Le autorità americane hanno espresso la volontà di inserire chip RFID (radio-frequency IDentification) nelle patenti per accelerare il traffico sulla frontiere del Messico e del Canada. O almeno questo è lo scopo da loro descritto.

Gli esperti di privacy e dei diritti civili, invece, avvertono che questi tipi di tracciamento sono più invasivi di quanto possiamo immaginare. Secondo loro, potrebbero diventare davvero pericolosi per la vita privata.

 

Informazioni personali tracciate

Il governatore della California, Jerry Brown, dovrà decidere se nelle patenti dovrà esserci un chip identificativo. Ed è molto probabile che firmerà il disegno di legge per seguire le orme di Washington, New York, Michigan e Vermont che hanno già aderito al programma. Dove finiscono i dati tracciati dal chip? Arrivano al Department of Homeland Security (DHS). Per ora le card sono utilizzate al posto dei passaporti per smaltire il traffico che si genera presso le frontiera del Canada e del Messico.

Ma è probabile che presto si genererà un effetto a catena. Firma uno stato, poi un altro e un altro ancora. Più stati firmano e più è facile che negli USA tutte le patenti avranno un chip di tracciamento. Per questo motivo i sostenitori della tutela della privacy stanno tentando di convincere il governatore Brown a porre un veto alla proposta.

L’American Civil Liberty Union (ACLU), ad esempio, considera il chip RFID nelle patenti come un “incubo per le libertà civili”. Ecco il suo punto di vista.

“Gli esperti hanno avvertito che questa tecnologia era insicura 10 anni fa, quando il Dipartimento della Homeland Security (DHS) sotto il presidente Bush introdusse queste patenti. A quel tempo, il DHS ammise che informazioni personali memorizzate in questi chip possono essere lette fino a una distanza di 9 metri.

In realtà, un ricercatore di sicurezza ha costruito un lettore con 250 dollari di parti di ricambio. Ha guidato nel centro di San Francisco e ha dimostrato com’è facile leggere e copiare questi documenti. Senza che nessuno possa sapere o addirittura sospettare che le loro informazioni venivano lette.

Suona inquietante? Perché lo è. Questa tecnologia è un sogno che diventa realtà per i ladri di identità e per gli stalker. E un incubo per le libertà civili dei californiani che sono preoccupati dell’intrusione e del monitoraggio del governo.”

 

Privacy davvero a rischio

Come se non bastasse, gli esperti di privacy sostengono che questi tipi di chip sono facili da contraffare. I ricercatori dell’Università di Washington affermano che “non vi è alcuna crittografia e possono essere lette da chiunque” e che “la lettura e la clonazione è possibile“.

L’American Electronic Association invece ha avvisato che gli hacker possono leggere i chip a distanza e “creare facilmente un duplicato“.

Lo stesso DHS, tra l’altro, ha fatto sapere che per i cittadini potrebbero esserci dei problemi di privacy.

“L’adozione diffusa della tecnologia RFID a livello del governo federale può aumentare i problemi di privacy dei cittadini. Un report del GAO [Government Accountability Office] ha sollevato diversi problemi di privacy connessi all’uso della tecnologia RFID per tracciare i movimenti degli individui che viaggiano negli Stati Uniti. Nello specifico, il report del GAO ha identificato problemi associati all’implementazione dell’RFID inclusa la notifica agli individui circa l’esistenza o l’uso della tecnologia RFID; tracciare i movimenti di un individuo; profilare le abitudini di un individuo; e permettere usi secondari delle informazioni.”

Riassunto: queste patenti sono facilmente leggibili dall’esterno, duplicabili e invadenti. L’ultimo problema evidenziato dal DHS, quello degli “usi secondari”, probabilmente fa riferimento alla possibilità di vendere questi dati a terzi per scopi pubblicitari. Dati preziosi, perché gli spostamenti e le abitudini dicono molto di una persona.

 

Altre soluzioni?

Il traffico sul confine tra Canada e Messico è un problema. Ma il chip RFID sarà davvero la giusta soluzione? Non esistono alternative che evitino di mettere in pericolo la privacy dei cittadini? Forse il chip identificativo è la soluzione più veloce ed immediata. Ma per il momento rimane anche la tecnologia meno sicura.

Si potrebbe renderla più sicura attraverso un’adeguata crittografia. Se le autorità americane vogliono davvero risolvere il problema delle frontiere, allora dovranno pensare a una soluzione del genere. Altrimenti vorrà dire che ci sono altre motivazioni dietro questa storia.

I problemi di privacy mostrati dallo stesso DHS non possono rimanere inosservati. Questa tecnologia, senza sicurezza, potrebbe essere tanto invasiva quanto un microchip impiantato nella pelle. Ogni movimento è tracciato e ogni dato è rintracciabile. Non credo che i tutti i cittadini americani saranno contenti di questa situazione.

Fonte: arstechnica
Immagine: Flickr

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