Charles le Brun, “The Expressions”

La compagnia Emotient, nata alla Machine Perception Lab dell’Università della California (San Diego), ha sviluppato un software per il riconoscimento facciale che possiede una precisione poco più superiore del 90%  nel determinare il sesso, e del 70% nel determinare la fascia d’età dei soggetti. La cosa più interessante è che questo software ha dimostrato di saper individuare anche le emozioni delle persone.

Il software è in grado di riconoscere le 7 espressioni facciali più comuni: tristezza, rabbia, paura, disgusto disprezzo, sorpresa e gioia. Tutto il lavoro è basato sugli studi del professor Paul Ekman, psicologo molto famoso per aver scoperto alcune espressioni facciali universali e per aver introdotto il concetto di “microespressioni“, cioè quelle espressioni del viso che sono quasi impercettibili attraverso lo sguardo dell’occhio umano e che dicono molto riguardo le emozioni delle persone. Proprio basandosi sui suoi studi Ekman, che è inoltre consigliere di Emotient, ha sviluppato il software Facial Action Coding System (FACS). Tale software, secondo l’Amministratore Delegato della compagnia Ken Denman, “È un alfabeto di espressioni facciali” che può apprendere automaticamente e che grazie a un suo continuo utilizzo, col tempo diventerà sempre più preciso e sofisticato. Denman sostiene che il software funziona con qualsiasi fotocamera e che potrà essere utile nell’ambito del marketing. nei focus group e per i negozi dove molto spesso i clienti non dicono la verità ai commessi su ciò che pensano di determinati prodotti: attraverso l’analisi delle microespressioni, si potranno ricavare dati utili per attuare efficaci strategie di vendita. Inoltre, Denman afferma che il software potrebbe essere anche utilizzato per migliorare il servizio clienti delle aziende.
Risulterà davvero utile questo software al di là del campo scientifico? Chissà. Intanto, Denman ha affermato che uno dei più grandi fast-food della nazione sta provando il software, senza aggiungere altre informazioni. Forse, prima o poi, ne sapremo di più.

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