Secondo Arseniy Yatseniuk, primo ministro ucraino, la mossa di Mosca di aver occupato la Crimea con le truppe russe è una vera e propria dichiarazione di guerra contro l’Ucraina: “Questa è in realtà una dichiarazione di guerra al mio paese. Esortiamo Putin a ritirare le sue truppe da questo paese e ad onorare i patti bilaterali. Se voleva essere il presidente che ha iniziato una guerra tra due paesi vicini e amici, ha raggiunto l’obiettivo nel raggio di pochi centimetri. Siamo sull’orlo del disastro“. Non c’è stata ancora alcuna violenza in Crimea, ma nel frattempo le truppe russe hanno occupato le posizioni strategiche di tutto il territorio. In risposta il governo ucraino ha ordinato la mobilitazione militare del suo esercito.

Il segretario di Stato americano John Kerry, invece, avverte la Russia della possibilità che possa essere espulsa dal prossimo G8, o che gli Stati Uniti potrebbero congelare i beni aziendali russi provocando un precipitoso calo del valore de rublo russo. 
Minacce, rivendicazioni di appartenenza, vecchie rivalità che tornano in superficie: insomma, ci sono tutti gli ingredienti necessari per far esplodere questa situazione molto delicata. Intanto, tra gennaio e febbraio, circa 675.000 ucraini hanno lasciato il loro paese per trasferirsi in Russia temendo che da un momento all’altro possa scoppiare un conflitto.

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