Brasile: una Costituzione della Rete per la tutela della privacy

Il Brasile è stato uno dei diversi stati vittime dello spionaggio effettuato dalla NSA ( National Security Agency ) ed è forse il primo a tentare una reazione a livello giuridico. L’altro ieri, infatti, la Camera dei Deputati di Brasilia ha approvato la realizzazione del Marco Civil da Internet, una sorta di Costituzione della Rete che dovrà garantire la tutela della privacy. L’obiettivo della presidentessa brasiliana Dilma Rousseff è quello di presentare il testo entro il mese prossimo alla conferenza mondiale sulla governance di Internet a San Paolo: potrebbe essere una buona occasione per discutere di un problema che da circa 8 mesi ha suscitato l’attenzione di tantissime persone.

In particolare, tra le diverse idee del progetto, emerge quella relativa al divieto per gli Internet service provider di monitorare, analizzare e sfruttare le informazioni per pianificare operazioni di web marketing. L’autore della relazione presentata alla Camera dei Deputati, Alessandro Molon, ha dichiarato: “Siti come Facebook o Google non potranno più essere responsabilizzati per pubblicazioni fatte da terzi. A meno che non intervenga un giudice e ne ordini il ritiro perché considerate illecite. Secondo alcuni analisti, tuttavia, la norma apre spazio alla censura quando consente a un tribunale di esigere la revoca di un contenuto in presenza di un ‘interesse della collettività'”. Ma cosa si intende di preciso con ‘interesse della collettività’? Questo è un altro problema da tenere in considerazione se si vuole redigere un regolamento di Internet, un’impresa alquanto difficile se si considerano le dinamiche dello scandalo Datagate. Tutto gira intorno ai Big Data: con questa espressione ci si riferisce all’abnorme raccolta di dati strutturati degli utenti da parte di servizi, aziende, agenzie, eccetera. I big players come Facebook, Google, Yahoo! e tanti altri, si servono di queste informazioni per creare pubblicità sempre più mirate e contestualizzate: sono i nostri dati che fanno guadagnare queste grandi aziende. L’impressione è che i governi, in particolare quello americano, siano un po’ invidiosi della mole di dati che questi servizi riescono a raccogliere. Per questo hanno provato, e probabilmente provano tuttora, a ideare strategie persino illegali  pur di assimilare informazioni preziose per diversi scopi.

Alla luce di ciò, non sarebbe sbagliato chiedersi se è possibile applicare a tutti gli effetti una Costituzione della Rete, che sia in Brasile o in qualsiasi altro paese. I dati presenti in Internet sono molto preziosi per i suddetti big players e dubito che questi resteranno a guardare di fronte a quello che sta succedendo nello stato carioca. Sicuramente potrebbe essere più facile regolamentare alcuni aspetti legati alla privacy, ma bisogna anche ammettere che spesso siamo noi stessi a sottovalutare determinate situazioni. Ad esempio, molte delle risposte che cerchiamo sono presenti nei “termini e condizioni d’uso” che sistematicamente evitiamo di leggere. Purtroppo però, non sempre ciò è dovuto solo alla nostra pigrizia. Ci sono anche persone che hanno scarse conoscenze in merito al mondo di Internet e del web. Credo che occorrerebbe garantire ( magari partendo dalla scuola ) una minima alfabetizzazione digitale affinché certe decisioni vengano prese con maggiore consapevolezza.

Fonte: http://www.techeconomy.it/2014/03/27/brasile-approva-legge-a-tutela-della-privacy-dopo-scandalo-datagate/


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