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Assange sul futuro: “C’è ancora molto da vedere”

Julian Assange
Fonte immagine: Flickr

Il cofondatore di WikiLeaks, Julian Assange, è stato intervistato da newscientist.com e ha espresso alcuni pensieri davvero interessanti riguardo la NSA, Google, Facebook e il futuro di internet.

L’intervista

Come pensi che sia cambiata la visione delle persone sulle potenti aziende tecnologiche come Google da quando Edward Snowden ha rivelato i documenti della National Security Agency?
Il fatto che le persone vedano milioni di volte al giorno il logo colorato, giocoso e infantile di Google crea la sensazione che l’azienda sia innocua e solo un servizio, come aprire il rubinetto e avere un po’ d’acqua. È come se non esistesse un’entità politica o aziendale.

Quando è stato rivelato che Google ha ampiamente collaborato con la NSA attraverso il sistema PRISM, un po’ di lucidità è venuta fuori. Ma Google e altre società della Silicon Valley come Facebook hanno svoltato dopo la grande indignazione dei loro utenti, e hanno cercato di separarsi dalla NSA. hanno fatto sembrare la cosa come se fossero state costrette.

Che ne dici del motto di Google “Don’t be evil*”?
Non è che voglio che la gente veda Google come una società malvagia gestita da persone malvagie. È semplicemente la natura del business di Google raccogliere quante più informazioni su più persone possibile, per memorizzare quelle informazioni, indicizzarle, creare un profilo per ogni persona, prevedere i loro interessi e vendere i loro profili agli inserzionisti e ad altri. E questa è esattamente la stessa attività, a un livello ingegneristico, in cui la NSA è coinvolta. Raccogliere informazioni sulle persone, memorizzarle, indicizzarle, rendere i profili delle persone più predittivi e poi “venderli” ad altre agenzie governative degli Stati Uniti. Dato che Google e la NSA sono fondamentalmente la stessa attività, la NSA ha ovviamente portato sulle spalle Google ed estratto informazioni da essa. È così attraente per la NSA che continuerà per sempre, in un modo o nell’altro.

Cosa ti spaventa del futuro?
Ci sono chiare tendenze distopiche in atto. Se ora leggete un libro come 1984 sembra bizzarro. La sua forma di sorveglianza sembra piatta. Ma internet fa due cose: centralizza il potere perché connette tutto il mondo a quelli che sono già i centri di potere, ma permette anche la più grande educazione politica mondiale che sia mai accaduta. È importante cercare di spostare le cose nella giusta direzione. Lo scenario distopico a cui ci stiamo avvicinando è invece molto grave.

Internet è guasta?
Ha bisogno di essere riprogettata. La maggior parte della tecnologia usata ora su internet è vecchia di circa 15-30 anni. È esistita abbastanza a lungo da permettere alle maggiori fazioni di potere di adattarsi ad essa e di capire come sfruttarla e controllarla. La block chain di Bitcoin – il libro mastro digitale pubblico che registra tutte le transazioni sulla rete Bitcoin – è lo sviluppo intellettualmente più interessante degli ultimi cinque anni, anche se non per il motivo che la maggior parte delle persone può pensare.

Nel suo cuore, la block chain fornisce la prova globale della pubblicazione in un determinato momento. Ciò significa che nel momento in cui qualcosa è nella block chain, questa identifica precisamente in quale momento è accaduto e non può essere annullata. Questo rompe il detto di Orwell che chi controlla il passato controlla il futuro e chi controlla il presente controlla il passato.

Guardando al passato, c’è qualcosa che avresti fatto diversamente con Wikileaks?
Molte piccole cose. Naturalmente, se non puoi dire questo dopo un grande progetto, non stai imparando. Ma non molte di quelle principali, tenendo conto dei limiti delle risorse. Se ricevi blocchi bancari o arresti domiciliari, le cacce all’uomo per tutto il mondo, persone che definiscono i membri dello staff come combattenti del nemico che possono essere rapiti o assassinati a comando, ciò limita alcune cose che altrimenti saresti stato in grado di fare.

Pensi che il lavoro principale sia stato compiuto?
C’è ancora molto da vedere. Ma abbiamo molte realizzazioni importanti dalla nostra parte. Contribuire al cambiamento di internet da uno spazio sterile, ignorante e apolitico di cinque anni fa a uno spazio politico dove i giovani sentono che possono essere parte della storia è forse lo sviluppo più importante.


Dal giugno 2012 Julian Assange è in asilo politico presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Ha anche scritto un nuovo libro, “When Google Met WikiLeaks“.

Nota:
“Non essere cattivo” o “Non essere malvagio”

Wikileaks: il malware FinFisher venduto anche in Italia

Fonte immagine: Flickr

Nel 2001 Wikileaks lanciò il progetto Spy Files con lo scopo di ottenere maggiore chiarezza sulle intercettazioni e sulle operazioni di spionaggio dei governi. Ora sono emerse alcune novità riguardo FinFisher, un malware utilizzato da molte agenzie governative per sorvegliare i personaggi più scomodi per la politica di alcuni paesi, tra i quali anche l’Italia.

FinFisher: cos’è?
L’azienda tedesca Gamma Group International è la sviluppatrice e distributrice di FinFisher, un malware in grado di penetrare qualsiasi sistema operativo e che, se installato su un dispositivo, ne permette il controllo a distanza. Il malware può essere installato in diversi modi: falsi aggiornamenti di software, email con allegati dannosi e falle di sicurezza nei software popolari. L’azienda che vende questo strumento di sorveglianza e monitoraggio è stata criticata diverse volte dalle organizzazioni per i diritti umani. Uno degli ultimi interventi contro la Gamma Group International è stato quello di Julian Assange:

“FinFisher continua a vendere (…) ad alcuni dei peggiori regimi di tutto il mondo. Il Governo Merkel a parole si dichiara preoccupato per la privacy, ma nei fatti agisce altrimenti. Perché continua a proteggere FinFisher?”


Numerosi i paesi coinvolti
Wikileaks ha mostrato nei suoi documenti che FinFisher è stato venduto in diversi paesi: Qatar, Mongolia, Slovacchia, Sud Africa, Bahrein, Pakistan, Vietnam, Estonia, Belgio, Nigeria, Singapore, Olanda, Bangladesh. Sono stati coinvolti anche la polizia australiana del New South Wales e i servizi segreti bosniaci, ungheresi e italiani. L’Italia ha speso più di un milione di euro per sfruttare la tecnologia di FinFisher. Questo malware è stato usato soprattutto dai regimi repressivi e negli ultimi anni tecnologie simili stanno facendo molto discutere anche nell’ambito dei paesi democratici.

C’è più consapevolezza
Già dal 2001 Wikileaks si dava da fare per rendere note le operazioni di sorveglianza dei governi; con le rivelazioni di Edward Snowden dell’anno scorso, i temi della sorveglianza di massa, della privacy e della libertà di informazione hanno iniziato ad avere una risonanza davvero significativa, soprattutto negli Stati Uniti. Ciò significa che molte persone hanno iniziato a preoccuparsi sul serio per la propria privacy e che hanno intenzione di saperne di più, soprattutto se di mezzo ci sono i governi che dovrebbero principalmente proteggere i propri cittadini. Grazie al coraggio e alla determinazione di persone come Assange e Snowden ora possiamo avere le idee più chiare.

Fonti:
punto-informatico.it
wikileaks.org
blogs.wsj.com

Assange: la NSA ha spiato Wikileaks

Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, ha chiesto alla Casa Bianca che venga nominato un procuratore speciale per indagare sullo spionaggio effettuato dalla NSA (Nationl Security Agency) ai danni dell’organizzazione internazionale basata sulla pubblicazione di informazioni protette in modo anonimo. In particolar modo, ha accusato l’agenzia americana di aver spiato i suoi seguaci e i membri dell’organizzazione. Attraverso un comunicato pubblicato sul sito di Wikileaks, Assange ha dichiarato: “La notizia che la NSA ha pianificato tali operazioni a livello del suo Ufficio Legale è particolarmente preoccupante. Oggi, chiediamo alla Casa Bianca di nominare un procuratore speciale per indagare la portata dell’attività criminale della NSA contro i media, tra cui WikiLeaks, il suo personale, i suoi collaboratori e i suoi sostenitori“.

I documenti a testimonianza di ciò sono stati pubblicati da Edward Snowden: l’agenzia di spionaggio del Regno Unito, il GCHQ (Government Communications Headquarters), ha svolto un ruolo importante per ciò che riguarda il monitoraggio dei visitatori del sito di Wikileaks. Queste nuove rivelazioni hanno provocato una repentina reazione di Assange, il quale ha denigrato sia la NSA sia il GCHQ per aver agito senza prendere in considerazione i limiti imposti dalla legge, ancora una volta: “La NSA e i suoi complici britannici non mostrano alcun rispetto per lo Stato di diritto. Ma c’è un costo per condurre azioni illecite nei confronti di un’organizzazione di comunicazione di massa“. L’avvocato di WikiLeaks, Baltasar Garzon, sta preparando una risposta adeguata alle nuove informazioni e, nel frattempo, l’organizzazione ha promesso che i responsabili saranno assicurati alla giustizia.

Sarà una battaglia legale interessante perché, come è ben noto, lo scandalo Datagate, ovvero la la rivelazione delle operazioni di sorveglianza di massa eseguite dalla NSA, riguarda tutti i cittadini; inoltre, ora che tra le vittime è presente anche l’organizzazione Wikileaks, la questione si fa ancora più scottante. Staremo a vedere come si evolverà la vicenda nei prossimi giorni.

Fonti: http://www.infowars.com/reckless-unlawful-assange-calls-for-probe-into-nsa-manhunt-on-wikileaks/
https://firstlook.org/theintercept/article/2014/02/18/snowden-docs-reveal-covert-surveillance-and-pressure-tactics-aimed-at-wikileaks-and-its-supporters/

La riforma della NSA non basta

Stavolta a a prendere parola per quanto riguarda la vicenda Datagate è stato il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, il quale ha annunciato una serie di cambiamenti in merito alle operazioni di sorveglianza della National Security Agency (NSA). Obama ha infatti parlato di una riforma che però non sembra aver convinto tutti: “limitazioni nell’utilizzo dei dati dei cittadini ottenuti” è l’espressione che ha prodotto diversi dubbi in merito alle intercettazioni che, molto probabilmente, continueranno ad essere effettuate sulla stragrande maggioranza della popolazione.

La proposta del presidente americano ha trovato riscontri positivi soprattutto da segretario della difesa Chic Hagel e dal Direttore dell’Intelligence James Clapper; maggiori perplessità, invece, sono giunte da parte di Cindy Cohn, Direttrice Legale dell’Electronic Frontier Foundation (EFF), ovvero l’organizzazione internazionale non profit di avvocati che si interessano dei diritti digitali: “Il Presidente ha fatto molti passi per riformare la NSA, ma c’è ancora molto da fare“. Più in particolare, l’EFF ha evidenziato la necessità di una legge più trasparente e di una modalità operativa che richiede un mandato per ogni tipo di intercettazione. 
Anche Julian Assange, fondatore di Wikileaks, è intervenuto in risposta al discorso di Obama in modo molto diretto e allo stesso tenpo ironico: “Deve essere pesante per un capo di Stato andare avanti per 40 minuti senza dire praticamente nulla“. Assange si riferiva alla mancata modifica della normativa sui segreti di Stato e del trattamento degli informatori, la cui vita è ormai stravolta: affermando ciò, non intendeva la soltanto la presa in considerazione della sua condizione, ma anche quella di Edward Snowden. Di fatti, senza l’ex tecnico della CIA, lo scandalo Datagate non sarebbe mai esploso. 
Infine, nemmeno le aziende ICT sembrano essere entusiaste di questa sorta di riforma: con un comunicato collettivo Google, Yahoo, Microsoft, AOL, LinkedIn, Facebook, Apple e Twitter hanno espresso la soddisfazione su “i progressi fatti su punti fondamentali“, ma anche la proposta secondo la quale “occorre continuare a lavorare” per risolvere alcune questioni che ancora non sono state toccate, e soprattutto per evitare che un futuro si arrivi a situazioni simile a questa.

Qualcosa pare si stia muovendo, ma non basta. Sembra che il governo americano voglia concedere poco ai cittadini che invece hanno subito tanto a causa delle operazioni di sorveglianza di massa della NSA. Quindi, nel caso in cui si voglia fare ricorso a una riforma, è giusto che si vada in contro alle esigenze dei cittadini e la si faccia come si deve, senza indugiare più di tanto. Dopo lo scandalo la fiducia nel governo è sprofondata, e se lo stato fa poco o nulla per rimediare, allora non ci saranno nemmeno le basi per poter stabilire una riconciliazione, sempre se potesse interessare a qualcuno. Ma credo di si.

Fonte:punto-informatico

Assange si scaglia contro la sorveglianza di massa in un programma radiofonico

Julian Assange è intervenuto nel programma radiofonico  “Today” della BBC Radio 4 per commentare ulteriormente la vicenda Datagate e, più in generale, per condannare i tentativi del governo americano e del governo britannico ai fini di dell’acquisizione di una conoscenza “divina” sui cittadini tramite le operazioni di sorveglianza di massa. Quello di Assange potrebbe essere definito come un vero e proprio sermone sull’importanza della libertà di informazione.
Il fondatore di Wikileaks ha affermato che, grazie alle rivelazioni di Edward Snowden sull’entità della sorveglianza di massa operata dal governo degli USA e del Regno Unito, ora si possiede maggiore consapevolezza per quanto riguardo il fatto che i governi “sanno molto e ancora di più su di noi” mentre “noi sappiamo sempre di meno su di loro“. Assange ha paragonato la sorveglianza di massa contemporanea al modo in cui la chiesa cattolica agì durante il periodo della Riforma: “Attraverso il sistema confessionale, la chiesa cattolica ha spiato la vita dei suoi membri. Mentre la messa in latino escluse la maggior parte delle persone che non parlavano latino dalla comprensione del sistema stesso a cui erano legati“. Ha poi aggiunto: “La conoscenza è sempre fluita verso l’alto, ai vescovi e ai re, non in basso verso i servi e gli schiavi. Il principio rimane lo stesso nell’era attuale. I documenti divulgati dall’informatore della NSA Edward Snowden dimostrano che i governi ambiscono, attraverso le loro agenzie di intelligence, ad ottenere una conoscenza divina su ognuno di noi“. Infine, ha così commentato: “Per mantenere una persona ignorante bisogna metterla in una gabbia. I potenti – se vogliono mantenere il loro potere – cercheranno di sapere molto su di noi tanto quanto potranno, e cercheranno di assicurarsi che noi sapremo sempre poco di loro“.
Le metafore di Julian Assange fanno ben capire in che situazione ci troviamo e non sono affatto esagerate. Perché in fondo è vero, dopo tutte queste rivelazioni ne sappiamo ancora poco sui nostri governi e abbiamo tutti il diritto di capire cosa sta succedendo davvero.