Privacy digitale: dati personali sempre più a rischio

La quantità dei dati online sta crescendo sempre più in maniera esponenziale. Nel 2012, secondo le analisi dell’ International Data Corporation, la mole di dati ha raggiunto i 2.8 zettabytes: un zettabyte equivale a 1.000.000.000.000.000.000.000 di bytes. Provare solo ad immaginare un numero del genere è impossibile! E si pensa che un simile numero, entro il 2015, verrà raddoppiato.

Generalmente si crede che questi tipi di dati siano praticamente invisibili e anonimi, ma la scienza moderna può dimostrare come ogni singolo dato, di qualsiasi genere, può essere rintracciato come se si trattasse di un’impronta. Più immettiamo i nostri dati nella rete e meno privati possono apparire, perché rendono l’individuazione delle persone facilmente e “algoritmicamente possibile“, come afferma Arvind Narayanan, scienziato informatico presso la Princeton University. Tra l’altro, oggi le operazioni di registrazione dei dati online è molto più veloce e semplice rispetto al passato. L’esempio più efficace è quello di Facebook: non solo registrazioni di dati personali e indirizzi email, ma anche caricamenti e condivisioni di foto e video sul social network sono esattamente paragonabili a delle nostre tracce.

Inoltre, diverse serie di dati online e offline vengono collegate in modo tale da aiutare i venditori a riconoscere precisamente le modalità di pubblicità più idonee per un certo target di utenti. Questo significa che un elevato numero di dati, qualitativamente affidabili, possono essere utili addirittura per anticipare le mosse dei consumatori. Ma prevedere un acquisto o indirizzare un utente verso una specifica spesa è ben diverso dal sorvegliare ogni suo movimento nella rete. Si tratta di un argomento molto delicato; bisogna fare molta attenzione ai nostri dati nel web, altrimenti la nostra privacy potrebbe subire delle spiacevoli conseguenze.


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