Julian Assange è intervenuto nel programma radiofonico  “Today” della BBC Radio 4 per commentare ulteriormente la vicenda Datagate e, più in generale, per condannare i tentativi del governo americano e del governo britannico ai fini di dell’acquisizione di una conoscenza “divina” sui cittadini tramite le operazioni di sorveglianza di massa. Quello di Assange potrebbe essere definito come un vero e proprio sermone sull’importanza della libertà di informazione.
Il fondatore di Wikileaks ha affermato che, grazie alle rivelazioni di Edward Snowden sull’entità della sorveglianza di massa operata dal governo degli USA e del Regno Unito, ora si possiede maggiore consapevolezza per quanto riguardo il fatto che i governi “sanno molto e ancora di più su di noi” mentre “noi sappiamo sempre di meno su di loro“. Assange ha paragonato la sorveglianza di massa contemporanea al modo in cui la chiesa cattolica agì durante il periodo della Riforma: “Attraverso il sistema confessionale, la chiesa cattolica ha spiato la vita dei suoi membri. Mentre la messa in latino escluse la maggior parte delle persone che non parlavano latino dalla comprensione del sistema stesso a cui erano legati“. Ha poi aggiunto: “La conoscenza è sempre fluita verso l’alto, ai vescovi e ai re, non in basso verso i servi e gli schiavi. Il principio rimane lo stesso nell’era attuale. I documenti divulgati dall’informatore della NSA Edward Snowden dimostrano che i governi ambiscono, attraverso le loro agenzie di intelligence, ad ottenere una conoscenza divina su ognuno di noi“. Infine, ha così commentato: “Per mantenere una persona ignorante bisogna metterla in una gabbia. I potenti – se vogliono mantenere il loro potere – cercheranno di sapere molto su di noi tanto quanto potranno, e cercheranno di assicurarsi che noi sapremo sempre poco di loro“.
Le metafore di Julian Assange fanno ben capire in che situazione ci troviamo e non sono affatto esagerate. Perché in fondo è vero, dopo tutte queste rivelazioni ne sappiamo ancora poco sui nostri governi e abbiamo tutti il diritto di capire cosa sta succedendo davvero.

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