Poco tempo fa ho citato la Liberator, un’arma creata grazie alla stampa 3D, sollevando anche alcuni interrogativi. Qualche giorno fa Yoshitomo Imura, un giapponese ventisettenne, è stato arrestato con l’accusa di fabbricazione e possesso illegale di armi. Le armi in questione erano proprio delle Liberator.

Si è trattato del primo arresto in Giappone legato ad armi stampate in 3D. Il ragazzo aveva scaricato da Internet un modello 3D della pistola per poi stamparla. Ingenuamente, ha caricato un video su Youtube in cui spara con l’arma ed è stato beccato dalle autorità, le quali hanno successivamente raggiunto casa sua e sequestrato 5 pistole stampate in 3D, 10 armi giocattolo, ma nessuna munizione. Imura ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’illegalità della stampa domestica di armi, ma in Giappone ci sono regole molto rigide per quanto riguarda il loro possesso.

Questo episodio, insieme ad altri avvenuti nel Regno Unito e negli Stati Uniti d’america, dimostra che l’argomento andrebbe discusso più approfonditamente dal punto di vista legale. Ci sono molti aspetti ed eventualità da prendere in considerazione e le leggi che regolano il possesso e l’utilizzo di armi ovviamente fanno riferimento a quelle tradizionali. Quindi, bisognerebbe affrontare la questione iniziando a chiedersi: entrambe le tipologie di armi possono essere considerate allo stesso livello? Le munizioni sono pericolose allo stesso modo? Quanto può essere davvero pericolosa una pistola stampata in 3D? Sono domande che fino ad ora non hanno risposte definitive.

Fonte: punto-informatico.it

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