Liam (5 anni) afferra una pallina con Robohand
Liam (5 anni) è stato il primo a sperimentare Robohand – Fonte immagine: makerbot

Richard van As è un carpentiere che nel maggio del 2011 ebbe un incidente che gli causò la perdita di 4 dita della mano destra. “È successo tutto troppo in fretta per capire cosa era realmente accaduto“, ha raccontato a CNN. Ma Richard non si è abbattuto e ha dimostrato grande determinazione. Dopo l’incidente già pensava a una soluzione, come farebbero proprio un carpentiere o un falegname.

 

L’inizio di un cambiamento

Richard si è messo quindi subito alla ricerca di qualche protesi che facesse al caso suo. Purtroppo, ha presto scoperto che i prezzi delle protesi per le mani si aggiravano in media intorno alla decina di migliaia di dollari. Ma non si è arreso e ha continuato la sua ricerca online fin quando si è imbattuto in un video di Ivan Owen, un artista di effetti meccanici. Richard ha contattato Ivan e subito si sono dati da fare sviluppando un dito meccanico. Così è nata la società Robohand e così è iniziato il cambiamento della vita di Richard e di quella di molte altre persone in tutto il mondo.

 

Stampare protesi

Robohand, lanciata ufficialmente nel gennaio del 2012, si occupa della stampa 3D di protesi meccaniche. Il suo punto di forza è il design open source: in questo modo, chiunque possieda una stampante 3D può produrre protesi di dita, mani e braccia. I materiali utilizzati per la stampa sono acido polilattico, acciaio inox e alluminio.

Un altro aspetto molto importante riguarda la semplicità di tutto il processo, dall’ordinazione al montaggio. Ai clienti vengono inviati dei moduli per le misurazioni che dovranno poi essere spediti insieme alle scansioni 3D delle loro mani. Nel caso in cui il cliente avesse difficoltà nel procurarsi le scansioni 3D, può richiedere di farsi creare dei modelli ottenuti con lo stampo che dovranno essere poi spediti al team di Robohand in Sud Africa.

Dopo la stampa 3D dei materiali, grazie al manuale open source, le persone possono procedere alla costruzione della protesi anche da sole, senza l’aiuo di un tecnico o di un esperto di meccanica. Tutto ciò evita lunghi percorsi burocratici e riduce enormemente i costi. Lo dimostra una lista di attesa di 8 mesi che contiene richieste provenienti da tutto il mondo. A riguardo Richard van As ha detto:

“Conosco solo tre paesi che non hanno ricevuto ancora una mano. Per assicurare che tutti possano avere accesso dobbiamo essenzialmente rubare ai ricchi per dare ai poveri. Chi può permetterselo paga, per chi non può cerchiamo di trovare qualcuno che possa pagare per loro.”

 

Tre ragazzini e una storia in comune

Robohand ha dato molta speranza anche a tre ragazzini che hanno un problema in comune: la sindrome da banda amniotica, una condizione rara che determina malformazioni, deformazioni ed amputazioni. Il primo a sperimentare Robohand è stato Liam, un bambino di 5 anni. Subito dopo aver provato la mano protesica, Liam ha detto che da quel momento in poi sarebbe stato in grado di “raccogliere cose” e ha descritto la sua protesi dicendo: “Mi copia“. Anche Waldo e Dylan sono stati molto contenti delle loro protesi. Potranno giocare a football, cricket, golf, andare in bicicletta e nuotare. Potranno fare quello che normalmente fanno tutti i ragazzini della loro età.

I ragazzini cresceranno, ma non c’è nessun problema. Le protesi potranno essere modificate man mano proprio grazie alla versatilità della stampa 3D.

 

La tecnologia che rende felici

Liam, Waldo e Dylan hanno dovuto fare i conti con un serio problema. Un problema che va oltre l’impossibilità di compiere alcuni movimenti. È un problema che ha anche enormi implicazioni psicologiche perché i bambini con la sindrome da banda amniotica non possono apprendere subito come mai le loro dita, mani o braccia sono diverse rispetto a quelle di gran parte dei loro coetanei.

Con Robohand nasce una nuova possibilità: migliorare la vita dei bambini affetti da questa terribile sindrome. Mettere i bambini in condizione di giocare, di praticare sport e di coltivare le loro passioni significa anche renderli felici. E vedere bambini felici non può che farci del bene.

Ma protesi di questo genere non aiutano solo i bambini. Un po’ di tempo fa raccontai la storia di Nigel Ackland, un uomo che a causa di un incidente perse la sua mano destra. Ancora prima, raccontai dei mutilati in Sudan che non potevano permettersi delle protesi a causa dei prezzi molto alti. Anche lì Robohand ha fornito un contributo molto importante nello sviluppo di protesi stampate in 3D insieme alla Not Impossible Labs.

La stampa 3D, in particolare, ha cambiato e sta cambiando il modo di ottenere dei prodotti, a partire dalla fase d’acquisto. Insieme all’open source sta fornendo una democratizzazione all’accesso e alla conoscenza di altissimo livello. È un fenomeno che cresce ogni anno di più e i buoni risultati continuano ad arrivare. Da cosa possiamo notarlo? Dall’aumento dei tipi di oggetti che si possono stampare, dall’abbattimento dei costi avvenuti negli ultimi anni e dalle storie come quelle di Liam, Waldo e Dylan. In fondo, se un bambino di 5 anni ci dice “I like my Robohand“, significa che stiamo facendo qualcosa di positivo.

Fonte: cnn
Foto copertina: pagina Facebook Robohand

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