Le rilevazioni di Snowden continuano a scuotere l’opinione pubblica: gli ultimi documenti pubblicati dall’ex tecnico della CIA contengono informazioni relative ad altre tecniche di sorveglianza. Questa volta c’è anche una famosa azienda all’interno dell’accesa discussione internazionale: si tratta di Google. Lasciamo perdere se ci siano stati accordi o meno; risulta più evidente che la NSA abbia approfittato di alcuni funzionamenti del motore di ricerca di Mountain View.
Gli ultimi documenti rilasciati da Edward Snowden contengono informazioni riguardo una tecnica utilizzata dall’agenzia di sicurezza nazionale americana per rintracciare i propri bersagli: si tratta dello sfruttamento dei cookie raccolti da Google e dai servizi di pubblicità online geolocalizzata. Cioè: ogni qualvolta che un browser si collega ad un servizio di Google, il motore di ricerca assegna un codice identificativo chiamato cookie PREF. La NSA ha tenuto d’occhio questi particolari codici riuscendo quindi a risalire a quelli che loro chiamano soggetti già ritenuti sospetti. Nei documenti l’agenzia non spiega come è riuscita ad ottenere questi codici, ma come al solito tenta di giustificarsi affermando che “è nella nostra missione legale raccogliere dati di intelligence per proteggere gli Stati Uniti“.
Protezione della nazione e lotta al terrorismo sono le scuse adottate dalla NSA per coprire tutte le sue losche operazioni. Tra l’altro, reggono ancora meno se si considera che Snowden, in un altro documento, spiegò che diverse volte l’agenzia americana si è nascosta dietro i canali di comunicazione canadesi, ovvero quelli della Communications Security Establishment Canada, per agire nei paesi in cui gli USA non sono ben visti. Da un po’ di tempo a questa parte probabilmente il numero di questi paesi è aumentato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.