L’FBI (Federal Bureau of Investigation) ha reso noto che il Next Generation Identification System (NGI) è pienamente operativo. Si tratta di un database biometrico basato su decine di milioni di volti registrati.

Fonte immagine: Flickr

Milioni di dati registrati
Ci sono voluti tre anni per sviluppare il sistema NGI: ora l’FBI lo considera come una svolta per l’identificazione di criminali e la condivisione di dati tra le forze dell’ordine. Il database dell’NGI contiene più di 100 milioni di dati che permettono di accedere alle impronte digitali, alle scansioni dell’iride, ai dati per il riconoscimento facciale delle persone schedate e quindi alle loro informazioni personali: indirizzo di casa, età, stato giuridico, eccetera.

Il lato oscuro del sistema di riconoscimento facciale
Si stima che entro il 2015 il sistema di riconoscimento facciale NGI conterà circa 52 milioni di immagini. I sostenitori delle libertà civili (come ad esempio la Electronic Frontier Foundation) sono contro un sistema di archiviazione dati di questo tipo e di questa grandezza. Ovviamente la preoccupazione primaria riguarda la privacy: anche i cittadini americani non sospettati di attività criminale potrebbero essere facilmente coinvolti nelle operazioni dell’FBI. Infatti, come descritto in una relazione del 2010 dell’FBI ottenuta dall’Electronic Private Information Center, il sistema NGI può fallire il 20% delle volte rispetto alle impronte digitali o alle scansioni dell’iride. Da allora non ci sono stati miglioramenti e il 20% è una percentuale ancora troppo alta secondo i sostenitori delle libertà civili.

Meglio tardi che mai
Dall’altra parte, l’FBI sostiene che non bisogna preoccuparsi visto che il sistema NGI ha ottenuto risultati positivi. Lo scorso agosto è riuscita a rintracciare un latitante di 14 anni sospettato di abusi su bambini. Ma questa notizia, per quanto positiva possa essere, non deve distrarre i cittadini americani dai problemi descritti prima. Sono aspetti che andrebbero affrontati al più presto, altrimenti ci si ritroverà in una società in cui la privacy sarà un lusso e dove le possibilità di trovarsi degli agenti dell’FBI in casa senza aver fatto nulla saranno molto alte.

Intanto, i ricercatori dell’intelligence americana stanno lavorando a un progetto simile chiamato Janus: secondo gli esperti questo programma permetterà di riconoscere volti automaticamente attraverso dispositivi di videosorveglianza. Possono farlo, perché negli Stati Uniti non ci sono restrizioni federali sull’uso di software per il riconoscimento facciale.

Ma questi sono affari degli americani, per quale motivo dovremmo preoccuparci? Forse perché abbiamo la fortuna di osservare gli effetti di una tecnologia che qui in Italia non conosciamo bene. Se un giorno dovessimo adottarla anche noi, potremmo sapere già da prima a cosa andremmo incontro. Dovremmo innanzitutto comprenderla a pieno, prima di decidere se essere favorevoli o meno al suo utilizzo.

Fonti:
rt.com – FBI’s facial recognition program hits ‘full operational capability’
rt.com – FBI facial records could contain 52 million images by next year
ncavf.com
eff.org
punto-informatico.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.