Browse Tag

YouTube

I robot impareranno a cucinare con YouTube

Un piccolo robot giocattolo accanto a un biscotto
Fonte: Flickr

Siamo arrivati a questi livelli? Più o meno. Alcuni informatici stanno lavorando su una sofisticata tecnica di programmazione di apprendimento per l’intelligenza artificiale. E allora, tanto per cominciare, cosa possiamo far imparare a un robot? Gli informatici hanno pensato alla cucina. Ok, ma come? Attraverso dei video su YouTube. Ora ti spiego meglio.

Osservando si impara
Insegnare un robot ad imparare: forse si può riassumere così il lavoro dei ricercatori dell’University of Maryland. Si tratta di deep learning, in italiano “apprendimento approfondito”: i robot imparano attraverso degli schemi solitamente rigidi, fissi, come ad esempio delle immagini. I ricercatori dell’università di Maryland, però, vogliono andare oltre e permettere a un robot di apprendere “guardando” dei video. Hanno perciò creato un software per il deep learning con 88 video di YouTube che riguardano la cucina. Dopo aver analizzato i video, il  software ha imparato a identificare semplici attività culinarie e i comandi per il controllo di un braccio robotico.

Il funzionamento
Il programma isola le mani e assegna loro delle etichette (6 in tutto) sul modo in cui è stato afferrato uno oggetto (“Grasping Types“). Le etichette presenti nell’immagine sotto, ad esempio, sono “Power” (Forza) e “Precision” (Precisione). Il programma può identificare e classificare fino a 48 elementi, tra alimenti e strumenti. Infine, identifica l’azione che si sta svolgendo, combina tutti i dati analizzati fino a quel momento e detta i comandi a un braccio robotico.

Una parte della tabella che mostra alcune etichette e le varie posizioni delle mani quando afferrano un oggetto.
Il software assegna delle etichette in base a come è afferrato l’oggetto
Ovviamente il progetto è da perfezionare. Le variazioni di sfondo e i rumori di sottofondo nei video rendono il lavoro del software più difficile e quindi meno preciso. Ma il programma può anche individuare l’azione più simile a quella del video tramite un’associazione di verbi e di nomi.
Migliorerà e poi…
I ricercatori sono molto ottimisti e pensano che in futuro il software potrà migliorare ulteriormente e facilitare l’apprendimento dei robot.

“Crediamo che questo preliminare sistema integrato solleva speranza verso un robot completamente intelligente per i compiti di manipolazione che possono arricchire automaticamente la propria risorsa di conoscenza “osservando” le registrazioni dal World Wide Web.”

E pensare che ormai su YouTube ci sono tantissimi video di diversi tipi. Magari un giorno i robot impareranno a cucinare e a fare tante altre cose, come le pulizie, i letti e a mettere in ordine. Insomma, potremo parlare di veri e propri robot domestici, di robot che tutti (o quasi) vorremo avere in casa perché utili e comodi.

Ma facendo un altro piccolo sforzo, possiamo immaginare un futuro leggermente più lontano. Ovvero, un giorno potranno esserci robot che non avranno bisogno di analizzare degli schermi per imparare a compiere certe azioni. Osserveranno direttamente i nostri gesti e impareranno a saper fare determinate cose o a farle male (non siamo perfetti!).

Il problema è che non tutte le azioni degli esseri umani sono dei buoni esempi. È un po’ come quando i bimbi osservano i propri genitori e cercano di imitarli. Se l’intelligenza artificiale raggiungerà questi livelli, allora sarà meglio che ci faremo trovare pronti. E probabilmente sarà così. Secondo il buon Ray Kurzweil, i robot diventeranno più intelligenti di noi, ma nel frattempo avremo già preso le giuste misure.

Fonte:
singularityhub

La NSA si è servita anche di applicazioni e giochi mobile

Il Guardian, il New York Times e ProPublica hanno pubblicato altri documenti interessanti per quanto riguarda la vicenda Datagate. La NSA (National Security Agency) e il GCHQ (General Communication Headquarters) avrebbero raccolto dati personali degli utenti tramite applicazioni e giochi per dispositivi mobile. Edward Snowden ha ancora contribuito a fare luce sulla questione dell’operazione di sorveglianza di massa eseguita dall’agenzia americana.

Le applicazioni suddette sarebbero state in grado di raccogliere informazioni sugli utenti, anche quelle più sensibili: indirizzo email, lista degli amici, numeri di cellulari e una serie di altri dati come ad esempio le registrazioni delle posizioni, attraverso la geolocalizzazione; e anche codici postali, stato civile, etnia, orientamenti politici e orientamenti sessuali. Molto utile per le missioni di spionaggio è stato l’utilizzo da parte degli utenti del servizio Google Maps, insieme a tutti quelle applicazioni che permettono il caricamento e la condivisione di foto suoi più famosi social network, come Facebook, Twitter, LinkedIn, Flickr. Anche alcuni giochi hanno rappresentato un buon mezzo per raccogliere informazioni di diverso tipo, tra i quali, spicca il conosciutissimo Angry Birds. Ma non finisce qui. Secondo i documenti di Snowden, le spie inglesi avrebbero effettuato un’operazione denominata “Squeaky Dolphin” (delfino stridulo) con la quale le attività degli utenti di Facebook, YouTube e Blogspot sono state monitorate anche in tempo reale, ai fini della creazione di una mappa relativa ai comportamenti adottati online. In tutto ciò, la NSA continua a sostenere che i cellulari tenuti sotto controllo fossero stati esclusivamente quelli appartenenti a sospetti. Intanto, la mole di dati raccolti cresce a dismisura.
Gli attivisti europei della rete (e non solo) hanno denunciato diverse volte tutto ciò e sembra che i loro sforzi saranno presto ripagati. Infatti, la Corte europea dei Diritti Umani ha avviato un procedimento nei confronti del GCHQ. L’accusa è quella di aver violato la privacy di numerosissimi cittadini europei. Ciò può essere considerato un buon passo avanti.