Le formiche sono tra i più conosciuti degli insetti sociali e la loro organizzazione è una delle più efficienti del regno animale. La SRI International, un centro che si occupa della ricerca e dell’innovazione per i governi e le industrie, sta sviluppando dei micro-robot che imitano il comportamento collaborativo delle formiche o comunque di insetti che adottano simili sistemi organizzativi.

Questi particolari micro-robot, generalmente della grandezza di una moneta, sono in grado di costruire delle strutture leggere molto resistenti, di gestire componenti elettroniche molto piccole ed eseguire altre minime attività manifatturiere. I robot sono controllati a distanza da un computer centrale e si muovono grazie a campi magnetici prodotti da un circuito stampato. Le dimensioni ridotte consentiranno loro di svolgere operazioni con assoluta precisione e velocità laddove le sole abilità umane non basteranno. I ricercatori costruiscono questi robot manualmente; ma, col tempo, gli stessi micro-robot saranno in grado di costruire parti più piccole delle loro stesse componenti o di altri tipi di supporti.

Insomma, questi robot in miniatura che collaborano tra loro saranno coordinati in modo tale che agiranno seguendo alcune regole, molto simili a quelle che comunemente si adottano in un ambiente lavorativo, ma dettate da un algoritmo. Proprio come le formiche, ogni micro-robot avrà un ruolo specifico e quindi sarà specializzato per svolgere un determinato compito. Avremo quello operaio che si occupa della costruzione, quello produttore di componenti, quello addetto al trasporto, quello per lo smistamento dei pezzi, eccetera.

Oggi, una parte di alcuni tipi di lavoro è già svolto da robot. Ma in futuro potremmo assistere a un incremento dell’utilizzo di queste particolari macchine e l’intervento dell’uomo si limiterà ad azioni di accensione, spegnimento e manutenzione. Magari un giorno si formuleranno teorie sulla divisione del lavoro nel contesto robotico, proprio per analizzare questi meccanismi e per trovare soluzioni sempre più utili ed efficienti.

Sarebbe stato interessante osservare come grandi studiosi del passato avrebbero interpretato questi progressi tecnologici. Forse Adam Smith avrebbe teorizzato che la divisione verticale del lavoro in quest’ambito avrebbe fatto la differenza e che la “mutilazione mentale” sarebbe stata scongiurata; di conseguenza, Karl Marx probabilmente avrebbe visto la sua concezione di alienazione svanire col trascorrere del tempo e avrebbe esaminato più a fondo i rapporti tra chi possiede i mezzi di produzione e chi no; Émile Durkheim avrebbe introdotto l’idea di un nuovo tipo di solidarietà e quindi di coesione sociale nell’ambiente di lavoro, dove le azioni dei robot avrebbero costituito un fattore determinante. Insomma, l’introduzione di questa tecnologia ha rappresentato un notevole cambiamento nelle dinamiche sociali ed economiche delle società. E le potenzialità di queste macchine sono enormi. Un giorno, piccoli robot costruiranno grandi cose.

Pensando a un’organizzazione del lavoro robotica, un altro quesito sorge quasi spontaneo: in futuro, lavoreranno solo i robot? Qualcuno, invece, tende a sottolineare la drammaticità di un evento di questa portata formulando la domanda in questo modo: i robot ci ruberanno il lavoro? Ci sono diverse ipotesi a riguardo, ma è un tema che non può essere affrontato con superficialità.
Intanto, qui sotto c’è un video dimostrativo dei micro-robot della SRI International in azione. Magari vedendolo potreste già farvi un’idea approssimativa di cosa ci riserverà il futuro.

Fonte: recode.net

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