Un occhio dal colore azzurro

DARPA: un dispositivo collegato al cervello per recuperare la vista

La DARPA (Defense Advanced Research Project Agency) sta sviluppando un dispositivo da inserire direttamente nel cervello per trasmettere immagini aggirando il sistema ottico. Ciò significa che il dispositivo permetterà alle persone non vedenti di recuperare la vista. Ma alcuni ricercatori sostengono anche che in questo modo sarà possibile sostituire la tecnologia della realtà virtuale e della realtà aumentata.

 

Come Matrix

I piani del progetto della DARPA sono stati presentati all’evento Biology is Technology che si è tenuto nella Silicon Valley. L’evento è iniziato con la presentazione del suddetto dispositivo che Philip Alvelda, program manager del Biological Technologies Office, ha definito “modem corticale“. Si tratta cioè di un’interfaccia neurale diretta che consentirà la visualizzazione di informazioni senza l’uso di occhiali o strumenti simili.

L’idea ricorda un po’ il dispositivo rappresentato nel film Matrix, dove la connessione deriva proprio da un impianto spinale. Ma il vero obiettivo a breve termine del progetto è lo sviluppo di un dispositivo dalle dimensioni di due monete sovrapposte che consenta di vedere attraverso un’interfaccia direttamente collegata alla corteccia visiva.

 

Le possibilità del futuro

Siccome il dispositivo è in fase di progettazione, possiamo solo provare a immaginare gli sviluppi futuri cosa potranno permetterci. Grazie a questo dispositivo saremo in grado di ripristinare le funzioni sensoriali, in particolare la vista, alle persone che hanno subìto gravi incidenti o che soffrono di particolari patologie.

Inoltre, i dispositivi per la realtà virtuale e la realtà aumentata potranno essere sostituiti. Niente più interfacce ingombranti e niente più fili: ci sarà piuttosto una sovrapposizione virtuale sul mondo reale. La nostra percezione cambierà del tutto e sarà potenziata grazie alle informazioni che desidereremo e che riceveremo in tempo reale.

Qualcuno si spinge anche oltre e immagina che un dispositivo del genere potrà consentirci la telepatia elettronica e la telecinesi. Ma se vogliamo cogliere bene le potenzialità e l’evoluzione di questa tecnologia, allora conviene procedere passo dopo passo e valutare anche eventuali proprietà meno positive.

 

L’altra faccia della medaglia

In tutte le tecnologie bisogna considerare anche gli aspetti negativi, se esistono. Il dispositivo che sta sviluppando la DARPA, ad esempio, ha ancora qualcosa da chiarire. Innanzitutto, non si sa ancora se potranno esserci implicazioni sulla salute. Sappiamo ancora poco sul funzionamento del cervello e quindi per scongiurare qualsiasi pericolo andrebbero effettuati ancora molti studi. Ci vorrà tempo.

Una tecnologia del genere apporterebbe sicuramente un potenziamento delle capacità umane. La DARPA è un’agenzia governativa americana specializzata nello sviluppo di tecnologie militari. Per cui, molto probabilmente, il primo scopo della sua interfaccia neurale sarà quello di incrementare le prestazioni dei soldati.

Dunque, quello di voler creare un dispositivo per far recuperare la vista alle persone potrebbe essere uno specchietto per le allodole. Ma è anche vero che alcune tecnologie, come ad esempio internet, sono nate proprio in ambienti militari. Credo che la verità stia nel mezzo: la DARPA svilupperà questo dispositivo prendendo in considerazione l’aspetto militare e, allo stesso tempo, mostrando le sue potenzialità anche al di fuori dei campi di battaglia.

Tra l’altro, pensare a una sostituzione dei congegni per la realtà aumentata e la realtà virtuale significa proiettarsi in un futuro abbastanza lontano. Basti pensare che questi congegni solo negli ultimi anni stanno subendo degli sviluppi per regalare agli utenti esperienze più immersive (ad esempio i prossimi occhiali olografici HoloLens di Microsoft). Insomma, prima che il dispositivo della DARPA veda la luce ci vorrà ancora un bel po’: nel frattempo molte cose potrebbero cambiare.

Fonti: infowarshplusmagazine


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