Questa volta non ti voglio parlare dell’intelligenza artificiale (IA) da un punto di vista tecnico o futuristico, ma voglio cercare di soddisfare una curiosità. Perché l’intelligenza artificiale è quasi sempre femminile? Lo notiamo nei film, nei libri ed è così anche nella realtà (Siri, i navigatori satellitari, segreterie automatiche, eccetera). Insomma, nell’immaginario collettivo l’IA è molto spesso associata a una personalità femminile. Cerchiamo di capire perché.

 

Il lavoro e il genere

Una prima risposta ce la propone Karl Fredric MacDorman, un professore di informatica ed esperto di interazione uomo-computer dell’Indiana University-Purdue University Indianapolis. “Penso che ci sia un modello. Non so se c’è una risposta semplice.“. Il modello a cui MacDorman si riferisce ha a che fare principalmente con il lavoro. Tendiamo a creare IA che svolgono lavori che facilmente associamo a quelli tipicamente femminili: cameriere, segretarie, guide museali, assistenti personali e così via.

Ma c’è anche un altro aspetto che non bisogna sottovalutare. Molti degli ingegneri che progettano IA e robot sono uomini. MacDorman ha detto: “Penso che gli uomini trovino le donne attraenti, e per le donne va bene avere a che fare con le donne.“. Da una parte, quindi, la volontà, il divertimento e il desiderio degli uomini di creare un’intelligenza artificiale al femminile; dall’altra, le donne si troverebbero a proprio agio a trattare con delle IA femminili, quasi come se ci fosse una sorta di complicità.

Ovviamente non sarebbe corretto generalizzare: ci saranno uomini e donne che progettano IA maschili per gli stessi motivi. Più che altro, quella descritta da MacDorman è una tendenza. E credo sia una tendenza in molti casi evidente.

 

Preferenze

In una sua ricerca, MacDorman ha studiato come gli uomini e le donne reagivano alle voci di generi diversi. I risultati del test hanno dimostrato che gli uomini preferivano le voci femminili, ma implicitamente non mostravano alcuna preferenza per loro; mentre le donne, invece, preferivano implicitamente le voci femminili a quelle maschili.

MacDorman ha quindi commentato questi risultati: “Penso che ci sia uno stigma per i maschi a preferire i maschi, ma che non ci sia uno stigma per le femmine a preferire le femmine.“. Dunque, le preferenze implicite ed esplicite delle donne e degli uomini possono influire nella progettazione di intelligenze artificiali.

Siri (2010) è l’esempio di intelligenza artificiale sviluppata da Apple più conosciuta di oggi. Il nome Siri in norreno significa “una bella donna che ti porta alla vittoria”. Ora esiste anche una versione maschile, ma la cosa interessante è che la prima versione è stata pensata al femminile. E ora sappiamo che non è stata una cosa del tutto casuale.

 

Robot umanoidi al femminile

Queste tendenze e queste preferenze possono riflettersi poi anche nella progettazione di robot umanoidi. L’antropologa sociale dell’University College di Londra Kathleen Richardson sostiene che “quando si tratta di una voce senza corpo, le probabilità di essere di sesso femminile sono probabilmente leggermente superiori rispetto all’essere maschile. Ma quando si tratta di fare qualcosa di completamente umanoide, è quasi sempre di sesso maschile”.

Quando i robot umanoidi hanno sembianze femminili, invece, sono quasi sempre ispirati a donne belle e attraenti. Ad esempio, lo studioso giapponese di robotica Hiroshi Ishiguro ha progettato Kodomoroid e Otonaroid, due robot umanoidi che, a primo impatto, sembrerebbero due donne di bell’aspetto. Soltanto poco dopo ci accorgiamo che non sono delle donne, ma dei robot.

 

Nei film questa tendenza è ancora più manifesta. Uno degli ultimi film che abbraccia questo argomento (e che consiglio di vedere) è “Her” (“Lei”). Il protagonista Theodore Twombly compra un sistema operativo di nome Samantha, e quindi dalla voce femminile. Samantha è in grado di apprendere sempre più cose nel corso del tempo fino a sviluppare una vera e propria personalità. Il legame tra i due diventa sempre più forte, a tal punto che si innamorano. Cosa accade dopo? Non te lo posso dire!

Perché allora esiste questa tendenza nel creare robot femminili? Secondo la Richardson questa tendenza “riflette ciò che alcuni uomini pensano delle donne” e che “ciò che è necessario per loro [per gli uomini, nda] può essere replicato, ma quando si tratta di robot più sofisticati, devono essere di sesso maschile“. Sono in parte d’accordo. Che sia un riflesso del pensiero degli uomini, è indubbio. Ma non credo che il livello di sofisticatezza possa indurre l’ingegnere uomo, quasi presuntuosamente, a creare un robot dalle sembianze maschili. Almeno non credo sia una delle motivazioni principali, e i robot di Ishiguro possono essere una “piccola” dimostrazione.

Sono completamente d’accordo, invece, su un altro aspetto evidenziato ancora una volta dalla Richardson. Le donne hanno maggiori possibilità di essere percepite come meno minacciose e più amichevoli rispetto agli uomini.

Le rappresentazioni di intelligenze artificiali e di robot umanoidi, dunque, possono dirci molto sulla società in cui viviamo. Possono dirci molto su di noi, sulle nostre abitudini e sul nostro modo di pensare. Ed è interessante notare che nell’ambito dell’IA e della robotica non ci siano poi così tante differenze tra la cultura occidentale e quella orientale. Entrambe tendono a esprimere determinate preferenze attraverso la progettazione e lo sviluppo di intelligenze artificiali e di robot.

Fonte: livescience


Foto: Flickr

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