per processare ciò che è avvenuto, il tuo cervello prende tempo per processare ciò che è successo e ancora più tempo per mandare un segnale alla tua mano.“.

Ma a cosa potrà mai servirci un algoritmo del genere? Ci sarebbero diverse applicazioni, a dire il vero. Un robot in grado di capire le nostre intenzioni potrà essere pronto a metterci in salvo. Chi di noi non ha mai avuto un’idea sbagliata di cui poi si è dovuto pentire? Certo, sbagliando si impara. Ma nei casi in cui c’è di mezzo la nostra vita, se si sbaglia è finita.

Immaginiamo una tecnologia del genere nelle auto. Ha piovuto tutta la giornata, l’asfalto è bagnato, ci sono pozzanghere, la visibilità è scarsa. Basta una manovra sbagliata, una distrazione e si finisce fuori strada. A meno che un computer non capisca immediatamente che c’è qualcosa che non va ed effettua una correzione. Potrà essere anche una tecnologia aggiuntiva per i veicoli automatizzati per renderli ancora più precisi.

Un algoritmo del genere potrà essere anche utile per le protesi di ultima generazione. Come? Perfezionando alcuni movimenti, rendendoli più precisi e magari impedendo quelli potenzialmente pericolosi. Non sarebbe male avere protesi come O.P.R.A., Össur o il braccio robotico della DARPA con un algoritmo di questo tipo integrato. L’efficienza di una protesi raggiungerebbe livelli altissimi.

Insomma, il futuro di questo algoritmo sembra che avrà a che fare con la sicurezza. Riguardo alla compagnia, preferiamo i robot con i nostri difetti. Ma se si tratta della nostra salute e della nostra sicurezza, allora non ci sono dubbi sul fatto che saremo più propensi ad affidarci a un robot psichico.

Fonte: cnet

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