I robot che ci semplificano la vita saranno sempre i benvenuti. Ma il nostro rapporto con loro è un elemento che può fare la differenza. Ecco perché si studiano in modo particolare anche le interazioni uomo-macchina. Una delle ultime ricerche condotta dall’Università di Lincoln suggerisce che apprezziamo di più quei robot che mostrano vulnerabilità come le nostre. Ovvero robot con i nostri difetti.

So cosa ti starai chiedendo. Ma se preferiamo i robot che sono più simili a noi, dove vanno a finire le prestazioni perfette tipiche di una macchina? In questo caso, le prestazioni non contano molto. I robot possono semplificarci la vita, è vero, ma anche farci compagnia. I ricercatori dell’Università di Lincoln, invece, si sono concentrati più sulla dimensione relazionale. Hanno scoperto che ci affezioniamo ai robot soprattutto se questi sbagliano e mostrano emozioni simili alle nostre. In particolare se mostrano noia. Già, ci piacciono i robot annoiati.

 

Gli esperimenti

Per lo studio 3 robot sono stati programmati per commettere errori e le reazioni delle persone sono state monitorate per tutto il tempo necessario. I risultati sono stati così interessanti che molto probabilmente influenzeranno le progettazioni future dei robot. Il dottor John Murray e il dottor Mriganka Biswas hanno condotto degli esperimenti.

Il primo esperimento è stato effettuato con Erwin (Emotional Robot With Intelligent Network). Si tratta di un robot sviluppato dal dipartimento di informatica dell’Università di Lincoln. Erwin può esprimere 5 emozioni di base ed è stato progettato per aiutare gli scienziati a comprendere meglio come si instaurano le relazioni a lungo termine tra umani e androidi.

Il robot Erwin mentre sorride
Il robot Erwin mentre sorride

Il secondo esperimento ha visto protagonista Keepon, un robottino giallo progettato per studiare i misteriosi meccanismi della comunicazione sociale. Il suo aspetto lo rende particolarmente amabile agli occhi dei bambini. Infatti, uno dei suoi scopi principali è quello di permettere agli scienziati di capire le azioni e le emozioni dei bimbi, anche quelli affetti da autismo.

 

Il terzo esperimento è stato condotto con Marc (Multi-Actuated Robotic Companion), un robot umanoide stampato in 3D. È il primo robot del suo genere ad essere stato creato per studiare e comprendere le interazioni e le relazioni umane. Può infatti imitare determinate caratteristiche e personalità. Secondo il dottor Murray, con i dovuti miglioramenti Marc potrà essere adottato per fare compagnia alle persone più anziane e a quelle con disabilità mentali o fisiche. Intanto, si è dimostrato molto utile per questo esperimento.

Il robot Marc
Il robot Marc
Fonte: marc.blogs.lincoln.ac.uk

Qual era la procedura degli esperimenti? I ricercatori hanno introdotto nella programmazione dei robot una serie di “distorsioni cognitive“. Spiegata in modo molto semplice, sono degli errori di valutazioni e interpretazioni generati in base all’esperienza personale, al contesto socio-culturale nel quale si vive e agli schemi mentali. In questo modo i robot commettevano degli errori e i loro atteggiamenti erano più simili a quelli degli umani. Anche la loro rappresentazione delle emozioni era più “umana”: stanchezza, noia, sovreccitazione.

Quali sono state le reazioni delle persone che hanno partecipato all’esperimento? Il dottor Biswas ha detto: “Abbiamo monitorato come i partecipanti hanno risposto ai robot e scoperto che nella maggioranza dei casi hanno prestato attenzione più a lungo. Ed è davvero piaciuto il fatto che un robot potesse fare errori comuni, dimenticare i fatti ed esprimere emozioni più estreme, proprio come possono fare gli esseri umani.“.

 

Non mi interessa la tua potenza di calcolo, ma la tua compagnia

Un robot smemorato e che alterna i suoi stati emotivi senza alcun motivo preciso non è certo adatto a una fabbrica o a un ufficio. Ma potrebbe essere di ottima compagnia in casa o in un ospedale. Spesso associamo il termine robot a macchine umanoidi e al loro contesto fantascientifico. Ma è un’abitudine fuorviante. Ad esempio, in questo caso abbiamo visto come Erwin, Keepon e Marc siano molto diversi tra loro. Eppure sono stati progettati per svolgere compiti molto simili. Potrebbero essere il futuro dei robot da compagnia.

Biswas ha poi aggiunto un’altra considerazione a riguardo. “Un robot compagno ha bisogno di essere cordiale e ha l’abilità di riconoscere le emozioni e le esigenze degli utenti, e agire di conseguenza. Nonostante questo, i robot utilizzati in precedenti ricerche hanno mancato di caratteristiche umane. Quindi quegli utenti non hanno potuto mettersi in relazione. Come possiamo interagire con qualcosa che è più perfetto di noi?“.

Anche il dottor Murray ha descritto il suo pensiero sulla componente caratteriale dei robot. “Con i compagni robot, non è tanto l’aspetto del robot, ma il suo comportamento. Se si vuole che un robot diventi amichevole e che le persone non diffidino da esso, avrà bisogno di alcuni tratti [‘caratteriali’].“.

Certo, sono stati sviluppati interessanti robot umanoidi destinati a “vivere” in ambienti domestici. Uno di questi è Pepper, il robot socievole per la famiglia. Forse siamo più portati a relazionarci con un robot dall’aspetto umano. Ma l’esteriorità, a quanto pare, non è l’elemento più importante. Come suggerisce lo studio, avremo delle preferenze anche per i tratti caratteriali delle macchine. Preferiremo i robot con i nostri difetti.

Il comportamento sarà la chiave per i futuri studi di interazione uomo-macchina, per la progettazione di un robot di compagnia con i fiocchi. Un robot potrà fare mille cose diverse, ma se ne saprà fare poche nel miglior modo possibile, al momento giusto e al posto giusto, allora potremo accontentarci.

Fonte: bbc

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