Il drone spia WASP esposto all'International Spy Museum
Il drone WASP all’International Spy Museum
Fonte: WUSA9

Google e Amazon sperimentano i droni per nuove forme di spedizione; l’esercito USA usa i droni per scopi militari; i filmaker per riprendere scene dall’alto; e tante altre persone anche per registrare video, scattare foto, quindi per semplice svago. In questi esempi c’è un po’ di tutto: lavoro, divertimento e guerra. Il drone inventato da Mike Tassey e Rich Perkins, amici di lunga data ed ex colleghii alla Air Force, si colloca nel mezzo. Nel senso che il loro velivolo a pilotaggio remoto possiede tecnologie che possono essere considerate utili e pericolose allo stesso tempo. Dipende dai punti di vista,

Il drone spia
Il drone in questione si chiama WASP (Wireless Aerial Surveillance Platform) ed è in grado di violare le reti Wi-Fi, craccare password, intercettare chiamate e messaggi di testo di cellulari. WASP può essere pre-impostato con coordinate GPS per farlo volare in determinate aree, può raccogliere circa 32 GB di dati e magari girare qualche video in HD con la videocamera incorporata. Questa è una brevissima sintesi di quello che può fare questo drone che è open source ed è dotato di diverse tecnologie molto desiderate dagli hacker. Tassey e Perkins hanno sperimentato il drone in zone isolate evitando di registrare conversazioni di altre persone e quindi di violare le leggi.


Perché spiare con un drone?
La risposta alla domanda ce l’hanno fornita gli stessi Tassey e Perkins: “La ragione numero uno per la quale l’abbiamo fatto è perché ci è stato detto che non sarebbe stato possibile.”. In fondo, sono due ragazzi che si divertono a costruire droni nel loro tempo libero. Ma con WASP hanno voluto lanciare un messaggio chiaro: nelle reti Wi-Fi e GSM esiste una vulnerabilità che può essere facilmente sfruttata. Tassey ha affermato: “Abbiamo intercettato telefonate, violato le reti, craccato la crittografia dei punti di accesso Wi-Fi, tutto questo genere di cattiveria è possibile“. Perkins ha poi aggiunto: “Se due ragazzi possono costruire ciò con 6.000 dollari in un garage, che cosa può fare l’Iran? Che cosa possono fare gli stati?“. Belle domande. 

Occhio…
Ho provato a rispondere alle domande di Perkins e le prime idee che mi sono balenate in mente hanno a che fare con il cyber-spionaggio militare, politico e industriale e il monitoraggio delle conversazioni dei cittadini su vasta scala, tipo quello perpetrato dalla NSA negli Stati Uniti. 

Questi due ragazzi e il loro drone WASP sono un’altra dimostrazione di come la tecnologia non possa essere vista unicamente attraverso le lenti del catastrofismo. Hanno costruito un drone grazie a un progetto open source, quindi accessibile potenzialmente a tutti, che nelle mani sbagliate potrebbe causare parecchi problemi. Dovremmo prendercela con loro? No, perché Tassey e Perkins costruendo WASP hanno voluto evidenziare che le reti Wi-Fi e GSM non sono poi così impenetrabili e sicure. Per cui dovremmo ringraziarli e chiederci cosa possiamo fare noi e cosa possono fare i governi per tutelare la nostra privacy.

Se un giorno dovessero volare droni come WASP sopra le nostre teste allora capiremmo immediatamente di essere sotto controllo. Ma soprattutto vorrà dire che, fino a quel momento, non ci siamo preoccupati più di tanto delle conseguenze di questo tipo di tecnologie. Alcune possono essere considerate “malvagie” perché c’è chi non fa nulla per comprenderle o per cambiarle, anche se ne avrebbe la possibilità. E c’è chi le usa illegalmente o per fini discutibili. Siamo sempre noi i primi responsabili di una tecnologia “malvagia”.

Fonti:
wusa9.com
geek.com
forbes.com

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