La locandina del film "The Imitation Game"
2 – La locandina di “The Imitation Game”

Non sono un esperto di cinema e la mia intenzione non è quella di fare una critica del film. Piuttosto, vorrei spiegarti perché, secondo me, vale la pena di vedere “The Imitation Game” (di Morten Tyldum), l’adattamento cinematografico della biografia “Alan Turing: The Enigma” (1983), scritta da Andrew Hodges. A mio parere ci sono alcuni interessanti spunti di riflessione che derivano dalla vita e dalle azioni di Alan Turing, il matematico e crittografo britannico che durante la seconda guerra mondiale ha lavorato per il Regno Unito per decifrare Enigma, la macchina elettro-meccanica utilizzata dai nazisti per trasmettere comunicazioni cifrate.

Se non hai ancora visto “The Imitation Game” e hai intenzione di vederlo, non ti preoccupare: ho fatto il possibile per non svelare le scene chiave del film. Tuttavia, alcune vicende della vita di Turing sono abbastanza note, per questo credo che i contenuti che leggerai tra poco non rientrino nella categoria “spoiler”. 

 

Una persona speciale

Il protagonista di questa storia, Alan Turing, non era un uomo qualunque. Alcune vicende della sua vita hanno influenzato profondamente lui e le sue azioni. Sin dalla sua adolescenza era appassionato di materie scientifiche, come la chimica, l’astronomia, la meccanica quantistica e la teoria della relatività. Era un genio, lo ha dimostrato durante i suoi studi e anche dopo la laurea ottenuta con il massimo dei voti. A soli 28 anni, infatti, fu scelto per la direzione di un gruppo di ricercatori incaricati di svelare il codice su cui era basata la macchina tedesca Enigma.

Alan Turing è di solito descritto come un genio isolato, forse addirittura affetto dalla sindrome di Asperger. C’è chi è d’accordo su questa ipotesi perché alcuni comportamenti di Turing erano paragonabili ad alcuni sintomi del disturbo: difficoltà nelle interazioni sociali, imposizioni di abitudini per sé e per chi gli è vicino, problemi nella comunicazione non-verbale, eccetera. Non esistono delle prove assolute, ma credo che sono tutti d’accordo nel considerare Turing una persona fuori del comune,

Si evince dal film, ma anche leggendo altre informazioni sul web, che un’influenza molto importante sulla vita di Turing è stata esercitata da Christopher Morcom, un carissimo amico e compagno di classe ai tempi della scuola privata di Sherborne. Christopher aiutava Alan nei momenti difficili e condivideva con lui la passione per la matematica e per la scienza. Era una grande amicizia, per Alan sicuramente qualcosa di più. Una grande amicizia che però un giorno finì, perché la tubercolosi bovina portò via Christopher. Questa perdita segnò la vita di Alan Turing per sempre.

 

La società nel tempo

Un altro aspetto fondamentale è quello della società inglese (e non solo) degli anni ’40. Joan Clarke, una matematica e crittografa, entrò a far parte del team di Turing ed ebbe un ruolo fondamentale nella risoluzione del codice di Enigma. Sottolineo questo concetto: era una donna. All’epoca, decifrare i codici era “un lavoro da uomini”. Per quel lavoro Joan Clarke veniva pagata meno rispetto agli uomini e in quegli anni ha sentito sempre il peso di non poter ottenere delle promozioni.

Il suo rapporto con Alan Turing era molto particolare: colleghi sì, ma soprattutto amici. Un’amicizia che sfociò addirittura in una proposta di matrimonio da parte di lui che però non portò mai a una celebrazione perché successivamente Turing le confessò la sua omosessualità. Questo segnò una svolta negativa nella sua vita. A quei tempi l’omosessualità era un crimine. Per questo motivo nel 1952 Turing fu condannato e costretto a scegliere tra due anni in carcere e la castrazione chimica. Lui scelse la seconda opzione.

Da quel momento in poi iniziò il suo declino: lo sottoposero a dei trattamenti ormonali che lo portarono ad essere depresso. Due anni dopo, almeno secondo la “versione ufficiale”, si suicidò. Aveva solo 41 anni: chissà quante altre cose meravigliose avrebbe potuto creare con la sua intelligenza. E pensare che ancora oggi, in molte società, gli omosessuali hanno difficoltà nel realizzare i loro obiettivi.

Su questo non mi sento di dire che abbiamo fatto grandi passi in avanti. E non mi riferisco solo all’orientamento sessuale, ma anche a quello ideologico, politico, religioso, spirituale e chi più ne ha più ne metta. Ultimamente, soprattutto a causa della vicenda di Charlie Hebdo, sentiamo spesso parlare di libertà di espressione. Ecco, libertà di espressione è libertà di esprimere la propria opinione, il proprio punto di vista, i propri pensieri, i propri gusti. È la libertà di esprimere sé stessi.

Sopprimere queste libertà significa anche limitare lo sviluppo dell’intelligenza, della creatività, dell’ingegno. In questo modo riduciamo le possibilità di far nascere un nuovo Alan Turing, oppure un nuovo Albert Einstein, un nuovo Nikola Tesla. E in questo mondo c’è sempre bisogno di geni come loro.

1 – Una scultura di Stephen Kettle in cui è raffigurato
Alan Turing alle prese con Enigma

 

La guerra dietro le scrivanie

Dopo aver visto questo film, sono ancora più convinto di una cosa: le guerre si vincono soprattutto dietro le scrivanie. Certo, senza né soldati né armi non si possono ottenere vittorie, tuttavia questi sono solo mezzi secondari, almeno dal momento in cui furono inventati la radio (circa fine ‘800) e il telefono (i cui primi prototipi risalgono addirittura negli anni ’50 dell’Ottocento).

Intercettare le comunicazioni belliche e decifrarle valeva più di qualunque altra cosa. Scoprire la posizione dei nemici, le loro intenzioni e progettare le giuste mosse per coglierli di sorpresa. Erano queste le principali strategie che hanno permesso di vincere le guerre. Guerre che man mano sono diventate sempre più dipendenti dalle tecnologie della comunicazione.

E oggi, più che mai, le guerre si combattono prima dietro le scrivanie, di fronte a dei computer, attraverso messaggi codificati e con la violazione dei network dei nemici. Sono le guerre informatiche che poi possono sfociare nelle guerre fisiche, quelle combattute con le bombe, i fucili, gli aerei e i carri armati.

“Ogni giorno aiutavamo gli alleati a vincere senza che nessuno lo sapesse. Stalingrado, le Ardenne, l’invasione della Normandia: tutte vittorie che non sarebbero state possibili senza le informazioni che noi fornivamo.”

 

Punti chiave

Leggendo alcune critiche cinematografiche, ho scoperto che alcune vicende raccontate nel film non rispecchiano del tutto i fatti realmente accaduti. Ciò mi dispiace, perché la storia di un personaggio come Alan Turing andrebbe raccontata con precisione e cura dei dettagli. Ma, come ho accennato all’inizio, non ho scritto questo post per fare una critica di “The Imitation Game”. L’ho scritto per condividere quelli che secondo me sono dei punti fondamentali per comprendere la sua grandezza e la nostra storia. Li riassumo per chiarire:

  • Le vicende personali  di un genio hanno contribuito alla decodifica delle comunicazioni belliche tramite Enigma.
  • Il contesto sociale: le donne lavoratrici degli anni ’40 appartenevano perlopiù alle classi sociali meno agiate e svolgevano compiti che erano etichettati come “esclusivamente femminili” (ad esempio sartoria e insegnamento). Joan Clarke rappresenta la donna forte, istruita, in grado di fare un lavoro “da uomini” e di contribuire alla risoluzione della guerra attraverso il suo intelletto. Inoltre, la legge che puniva gli omosessuali: Turing ne pagò amaramente e ingiustamente le conseguenze. Domanda: possiamo dire che oggi, rispetto a più di 70 anni fa, le cose siano decisamente cambiate?
  • Le guerre informatiche: sono le guerre che oggi si combattono con armi digitali, altamente tecnologiche. Non le possiamo né vedere né sentire. Ce ne accorgiamo quando le notizie di attacchi informatici diventano di dominio pubblico. Hai presente lo scandalo Datagate o la storia dei dispacci di WikiLeaks? Quelli sono solo alcuni esempi di effeti delle guerre digitali: possono alterare gli equilibri politici di tutto il mondo.

Queste sono le motivazioni principali per cui credo valga la pena di vedere questo film. È un’occasione per capire meglio l’opera di Alan Turing, il contesto sociale in cui ha vissuto e lavorato e le trasformazioni che sono avvenute nel corso degli anni. E anche perché se oggi scriviamo e leggiamo su un computer lo dobbiamo soprattutto a lui. Non so se Christopher Morcom abbia detto realmente queste parole ad Alan Turing ai tempi della scuola, ma le condivido lo stesso perché mi sono piaciute molto:

A volte sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare.

Grazie di tutto, Alan!


Se ti interessa sapere quali adattamenti cinematografici son stati effettuati (ahimé), ti consiglio di leggere i contenuti dei link che troverai qui sotto. Purtroppo, quelli che ho trovato particolarmente interessanti sono solo in lingua inglese.

Fonti: Wikipedia, nytimestheguardianblog.sciencemuseum

Immagine 1: Flickr
Immagine 2: Flickr

Foto copertina: Flickr

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