Il braccio robotico della DARPA

La DARPA ha sviluppato un braccio robotico che restituisce il senso del tatto

Il governo americano ha dichiarato che è stato sviluppato un braccio robotico che consente all’indossatore di sentire gli oggetti a livello tattile. Il progetto è stato realizzato dalla DARPA (Defense Advanced Research Project Agency). È stato presentato due mesi fa quando in una conferenza sono stati descritti gli ultimi progressi dell’agenzia americana. Il braccio robotico della DARPA presentato a luglio poteva essere controllato da un cervello umano. Poco tempo fa sono stati dimostrati gli ultimi progressi, ovvero la possibilità di restituire il senso del tatto all’indossatore della protesi.

 

Com’è fatto

Il braccio robotico della DARPA è connesso ad alcuni fili che consentono dei collegamenti alla corteccia motoria dell’indossatore. La corteccia motoria è quella parte del cervello che consente di compiere ogni movimento del nostro corpo. I fili erano collegati anche alla sua corteccia sensitiva, la parte del cervello che identifica le sensazioni tattili quando si entra in contatto fisico con oggetti, animali e persone.

I fili collegati alla corteccia motoria consentono all’indossatore di controllare i movimenti del braccio robotico. I sensori di pressione presenti nella protesi robotica, invece, trasmettono i segnali di contatto nella corteccia sensitiva per permettere all’indossatore di sentire di aver toccato qualcosa. In questo modo le persone possono fare affidamento anche sul braccio robotico sfruttando al massimo tutte le sue potenzialità.

 

Il primo esperimento

Il program manager del progetto, Justin Sanchez, ha dichiarato che nell’occasione del primo esperimento i ricercatori hanno bendato l’indossatore della protesi robotica e gli hanno sfiorato alcune dita della mano. L’indossatore è stato in grado di riconoscere quale delle sue dita è stata toccata anche quando i ricercatori hanno provato ad ingannarlo toccandogli due dita nello stesso momento.

Lui ha chiesto scherzando se qualcuno stesse provando a fargli uno scherzo“, ha detto Sanchez in un comunicato. “Questo è quando abbiamo saputo che le sensazioni che stava percependo attraverso la mano erano quasi naturali.“.

Quasi naturali. Immagina il giorno in cui una protesi del genere potrà restituire il senso del tatto senza ritardi significativi dovuti alla trasmissione e alla decodifica dei segnali del cervello. Non sarebbe grandioso?

Per dare un’idea del livello raggiunto da questa tecnologia puoi dare un’occhiata al video qui sotto. Un uomo, indossando il braccio robotico della DARPA, si arrampica su uno di quelle pareti per allenamento. Senza una protesi che restituisca un minimo senso del tatto, della misura della forza e del proprio peso non ce l’avrebbe fatta.

 

Il cervello è la chiave

Il braccio robotico della DARPA è il risultato di 9 anni di lavoro al progetto Revolutionizing Prosthetics. La protesi può essere migliorata, ma la DARPA non ha rilasciato ulteriori dettagli. Ma credo possiamo essere abbastanza ottimisti sui futuri progressi in questo particolare ambito tecnologico.

Infatti, la DARPA non è l’unica agenzia che si sta occupando della progettazioni di tecnologie simili. Abbiamo un esoscheletro che grazie al controllo mentale ha permesso a un ragazzo paralizzato di camminare. Una gamba bionica controllabile con la mente. Una mano robotica stampata in 3D controllabile con la mente. E tante altre tecnologie in via di sviluppo basate sulle funzioni di trasmissione e interpretazione del cervello. Forse le protesi tradizionali con il passare del tempo e con il progressivo abbassamento dei costi scompariranno. La possibilità di percepire la superficie di un oggetto, il suo peso e la sua temperatura, per una persona senza un arto significa tantissimo.

Troppe volte ho sentito dire che la tecnologia deumanizza e che in futuro ci distruggerà. Questo invece è un chiaro esempio di come la tecnologia può aiutare le persone. Può aiutarle a recuperare una parte dell’umanità perduta a causa di incidenti o guerre. Un’umanità perduta a causa dei giudizi e delle paure di quelle persone che considerano la diversità come una condizione negativa. Una condizione con cui non bisogna mai entrare in contatto. Penso anche a quei bambini la cui vita è una continua lotta contro i pregiudizi e il bullismo perché nati con malformazioni o disabilità. La tecnologia può aiutare loro e tante altre persone non intaccando la loro condizione di esseri umani, ma potenziandola.

Le protesi robotiche funzionano meglio se lavorano insieme al cervello, e questo è ormai chiaro. E a proposito di cervello, non è che forse è il non utilizzarlo a dovere che ci porta ad essere poco umani e ad autodistruggerci?

Fonte: quartz


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