Erano due le opzioni contenute nel referendum del 16 marzo in Crimea. La prima era: “Sei a favore della riunificazione della Crimea con la Russia come parte della Federazione Russa?“. L’altra, invece, recitava: “Sei a favore del ripristino della Costituzione del 1992 e della condizione della Crimea come parte dell’Ucraina?“. I cittadini hanno votato e il capo della commissione referendaria della Crimea, Mikhail Malyshev, ha dichiarato che circa il 95% degli elettori ha sostenuto l’unione con la Russia. La maggior parte delle persone che vivono in Russia sono contente di questo risultato, insieme ovviamente al presidente russo Vladimir Putin che ha raggiunto il livello di gradimento più alto degli ultimi 3 anni; meno felici sembrano essere gli Stati Uniti e l’Unione Europea, i quali hanno accennato a probabili sanzioni.

Ed ecco che riemergono immediatamente in superficie i tradizionali contrasti: il presidente americano Barack Obama, ritenendo che le azioni della Russia violassero la sovranità dell’Ucraina e l’integrità del territorio, ha telefonato Putin dicendogli che ha respinto i risultati del referendum e che ha avvertito Washington per procedere verso l’imposizione di sanzioni a Mosca. Inoltre, ha riferito al presidente russo che la crisi potrebbe essere risolta diplomaticamente se solo l’esercito russo fermasse le sue incursioni in Ucraina. Arseniy Yatsenyuk invece, il nuovo primo ministro dell’Ucraina, ha detto che né Kiev, né l’Occidente avrebbero riconosciuto i risultati di un referendum controllato attraverso le armi: “Ora, sul territorio della repubblica autonoma di Crimea sotto la direzione della Federazione Russa, uno spettacolo circense è in corso: il cosiddetto referendum. Anche se a prendere parte alla performance sono 21.000 soldati russi, che con i loro fucili stanno cercando di dimostrare la legittimità del referendum“.

Da una parte c’è il referendum, strumento di democrazia diretta; dall’altra ci sono invece gli eserciti e le armi; dall’altra parte ancora gli interessi dei poteri forti. Dispiace dirlo, ma chi pensava che dopo il voto, a prescindere dai risultati, la situazione sarebbe cambiata positivamente si è sbagliato di grosso; la situazione si è ulteriormente complicata e sarebbe un grave errore continuare a sottovalutarla.

Fonte: www.aljazeera.com

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