Controllare un braccio robotico con la mente

Il braccio robotico controllato da Jan Scheuermann

Gli scienziati dell’Università di Pittsburgh hanno pubblicato un nuovo studio sul Journal of Neural Engineering dove hanno descritto il successo di una donna che è riuscita a controllare un braccio robotico con la mente. La donna si chiama Jan Scheuermann e da anni è paralizzata dal collo in giù (tetraplagia), ma grazie a questo braccio robotico molto sofisticato è in grado di afferrare e spostare oggetti con sorprendente abilità. Non si tratta di telecinesi, sia chiaro.

 

Con la mente

Nel 2012 nel cervello di Jan Scheuermann sono stati inseriti dei minuscoli sensori che leggono gli impulsi elettrici provenienti dalle cellule cerebrali. Un computer in grado di analizzare questi segnali elettrici li traduce poi in comandi. Di conseguenza ogni istruzione impartita dal cervello di Jan viene poi eseguita dal braccio robotico.

Poche settimane dopo il suo primo intervento, Jan era in grado solo di spostare il braccio avanti, indietro e lateralmente. Poi ha imparato a ruotare il polso e infine a posizionare le dita in tanti modi diversi. In questo modo è riuscita ad afferrare e a spostare oggetti di diverse forme e dimensioni.

I risultati dell’ultimo esperimento sono stati molto positivi. Riuscire a controllare un braccio robotico con la mente, con la sola forza dei pensieri, non è poi così facile. Gli scienziati hanno fatto davvero un gran bel lavoro, ma il contributo di Jan è stato altrettanto importante.

 

L’esperienza di Jan

Questa non è l’unica tecnologia capace di fornire questo tipo di supporto. Ce ne sono altre simili che possono aiutare persone con problemi simili. Ma forse quella che ha sperimentato Jan è la più performante del campo. Infatti, uno degli obiettivi principali per la costruzione di bracci robotici o protesi è anche quello di evitare che gli oggetti afferrati si frantumino. Per fare questo, è necessario tanto coordinamento per il cervello.

Jan Scheuermann ha 55 anni e pochi mesi fa le sono stati rimossi gli elettrodi perché questa tecnologia, per il momento, non può essere utilizzata al di fuori del laboratorio. Ma Jan è molto contenta di questa esperienza:

“È stato fantastico, emozionante, una cavalcata selvaggia, sono così felice di averlo fatto. Questo studio ha arricchito la mia vita, mi ha dato nuovi amici e colleghi, mi ha aiutato a contribuire alla ricerca e a prendere fiato. Per il resto della mia vita, ringrazierò Dio ogni giorno per essere parte di questa squadra.”

Aggiungo solo che un grande ringraziamento va anche a questi scienziati che hanno sviluppato una tecnologia davvero formidabile.

 

La “tecnologia buona”

La tecnologia di interfaccia cervello-computer ha tutte le caratteristiche necessarie per migliorare la qualità della vita di quelle persone che non possono usare le proprie braccia, mani e gambe. Spesso non consideriamo che le azioni più semplici e banali che compiamo ogni giorno per qualcun altro sono impossibili. Questo è un altro motivo per cui credo che le tecnologie non ci distruggeranno. Queste tecnologie possono migliorare le condizioni di vita delle persone. E fin quando ci saranno tecnologie di questo tipo continuerò a sostenere che potremo autodistruggerci solo fuggendo dalle nostre responsabilità.

Fonti: washingtonpost, eurekalert
Foto: ioppublishing.org


Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.