Robotica sociale per l'autismo

Robotica sociale per aiutare i bambini autistici

La robotica sociale è una disciplina che studia e sviluppa modalità che permettono ai robot di svolgere compiti specifici, imitando il comportamento degli esseri umani ai fini di migliorare la salute di persone che soffrono di alcune sindromi. Una disciplina in cui convergono ingegneria, psicologia, informatica, linguistica, automazione, meccanica, fisiologia ed elettronica: insomma, un po’ di tutto. Una delle recenti applicazioni di questa scienza riguarda, appunto, l’utilizzo di robot a scopi terapeutici nei confronti di bambini autistici. Infatti, questi robot interagiscono molto più semplicemente ed efficacemente rispetto alle persone: le loro azioni sono ripetibili e modificabili in base alle esigenze specifiche dei bambini.

L’autismo è un disturbo che interessa l’attività cerebrale e gli individui che ne soffrono sono incapaci di relazionarsi con gli altri e di comunicare. Le cause sono ancora sconosciute e purtroppo questo malanno dura per tutta la vita. Ma c’è anche qualche buona notizia: nuovi studi sostengono che un intervento precoce potrebbe rendere la patologia meno problematica. Ed è proprio qui che entrano in gioco i robot sociali, molto utili nel diagnosticare efficacemente, anche prima dei tre anni, l’autismo nei bambini.

Una delle metodologie utilizzate è quella del controllo del contatto visivo, per un determinato periodo, mediante delle telecamere piazzate negli occhi dei piccoli robot. Un’altra riguarda proprio esercizi fisici per migliorare le capacità cognitive, motorie e sensoriali, come “insegnamenti su come salutare, aspettare il proprio turno per lanciare la palla, seguire lo sguardo del robot verso un oggetto d’interesse e copiare i movimenti dei robot mentre balla”, afferma Cabibihan, assistente Professore al Department of Electrical and Computer Engineering of the National University di Singapore. In questo modo, il robot non è più un manichino costituito da parti elettroniche e meccaniche, ma un vero e proprio compagno di giochi, cioè un ruolo che difficilmente un terapista può assumere.

Naturalmente, non bisogna dimenticare che lo scopo principale è quello di migliorare le relazioni e le interazioni dei bambini con altre persone e non solo con i robot. Quindi c’è ancora molto su cui lavorare: ogni bambino che soffre d’autismo necessita di particolari attenzioni, non ci si può limitare a teorie generali. Ma siamo sulla strada giusta. Magari un giorno saremo in grado di ottenere buoni risultati grazie alla terapia della robotica sociale e di conseguenza di limitare i problemi di questa brutta patologia.

Fonti: technologyreview, wikipedia


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