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Ray Kurzweil

Ray Kurzweil

Kurzweil: entro il 2029 i computer saranno intelligenti quanto noi

Spesso ci ha azzeccato e la sua nuova previsione non è più azzardata rispetto ai suoi precedenti presagi. Ray Kurzweil, autore di 5 libri sull’intelligenza artificiale e fondatore della Singularity Universitysembra abbastanza sicuro di sé: entro il 2029 i computer saranno intelligenti quanto noi, forse anche di più. Rispetto ad altri suoi colleghi scienziati, Kurzweil è abbastanza ottimista, ma allo stesso tempo non trascura la possibilità di rischi.
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Del Monte: “Entro il 2045 l’uomo non sarà più la specie dominante”

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Fra circa 30 anni, la specie umana non potrà essere più considerata come quella dominante. A sostenerlo è Louis Del Monte, fisico, imprenditore e autore americano che recentemente ha pubblicato il libro “The Artificial Intelligence Revolution“. Con questo testo Del Monte vuole metterci in guardia sulla minaccia rappresentata dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Una minaccia che diventerà letale quando le macchine saranno più intelligenti degli uomini. Il futurologo Ray Kurzweil definisce questo fenomeno con il termine “singolarità” e la sua interpretazione, al contrario di quella di Del Monte, è ottimistica: l’uomo, entro il 2045, potrà ottenere l’immortalità oltrepassando i suoi limiti fisici e biologici.

Business Insider ha intervistato Louis Del Monte e le risposte riportate sono molto interessanti. Secondo l’autore americano, entro il 2045 il genere umano dovrà fare i conti con le macchine.

Oggi non c’è alcuna legislazione in materia riguardo quanta intelligenza una macchina può avere, quanto interconnessa possa essere. Se ciò continuasse, guardate il trend esponenziale. Raggiungeremo la singolarità nei tempi previsti  dalla maggior parte degli esperti. Da quel punto in poi, vedrete che le specie dominanti non saranno più gli esseri umani, ma le macchine“.

Non sarà lo scenario di ‘Terminator’, non sarà una guerra. Nella prima parte del mondo della post-singolarità, uno scenario è che le macchine cercheranno di trasformare gli esseri umani in cyborg. Questo sta quasi accadendo ora, con la sostituzione di arti difettosi con parti artificiali. Vedremo le macchine come uno strumento utile. La produttività nel business basata sull’automazione aumenterà drammaticamente in vari paesi. In Cina è raddoppiata, proprio in base al PIL per occupato dovuto all’uso delle macchine“.

Entro la fine di questo secolo, la maggior parte del genere umano sarà diventata cyborg. Il fascino sarà l’immortalità. Le macchine potranno fare progressi nella tecnologia medica, la maggior parte della razza umana avrà più tempo libero, e penseremo che non abbiamo mai avuto di meglio. La preoccupazione che sto sollevando è che le macchine ci vedranno come una specie imprevedibile e pericolosa“.

Saremo noi la specie pericolosa, perché “instabile, crea guerre, ha armi per spazzare via il mondo due volte, e produce virus informatici“. Dal Monte non può che sottolineare gli aspetti positivi derivanti dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma allo stesso tempo prevede uno scenario in cui l’imperfezione del genere umano potrà rappresentare un problema per macchine che invece saranno perfette e dotate di una capacità intellettiva ineguagliabile.

Quale sarà il futuro più vicino a noi? Quello auspicato da Kurzweil o quello prospettato da Del Monte? Se avete una prospettiva tutta vostra non esitate a condividerla, sarà un piacere conoscerla.

Google cerca l’estensione della vita umana

Prima fu assunto Ray Kurzweil come direttore del settore ingegneristico. Recentemente, invece, Google ha assunto Cynthia Kenyon, una genetista molto in gamba che lavorerà per Calico, un’azienda di biotecnologia fondata proprio dai creatori del motore di ricerca più famoso al mondo.

Una delle ambizioni di Calico è quella di estendere significativamente la durata della vita umana. Per raggiungere questo scopo, Cynthia Kenyon sembra essere la persona giusta. Infatti, l’ingegneria genetica e il DNA sintetico sembrano essere gli strumenti giusti per fare dei progressi in questa direzione. Ma la sentenza della Corte Suprema, all’inizio di quest’anno, si è espressa contro la brevettabilità dei geni umani. Tuttavia, la brevettabilità del DNA sintetico è possibile. L’estensione della vita apre discussioni che vedono schieramenti opposti: c’è chi la vede come una possibilità positiva e chi invece evidenzia alcuni aspetti negativi.

Nel 2006 il Ministero della Difesa del Regno Unito pubblicò un rapporto in cui si descrivevano degli scenari nel caso in cui si trovasse un metodo per estendere la vita umana. Ad un certo punto si può leggere: “Il divario tra coloro che potrebbero permettersi di ‘acquistare longevità’ e quelli che non potrebbero, aggraverebbe la diseguaglianza globale percepita. Anche i governi dittatoriali o dispotici potrebbero potenzialmente ‘acquistare longevità’, prolungando i loro regimi e i rischi per la sicurezza internazionale“. Una visione troppo pessimistica? Direi, piuttosto, una visione attenta a probabili problemi che potremo incontrare in futuro.

Dall’altra parte, invece, c’è il movimento transumanista, sempre più in crescita, che cerca di indirizzare i dialoghi circa l’estensione della vita verso buone prospettive. Google sta facendo progressi nel campo della robotica e della tecnologia indossabile. Quest’ultima possiede già le basi per una successiva evoluzione in tecnologia impiantata nel proprio corpo, e non mi riferisco a pacemaker o roba del genere, ma a dei microchip in grado di svolgere diverse funzioni: dal monitoraggio della salute, al rilascio di alcuni medicinali su comando da remoto.

Che impatti avrà il DNA sintetico sulla nostra salute? È ancora presto per prevedere gli effetti di queste tecnologie. Ci vogliono ancora altri studi e Google sembra intenzionato ad approfondirli. Meglio farsi trovare pronti se ciò si realizzerà. Quindi, una piccola riflessione a riguardo è consigliata.

Fonte: oldhinkernews

Ray Kurzweil: nanobot connetteranno il cervello al Cloud Computing

Informatico, scrittore, inventore, direttore del settore ingegneristico di Google e anticipatore delle tendenze tecnologiche sul riconoscimento del parlato e tastiere elettroniche, Ray Kurzweil possiede quella che solitamente si definisce un’intelligenza fuori dal comune. Un’intelligenza che molto spesso fa di lui un genio visionario, una persona in grado di analizzare le dinamiche dell’innovazione tecnologica in corso, elaborarle e quindi di offrire ai comuni mortali un possibile spaccato futuristico della società: in sintesi, è un transumanista, uno di quelli più affiatati.

Recentemente Kurzweil ha accennato al progetto Human Body Version 2.0, il cui nucleo è riassumibile nell’introduzione: “Nei prossimi decenni, un miglioramento radicale dei sistemi fisici e mentali del nostro corpo, già in corso, ci permetterà di usare nanobot per aumentare e, infine, sostituire i nostri organi. Sappiamo già come prevenire le malattie più degenerative attraverso la nutrizione e la supplementazione, questo sarà un ponte verso la rivoluzione biotecnologica emergente, che a sua volta sarà un ponte verso la rivoluzione delle nanotecnologie. Entro il 2030, il reverse-engineering del cervello umano sarà stato completato e l’intelligenza non-biologica si fonderà con il nostro cervello biologico“.

I nanobot, forse più conosciuti come nanorobot, sono dei robot o dispositivi la cui grandezza solitamente varia, da 0,1 a 10 micrometri e sono in grado di applicare modifiche all’ambiente in cui sono inseriti. In un’intervista del Wall Street Journal Kurzweil ha specificato che la nostra estensione in contesti biologici includerà proprio i nanobot che verranno inseriti nel nostro cervello in modo tale da connetterlo al Cloud Computing, la nuvola informatica, l’insieme delle tecnologie che permettono l’archiviazione, memorizzazione ed elaborazione di dati grazie alla distribuzione in rete di hardware e/o software.

Inoltre, ha aggiunto che stesso Google negli ultimi tempi sta mostrando un particolare interesse per la nanotecnologia: infatti, nel momento in cui il Cloud verrà caricato nella neocorteccia, i servizi del colosso di Mountain View saranno in grado di connettersi direttamente con i nostri pensieri e offrirci le risposte che cerchiamo in tempo reale. Ormai ci stiamo sempre più avvicinando a quella che Kurzweil definisce “The Singularity“, ovvero la totale fusione tra uomo e macchina.

Ed ora iniziano gli interrogativi. Ci si chiede: quelle di Kurzweil sono delle previsioni? O sono solo delle profezie di una persona che ama la fantascienza? Qualcuno considera quest’uomo un tipo un po’ fuori di testa, soprattutto quando parla del futuro della tecnologia. Ma non dimentichiamoci che quest’uomo all’età di 15 anni ha creato il suo primo programma per computer, il primo di una lunga serie; e che considera la religione come ostacolo all’immortalità.

È sufficiente leggere la pagina di Wikipedia a lui dedicata per farsi un’idea generale sul suo conto. Ora, non possiamo sapere se ciò che dice Kurzweil si realizzerà o meno; piuttosto, le sue idee ci potrebbero aiutare a comprendere le potenzialità della tecnologia e le diverse opportunità che potrà offrirci. Allo stesso tempo, ci permetterebbe di avviare anticipatamente una riflessione etica: sarà positivo questo livello di invasività delle tecnologie? Qui le risposte saranno inevitabilmente sia negative sia positive. Io sposterei la questione su un altro punto, a mio parere, fondamentale: se ciò dovesse effettivamente accadere, saremmo noi gli unici controllori di questo tipo di tecnologia? 

Fonte: activistpost