Abbiamo avuto già modo di conoscere Jan Scheuermann, la donna paralitica di 55 anni che è riuscita a muovere un braccio robotico con la mente dopo che le avevano impiantato degli elettrodi nel cervello. Ora Jan si è resa protagonista di un altro interessante esperimento: è riuscita a controllare con la mente un aereo attraverso un simulatore.

 

Controllare con la mente

È stata una sorpresa anche per i ricercatori. La direttrice della DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), Arati Prabhakar, ha raccontato: “Jan aveva deciso che voleva provare a fare volare un Joint Strike Fighter con un simulatore. Così Jan è riuscita a volare con un simulatore.“. Prabhakar ha fatto inoltre notare che Jan non è una pilota e che non è facile controllare un simulatore attraverso i segnali neurali. A differenza dei piloti che fanno l’addestramento di volo tramite simulatori, infatti, Jan non aveva e non poteva usare un joystick. Ha usato la sua mente ed è riuscita benissimo nell’impresa.

 

Aspetti positivi e negativi

Una tecnologia del genere potrebbe cambiare la vita di molte persone, questo è sicuramente un aspetto positivo. Comunicare con i dispositivi attraverso la mente potrà consentire alle persone tetraplegiche o con altre disabilità di compiere azioni che normalmente non sarebbero in grado di fare.

Prabhakar guarda addirittura più avanti, senza tralasciare l’aspetto negativo della tecnologia: “Nel fare questo lavoro, abbiamo aperto anche questa porta. Ora possiamo vedere un futuro in cui possiamo liberare il cervello dai limiti del corpo umano e penso che tutti possiamo immaginare incredibili cose buone ed eventuali sorprendenti cose brutte che sono dall’altra parte di quella porta.“.

Le cose brutte a cui si riferisce la Prabhakar hanno a che fare con l’ambito militare e le guerre. Liberare il cervello dai limiti del corpo umano significherebbe anche controllare armi potenzialmente distruttive con la sola forza dei segnali neurali. D’altronde, l’obiettivo della DARPA è proprio quello di sviluppare tecnologia militare.

 

La felicità di Jan e l’altra verità

Jan Scheuermann, che partecipa alla ricerca attraverso uno studio dell’University of Pittsburgh Medical Center, ha detto a CBS di essere felice di partecipare al progetto giocando il ruolo di paziente pionieristico: “Ho sempre creduto che c’è uno scopo dietro la mia malattia. Non pensavo che avrei mai scoperto quale fosse quello della mia vita.”.

Poi ha aggiunto: “E poi arrivato questo studio in cui avevano bisogno di me. Sai, non potevano prendere semplicemente un qualsiasi Tom, Dick o Harry dalla strada. In pochi anni, i tetraplegici e gli amputati potranno avere aiuto – il Dipartimento della Difesa sta finanziando una parte di questo [progetto, nda] per i veterani – essere utile per loro, essere al loro servizio, che onore.“.

Quello che sta facendo Jan è senza dubbio qualcosa di speciale. Ma, ahimé, il Dipartimento della Difesa non sta finanziando questo progetto solo per aiutare i veterani. Lo sta facendo per essere innanzitutto all’avanguardia nel campo militare. Potrei sembrare un po’ crudele, ma è questo il motivo principale. Altrimenti i finanziamenti non arrivavano alla DARPA, ma a qualche altra organizzazione o azienda con altre missioni benefiche.

Però, è anche vero che in assenza di questi progetti si potrebbe fare ben poco per sviluppare tecnologie di un certo livello in tempi meno lunghi.

Fonti: military

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