Graffito che raffigura Edward Snowden

Snowden e l’aspetto etico della fuga di notizie

L’ex analista dell’NSA (National Security Agency) Edward Snowden è stato intervistato durante il “2015 Symbolic Systems Distinguished Speaker” via videoconferenza trasmessa al Cubberley Auditorium di Stanford. I professori di filosofia John Perry e Kenneth Taylor hanno moderato la discussione.

 

L’intervista

Dopo una breve introduzione dei due professori, Snowden ha affrontato il problema della fuga di notizie e della sorveglianza del governo americano. Taylor ha chiesto all’ex tecnico della CIA se vede se stesso come un eroe o come un traditore, considerando anche come la sua immagine è stata trasmessa dal governo e dai media.

Questa è una domanda molto comune che è stata chiesta tante volte. Penso che abbia una delle risposte meno interessanti. Non penso a me stesso o a come sarò percepito. Non si tratta di me. Si tratta di noi. Non sono un eroe. Non sono un traditore. Sono un normale americano come chiunque altro nella sala. Sto solo cercando di fare il meglio che posso.

Snowden è poi passato a considerare l’analisi dei costi e dei benefici che gli informatori devono considerare prima di denunciare gravi avvenimenti.

Io ho certamente pagato per questo. Ho vissuto alle Hawaii, avevo una ragazza meravigliosa, una casa, una famiglia felice, una carriera di successo. Allontanarsi da questo richiede un impegno reale verso qualcosa… Credo che il principio guida è che devi avere maggiore impegno per la giustizia anziché paura della legge.

Perry e Taylor hanno chiesto a Snowden se era riluttante a infrangere la legge. Quest’ultimo ha risposto che era più motivato dall’interesse personale invece che da un senso di altruismo. Perché sentiva che avrebbe migliorato il benessere sociale rivelando e smantellando i programmi di raccolta di metadati della NSA. Ha poi aggiunto che si sentono degli obblighi morali che spingono ad agire quando la legge non riflette più la moralità della società.

Quando la legalità e la moralità cominciano a separarsi, tutti noi abbiamo l’obbligo morale di fare qualcosa a riguardo. Quando ho visto che il lavoro che stavo facendo e che tutti i miei colleghi stavano facendo era sovversivo non solo per le nostre intenzioni, ma in contrasto con l’intento delle persone, mi sentivo in obbligo di agire.

Un tema che ha già affrontato qualche tempo fa, quando Snowden ha spiegato cosa succede nel momento in cui la legalità si distingue dalla morale. Lui spera di servire l’interesse pubblico portando l’attenzione sulla questione della privacy.

Non ho mai pubblicato un singolo documento da solo perché credo che il modello, l’ideale di governo americano è quello scaltro. Ho cercato di emulare il modello degli equilibri istituzionali. Invece di prendere una decisione unilaterale, che ‘Il mondo deve sapere’, ho lavorato con la stampa libera, le istituzioni di cui ci fidiamo, i giornalisti americani.

La maggiore preoccupazione di Snowden è che il mondo intero si sta avviando verso una progressiva sorveglianza del governo a scapito della privacy dei cittadini. I governi adottano queste misure aggrappandosi alle solite giustificazioni: sicurezza nazionale e antiterrorismo. Secondo Snowden, la NSA non produceva alcun beneficio per la popolazione in termini di sicurezza, ma solo alti costi per la privacy.

Snowden ha toccato anche il tema internet.

Internet entra nelle nostre case e anche nei confini della nostra mente. Ecco dove ci confidiamo con amici, è lì che ci esprimiamo, è lì dove sviluppiamo i nostri pensieri. È il luogo dove si decide ciò in cui crediamo e ciò che vogliamo essere.

Snowden ha inoltre proposto due grandi cambiamenti nella politica: la fine della sorveglianza di massa e proteggere meglio gli informatori. Per quanto riguarda il primo punto, ha citato la natura “infettiva” dei progetti di sorveglianza e l’inefficacia della raccolta dei dati da parte della NSA per rafforzare la sicurezza nazionale. Per il secondo punto, invece, ha proposto la creazione di agenzie indipendenti composte da sostenitori delle libertà civili.

Se avessi portato questi documenti al Congresso, sarei andato in prigione.

Infine Snowden ha concluso condividendo una speranza: quella di tornare negli Stati Uniti. “Se ci fosse qualche domanda, se si presentasse l’opportunità, tornerei certamente a casa. Perché è lì che vivo, la mia famiglia è lì.

E noi ce lo auguriamo. Ci auguriamo che i cambiamenti nella politica da te proposti vengano accolti. Non solo negli Stati Uniti, ma in tutte le nazioni che abusano dei sistemi di sorveglianza e che hanno leggi molto severe nei confronti di chi denuncia le azioni illegali del proprio governo. Ci auguriamo che tu possa tornare a casa presto perché significherà che questa ingiustizia verrà globalmente riconosciuta. Significherà che vivremo in società migliori.

Fonte: stanforddaily
Foto: Flickr


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