Erik Sorto è rimasto paralizzato dal collo in giù dopo aver subito un incidente che gli ha provocato la lesione del midollo spinale. È successo 12 anni fa, ma adesso la sua vita probabilmente potrà migliorare grazie a un impianto cerebrale. Il dispositivo gli consente di muovere un braccio robotico in base al suo pensiero. Decodifica le intenzioni di Erik e trasmette il segnale al braccio robotico che si muove con una fluidità mai vista prima. Erik è riuscito a bere una birra da solo: una soddisfazione senza eguali.

 

Miglioramenti

L’installazione di un impianto nel cervello di una persona paralizzata non è una novità. Ma il collegamento è sempre avvenuto nella corteccia motoria. Ciò non si è dimostrata una soluzione ideale perché i movimenti delle protesi robotiche erano troppo goffi e lenti. Richard Andersen, insieme ai suoi colleghi del California Institute of Technology, ha pensato di risolvere questo problema inserendo un impianto nella corteccia parietale posteriore dei pazienti. Ovvero nella parte del cervello predisposta ai movimenti.”Abbiamo pensato che ci avrebbe permesso di decodificare l’attività cerebrale associata con l’obiettivo generale di un movimento – per esempio, ‘Voglio prendere quella tazza’ piuttosto che i singoli componenti.“.

Nella corteccia parietale posteriore di Erik Sorto sono stati inseriti due impianti di 4 millimetri quadrati. Ogni impianto contiene degli elettrodi che monitorano l’attività di centinaia di singoli neuroni. Il dottor Andersen ha detto: “La corteccia parietale posteriore è una zona affascinante in quanto non controlla i muscoli, ma i piani che si ideano per fare qualcosa.“.

La ricerca è durata due anni. Gli scienziati hanno scoperto che certi neuroni si attivavano quando Erik pensava di muovere la mano destra verso la parte posteriore della sua testa. Altri si attivavano mentre pensava di avvicinare la mano sinistra alle sue labbra.

Questo significa che alcuni neuroni sono responsabili per l’obiettivo previsto di un movimento. Altri invece per la traiettoria di quel movimento. Inoltre, alcuni neuroni hanno reagito solo nel momento in cui Erik ha pensato di muovere un braccio. Queste informazioni potrebbero essere utili nel caso in futuro si cercherà di far controllare due o più protesi contemporaneamente.

 

Il controllo del braccio robotico

Successivamente gli scienziati hanno inviato i segnali neurali dagli impianti a un computer che li ha tradotti in istruzioni per muovere un braccio robotico. Erik Sorto è stato in grado di controllare la velocità e la traiettoria del braccio robotico in maniera quasi del tutto naturale. Ha stretto la mano a delle persone, ha giocato a “sasso, carta e forbici”, ha acceso un frullatore e ha bevuto una birra.

 

È fantastico, è impressionante“, ha detto Erik Sorto dopo aver sorseggiato la sua birra. “Mi auguro che le persone in queste condizioni un giorno avranno un braccio robotico e ritroveranno una sorta di indipendenza. Voglio spingere il limite – ho grandi speranze per me.“.

E noi te lo auguriamo, Erik. Tutte le persone con questi problemi dovrebbero avere la possibilità di vivere meglio senza dipendere completamente da qualcun altro. Ciò alla lunga è frustrante.

 

Guardiamo avanti

Certo, ci vorranno ancora altri studi per migliorare la tecnologia e forse questa non sarà da subito accessibile a tutti. Mi riferisco sia all’intervento per gli impianti sia al braccio robotico collegato al computer. Purtroppo, a causa dei costi e alla necessità di ulteriori studi, non tutti potranno beneficiare subito di impianti cerebrali e bracci robotici. Ci vorrà tempo.

Per adesso dovremmo essere soddisfatti dei continui progressi della scienza e della tecnologia. Il team del dottor Andersen, ad esempio, sta già pensando al prossimo sviluppo della sua ricerca. Ha intenzione di riprodurre il senso del tatto attraverso le protesi. La risposta tattile è infatti indispensabile per avere il pieno controllo degli oggetti attraverso delle protesi.

Se gli scienziati riusciranno a raggiungere anche questo obiettivo, allora vorrà dire che risolveremo il 99% dei problemi delle persone paralizzate e di quelle che faranno uso di protesi. Dispositivi come Anthromod, Bebionic e 7 finger robot raggiungeranno altissimi livelli di precisione, comodità e fluidità.

Controllare un braccio robotico con la mente, ormai, sembra essere un gioco da ragazzi. In realtà, come abbiamo visto, ci sono ancora tanti aspetti da migliorare. Ma i progressi di persone come Erik Sorto, grazie a queste nuove applicazioni tecnologiche, ci fanno ben sperare.

Fonte: newscientist
Foto: Spencer Kellis and Christian Klaes/Caltech

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.