Stavolta a a prendere parola per quanto riguarda la vicenda Datagate è stato il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, il quale ha annunciato una serie di cambiamenti in merito alle operazioni di sorveglianza della National Security Agency (NSA). Obama ha infatti parlato di una riforma che però non sembra aver convinto tutti: “limitazioni nell’utilizzo dei dati dei cittadini ottenuti” è l’espressione che ha prodotto diversi dubbi in merito alle intercettazioni che, molto probabilmente, continueranno ad essere effettuate sulla stragrande maggioranza della popolazione.

La proposta del presidente americano ha trovato riscontri positivi soprattutto da segretario della difesa Chic Hagel e dal Direttore dell’Intelligence James Clapper; maggiori perplessità, invece, sono giunte da parte di Cindy Cohn, Direttrice Legale dell’Electronic Frontier Foundation (EFF), ovvero l’organizzazione internazionale non profit di avvocati che si interessano dei diritti digitali: “Il Presidente ha fatto molti passi per riformare la NSA, ma c’è ancora molto da fare“. Più in particolare, l’EFF ha evidenziato la necessità di una legge più trasparente e di una modalità operativa che richiede un mandato per ogni tipo di intercettazione. 
Anche Julian Assange, fondatore di Wikileaks, è intervenuto in risposta al discorso di Obama in modo molto diretto e allo stesso tenpo ironico: “Deve essere pesante per un capo di Stato andare avanti per 40 minuti senza dire praticamente nulla“. Assange si riferiva alla mancata modifica della normativa sui segreti di Stato e del trattamento degli informatori, la cui vita è ormai stravolta: affermando ciò, non intendeva la soltanto la presa in considerazione della sua condizione, ma anche quella di Edward Snowden. Di fatti, senza l’ex tecnico della CIA, lo scandalo Datagate non sarebbe mai esploso. 
Infine, nemmeno le aziende ICT sembrano essere entusiaste di questa sorta di riforma: con un comunicato collettivo Google, Yahoo, Microsoft, AOL, LinkedIn, Facebook, Apple e Twitter hanno espresso la soddisfazione su “i progressi fatti su punti fondamentali“, ma anche la proposta secondo la quale “occorre continuare a lavorare” per risolvere alcune questioni che ancora non sono state toccate, e soprattutto per evitare che un futuro si arrivi a situazioni simile a questa.

Qualcosa pare si stia muovendo, ma non basta. Sembra che il governo americano voglia concedere poco ai cittadini che invece hanno subito tanto a causa delle operazioni di sorveglianza di massa della NSA. Quindi, nel caso in cui si voglia fare ricorso a una riforma, è giusto che si vada in contro alle esigenze dei cittadini e la si faccia come si deve, senza indugiare più di tanto. Dopo lo scandalo la fiducia nel governo è sprofondata, e se lo stato fa poco o nulla per rimediare, allora non ci saranno nemmeno le basi per poter stabilire una riconciliazione, sempre se potesse interessare a qualcuno. Ma credo di si.

Fonte:punto-informatico

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