Un sistema di riconoscimento facciale

Un sistema di riconoscimento facciale che funziona anche al buio

Alcuni ricercatori tedeschi del Karlsruhe Institute of Technology hanno sviluppato una tecnologia che permette di identificare una persona anche in condizioni di poca luce e addirittura al buio. Se qualcuno sperava di farla franca evitando i sistemi di riconoscimento facciale con l’aiuto del buio ora dovrà ricredersi.

 

Il buio non è più un problema

Gli attuali sistemi di riconoscimento facciale si basano sulla chiara corrispondenza tra foto pulite e ben illuminate. Ma se questi sistemi registrano video o scattano foto durante le ore notturne, i risultati non sono un granché. È un grosso problema per le forze dell’ordine e per i servizi di sicurezza che adottano questa tecnologia. Pare però che alcuni ricercatori del Karlsruhe Institute of Technology abbiano trovato una soluzione davvero interessante.

Hanno messo da parte i metodi tradizionali e si sono concentrati su quella che potrebbe essere definita la firma termica di una persona. Grazie a un nuovo studio, i due esperti di informatica Saquib Sarfraz e Rainer Stiefelhagen hanno creato un sistema che analizza gli infrarossi a media e a lunga distanza e le abbina con le foto comuni. Così i volti delle persone possono essere riconosciuti.

 

I problemi e la soluzione

Non è stato semplice. La connessione tra l’aspetto umano visibile alla luce naturale e quello visibile alla luce infrarossa non è affatto lineare. Il modo in cui un volto umano emette la firma termica quando vengono registrate le immagini a infrarossi è molto diverso rispetto al modo in cui un volto riflette la luce durante una tradizionale sessione di foto. In più, le emissioni termiche variano in base alla temperatura dell’ambiente, della pelle e in base all’attività di una persona e al cambiamento della sua espressione facciale.

Inoltre, le immagini riprese dalle videocamere a infrarossi solitamente sono di una risoluzione molto inferiore rispetto alle foto normali. Tutti questi fattori rendono l’intera operazione di riconoscimento facciale molto complessa. Ma Sarfraz e Stiefelhagen sono riusciti a superare queste difficoltà attraverso il deep neural network system, o sistema di rete neurale profonda. Si tratta di un sistema per i computer progettato per imitare il funzionamento del cervello umano.

In questo modo è possibile effettuare diverse connessioni e associazioni, per poi trarre conclusioni basate su insiemi complessi di dati. Tuttavia, il sistema dovrà possedere una vasta banca dati sulle immagini a infrarossi e sulle immagini tradizionali per consentirgli di fare paragoni e di apprendere nuove informazioni. I due ricercatori tedeschi hanno sfruttato il ricco database dell’Università di Notre Dame che contiene entrambi i tipi di immagini.

 

I risultati

Lo studio prevedeva l’analisi di 4.585 immagini sia a infrarossi sia normali appartenenti a 82 persone. I ricercatori hanno creato due gruppi e hanno utilizzato le immagini delle prime 41 persone per “allenare” il sistema di riconoscimento facciale e le immagini delle altre 41 persone per effettuare i test.

I risultati dei test hanno dimostrato che il nuovo sistema di riconoscimento facciale è migliore di tutte le tecnologie simili attualmente esistenti. “L’approccio presentato migliora il livello avanzato di oltre il 10%.“. Il sistema è anche in grado di effettuare una corrispondenza e di riconoscere un volto in soli 35 millisecondi. Ma lo sviluppo della tecnologia è solo nella sua fase iniziale. L’accuratezza, per ora, è solo dell’80% con un database ricco di immagini. Con una sola immagine disponibile il livello di accuratezza scende al 55%.

L’intelligenza artificiale progredisce ogni giorno di più. I sistemi di riconoscimento facciale saranno efficaci anche al buio. I sistemi per la lettura labiale riveleranno ogni nostra singola parola. E i database biometrici raccoglieranno anche le informazioni strettamente personali. Sembra quasi impossibile non pensare a ciò che aveva scritto George Orwell. Ma saremo davvero disposti a sacrificare la nostra privacy per la nostra sicurezza?

Fonte: infowars
Immagine: Flickr


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