Icarus

Programma ICARUS: droni che svaniscono dopo una consegna

La DARPA (Defense Advanced Research Project Agency) sta lavorando al programma ICARUS (Inbound, Controlled, Air-Releasable, Unrecoverable Systems). Questo prevede lo sviluppo di droni in grado di svanire dopo aver effettuato le consegne. Impossibile? E invece il principio alla base dei materiali che si dissolvono è stato già dimostrato.

 

Consegna e sparisci!

Prima il Vanishing Programmable Resources (VAPR), un programma iniziato 2 anni fa per lo sviluppo di componenti elettroniche che si autodistruggono. Ora la DARPA lavora al progetto ICARUS per costruire droni in grado di consegnare beni di prima necessità nelle zone più isolate del pianeta. Nulla di nuovo fin qui. Ma questi droni saranno anche capaci di vaporizzare una volta raggiunto il loro obiettivo.

Quali sono questi particolari materiali che permettono ai droni di svanire? Innanzitutto, ci sono dei piccoli pannelli di polimeri che sublimano da uno stato solido a uno stato gassoso. Poi ci sono delle strisce di vetro con componenti elettroniche che possono resistere ad alti livelli di stress. Queste, una volta attivate, possono frantumarsi in particelle ultra-sottili. Con VAPR, la DARPA voleva sostanzialmente evitare che residui dei suoi droni venissero ritrovati dai nemici dopo gli scontri in battaglie e quindi impedire loro di risalire all’origine dell’attacco.

In due anni sono stati fatti notevoli progressi, come sostiene il program manager Troy Olsson. “Con i progressi compiuti con VAPR, divenne plausibile immaginare la costruzione di grandi strutture, strutture più robuste che usano questi materiali per una serie più ampia di applicazioni. E ciò ha portato alla domanda: ‘Quali tipi di cose sarebbero ancora più utili se sparissero subito dopo averle usate?’. Nelle discussioni con i colleghi siamo stati in grado di identificare un divario di capacità che abbiamo deciso valga la pena provare a chiudere.“.

E così è nato il programma ICARUS. Finanziato con 8 milioni di dollari e costituito da due fasi che dureranno in totale 26 mesi. Il nome rimanda ovviamente al mito di Icaro, il giovane che non ascoltò il consiglio del padre Dedalo una volta indossate le ali di cera. Non volare troppo in alto. Icaro si lasciò catturare dal piacere del volo e si avvicinò troppo al sole. Le ali di cera si sciolsero e cadde in mare. Il programma ICARUS ha proprio l’obiettivo di imitare lo scioglimento delle ali di Icaro. Ma gli scopi dovrebbero essere più confortanti.

 

Ipotesi di un possibile scenario

A una prima occhiata, l’utilità di questi droni “evanescenti” può non essere chiara. La DARPA, che comunque lavora nell’ambito militare, ha ipotizzato un eventuale scenario dove questa tecnologia potrà dimostrarsi molto vantaggiosa.

Delle truppe devono distribuire cibo, medicinali, vaccini deperibili, insulina e prodotti a base di sangue e plasma in zone difficili, se non impossibili da raggiungere a causa di un terremoto o di uno tsunami. Il modo più veloce e meno faticoso per recuperare questi prodotti e trasportarli altrove sarebbe attraverso i droni. I comuni mezzi di trasporto sarebbero inadeguati per svolgere un lavoro simile. In più, se i militari riuscissero a superare questi ostacoli con autoveicoli, motoveicoli, barche, camion, eccetera, avrebbero molti problemi in termini di tempo e spreco di risorse per il ritorno alla base o all’accampamento. Ecco perché dei droni che svaniscono dopo aver fatto consegne potrebbero essere una soluzione immediata, efficace e conveniente.

Olsson ha detto la sua anche in merito a queste possibilità. “Dei veicoli di consegna che svaniscono potrebbero estendere le capacità operative militari e civili in circostanze attenuanti dove attualmente non vi è alcun mezzo per fornire ulteriore supporto.“. Il program manager di ICARUS, inoltre, è molto ottimista: “Per inventare materiali transitori, trovare il modo di scalare la loro produzione, e combinare queste sfide con difficoltà di controllo ed esigenze aerodinamiche per raggiungere le specifiche di precisione e di atterraggio morbido, abbiamo bisogno di dirigerci verso un problema di ingegneria impegnativo e avvincente.“.

 

La DARPA e i droni

L’agenzia americana sta sempre più puntando sulle potenzialità dei droni. Questi velivoli senza pilota stanno cambiando in maniera particolare anche l’approccio alla guerra. I primi droni di questo tipo, pilotati da remoto, svolgevano un solo compito: schiantarsi contro il bersaglio. Poi sono stati “perfezionati”. Sono stati dotati cioè anche di armi con una certa potenza di fuoco e di altre tecnologie che li hanno resi ancora più autonomi e precisi.

È chiaro che con i droni sta cambiando il modo di fare la guerra. La DARPA ha dedicato diversi programmi per lo sviluppo dei droni del futuro. E pare abbia intenzione di proseguire su questa strada perfezionando le tecnologie a disposizione o creandone di nuove. Ad esempio, una delle ultime novità più interessanti nell’ambito dei progetti targati DARPA sono stati i droni sottomarini. Ebbene sì, i droni non solcano solo il cielo, ma nuotano anche nelle profondità marine.

Quest’ultima trovata dei droni che svaniscono è sicuramente un bel colpo per la DARPA. Ma a non si tratta di un’idea del tutto originale. Tempo fa, la squadra del NASA’s Ames Research Center ha costruito e testato il primo drone biologico. In sintesi, si tratta di un drone costituito da micelio, ovvero l’apparato vegetativo dei funghi, ricoperto da strati di cellulosa. Grazie a questa caratteristica, il drone è quasi del tutto biodegradabile.

Dunque l’utilizzo di questi droni riguarderà principalmente il settore militare. Non sono escluse però altre possibilità. Infatti, alcune emergenze potrebbero essere gestite non solo da corpi militari e di polizia, ma anche da squadre di recupero, di soccorso e di protezione ambientale. Insomma, un drone che svanisce dopo aver svolto un certo compito non deve per forza avere fini militari. Vedremo come evolverà la situazione.

Fonte: darpa
Immagine: Flickr


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