Mais OGM

La situazione sugli OGM in Cina

Per lungo tempo i cinesi hanno diffidato dagli organismi geneticamente modificati (OGM). In particolare tenevano le distanze da quei semi che producono piante più resistenti alla siccità, agli in insetti e ai pericoli esterni dell’ambiente. Il consumo di alimenti OGM in Cina, inoltre è vietato tranne che per la cottura dell’olio e della papaya. La soia geneticamente modificata, invece, è utilizzata per cibare il bestiame. Adesso, però, gli alti funzionari cinesi si stanno preparando ad introdurre del tutto gli OGM.

 

Verso gli OGM

In un discorso dell’autunno scorso, il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping ha detto che la Cina deve “coraggiosamente ricercare ed innovare, dominare i punti più alti delle tecniche degli OGM”. Ed ecco che all’inizio di quest’anno viene rilasciato un documento programmatico sull’agricoltura dove viene richiesta una ricerca più approfondita sugli OGM.

Così la società Origin Agritech ha già sviluppato mais OGM. Nel frattempo, altre società cinesi stanno lavorando su nuove varietà di riso. Il presidente del consiglio di amministrazione di Origin, Han Gengchen, ha dichiarato: “La biotecnologia è il nostro investimento per il futuro”. Si aspetta che il governo permetterà di piantare mais OGM entro 3 anni.

 

Perché puntare sugli OGM?

La Cina esporta oltre il 60% del totale della soia, gran parte della quale geneticamente modificata. Questa dipendenza dagli stranieri preoccupa molto i leader cinesi. Questi hanno deciso di raggiungere l’autosufficienza per la produzione di grano.

La coltura e lo sviluppo di semi OGM da parte di multinazionali straniere in Cina sono vietati. Alcune di queste, come la Dupont, sperano che la Cina darà loro il permesso di lavorare sugli OGM. Ciò sarebbe una buona opportunità per approfondire gli studi scientifici. Ma sarebbe un’ottima opportunità di profitto per le grandi aziende di biotecnologie.

Se la Cina vuole essere autosufficiente nella produzione di grano e rafforzare l’economia dell’agricoltura attraverso gli OGM, dovrà competere proprio con queste multinazionali che hanno anni di esperienza alle spalle.

 

Oltre le rivalità

La Cina sottopone le nuove varietà di OGM provenienti dall’estero a un processo di approvazione che può richiedere anche 7 anni. Una durata molto più lunga rispetto ad altri paesi. Il Brasile, per esempio, agisce in base alla decisione degli Stati Uniti. E di recente le approvazioni dei nuovi semi OGM in Cina sono diventate ancora più difficili.

La grande influenza della Cina come importatrice di prodotti alimentari rende tutto molto complicato per le aziende straniere di sementi. Queste sono riluttanti nel rilasciare nuovi prodotti sul mercato fin quando i cinesi li approvano. Infatti, se i cinesi si accorgono di aver importato prodotti OGM non da loro approvati, bloccano tutte le importazioni dal paese venditore, come è successo nel 2013 con gli Stati Uniti.

Al di là della rivalità esistente tra la Cina e gli Stati Uniti d’America, bisogna guardare la faccenda anche da un altro punto di vista. I lunghi tempi del processo di approvazione degli OGM potrebbero essere un’”arma” per influenzare una fetta del mercato, senza dubbio. Ma potrebbero anche essere dettati dalla necessità di importare solo prodotti sicuri. E per evitare pericoli, bisogna effettuare studi, test e analisi di una certo rilievo che ovviamente richiedono del tempo.

Negli Stati Uniti, invece, sono abituati in modo diverso. Lì sono essenzialmente le multinazionali che la fanno da padrona. Una su tutte la Monsanto, l’azienda americana di biotecnologie che ostacola l’etichettatura degli OGM. Che scredita chiunque le si oppone e che svaluta qualsiasi studio che metta in discussione la qualità dei suoi prodotti. Il contrasto tra la Cina e gli Stati Uniti mette in risalto i difetti di una nazione e dell’altra anche in questo contesto.

Sinceramente preferirei tempi più lunghi per l’approvazione di un prodotto geneticamente modificato piuttosto che l’arroganza di alcune multinazionali che non accettano alcun confronto e che reputano la loro scienza come la migliore, sempre e comunque. E tu?

Fonte: bloomberg
Foto: Flickr


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