Il coltan è un minerale composto da columbite e tantalite, molto prezioso in Congo e quindi anche una delle principali cause della guerra civile. Infatti, le riserve minerarie sono soprattutto sfruttate dai militari dei paesi confinanti, come Rwanda, Burundi e Uganda. 
All’interno di queste miniere lavorano adulti (pagati circa 18 centesimi al giorno) ma anche bambini, che spesso vengono rapiti e costretti a lavorare nei cunicoli più angusti a 9 centesimi l’ora. Questa situazione è stata opportunamente denunciata in un video intitolato “Blood in the mobile“, in cui sono sottolineati i costi in termini di vite umane e di sfruttamento minorile. Si tratta di un massacro silenzioso che produce dei profitti enormi (milioni di dollari) per le multinazionali: dal coltan si estrae la tantalite, minerale ampiamente utilizzato per la costruzione di componenti tecnologiche come laptop e cellulari. Ma la strage non è causata solo dal lavoro distruttivo degli “operai” congolesi, ma anche dallo stesso coltan, contenente una parte di uranio, che raccolto a mani nude può provocare tumori e impotenza sessuale. Non è facile rintracciare le aziende protagoniste di questa tragica situazione, ma i nomi che risultano più colpevoli sembrano essere quelli di Nokia, Eriksson e Sony. Purtroppo, per ora, non si conosce di più: l’intreccio dei giri di affari è alquanto complesso e l’atmosfera di quelle terre non è affatto tra le più armoniose.
Ma ora sappiamo abbastanza per non rimanere indifferenti e per divulgare queste notizie nel tentativo di cambiare le cose. Questa non è una storia lontana, che non ci tocca; è invece una storia che ci riguarda tutti i giorni: quando si parla o si messaggia con il cellulare, quando lavoriamo o trascorriamo del tempo libero con PC, Notebook, tablet e tecnologie simili. Perciò, un attimo di riflessione è quasi obbligatorio. Prima di effettuare un acquisto, magari, sarebbe meglio informarci sui materiali e la provenienza del prodotto per non ritrovarci con le mani sporche del sangue di povere persone.

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