Immagine da popularmechanics.com

La Liberator è stata la prima arma ad essere creata grazie alla stampa 3D (5 maggio 2013). Si è discusso molto di questa pistola, soprattutto in America. Le maggiori preoccupazioni erano legate alla possibilità di creare facilmente una pistola in casa attraverso una stampante 3D con componenti di plastica. La mancanza di pezzi metallici avrebbe reso le pistole così costruite non rilevabili dai metal detector. Inoltre, avrebbero facilitato la vita ai criminali, i quali avrebbero iniziato a prodursi le armi da soli senza molte difficoltà. Quindi, a distanza di un anno, è giusto chiedersi: si sono rivelate esatte queste ipotesi?

La situazione americana

Innanzitutto, la pistola Liberator contiene un piccolo pezzo di metallo, proprio per attivare l’allarme dei metal detector nel caso in cui un malintenzionato volesse provare a fare una rapina. Ciò in America è regolamentato da uno statuto federale che vieta la produzione di pistole non rilevabili dai metal detector. In ogni caso, i proiettili inseriti all’interno del caricatore di una pistola verrebbero comunque rilevati. Inoltre, non c’è necessariamente bisogno di una stampante 3D per costruire una pistola di plastica. D’altra parte, non tutte le armi stampate in 3D sono di costituite da materiale plastico: esistono anche stampanti che utilizzano direttamente dei metalli; ovviamente i costi di queste tecnologie sono più elevati e solitamente queste non possono essere installate in una cantina, un garage o un seminterrato. Comunque, in America bisogna possedere una licenza appropriata per possedere un’arma e il fatto che sia stata fabbricata in casa è irrilevante.

E per quanto riguarda le persone che non rispettano la legge?

Per un criminale esistono metodi molto più semplici per procurarsi un’arma, anche di qualità molto superiore. Di sicuro non vi è alcuna garanzia che un’arma stampata in 3D non venga utilizzata per scopi illegali. Ma le probabilità che vengano commessi atti criminali con questa tipologia di armi sono davvero scarse, proprio perché poco affidabili rispetto alle armi tradizionali, considerando la presenza di alcuni difetti che ancora non sono stati risolti.

E in Italia?

In Italia pare che non si è ancora seriamente preoccupati della questione. Certo è che la detenzione di armi è punita dall’articolo 697 del Codice Penale con l’arresto da tre a dodici mesi o con l’ammenda fino a € 371 la condotta di “Chiunque detiene armi o munizioni senza averne fatto denuncia all’Autorità, quando la denuncia è richiesta”. E ancora: “Chiunque, avendo notizia che in un luogo da lui abitato si trovano armi o munizioni, omette di farne denuncia alle autorità, è punito con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda fino a € 258”. Quindi, se la pistola stampata in 3D venisse considerata come un’arma, allora anche solo possederla sarebbe illegale.

Personalmente credo che per ora non bisogna preoccuparsi eccessivamente, ma al tempo stesso bisogna fare attenzione all’evoluzione di questa tecnologia. Ogni sviluppo sarà importante per il progresso scientifico-tecnologico. E voi che ne pensate? Ritenete sia giunto il momento di discutere approfonditamente dell’aspetto legale o considerate questo prodotto semplicemente come un altro passo verso una maggiore comprensione delle potenzialità della stampa 3D?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.